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A alla fine dopo tutto ci siamo riusciti: mi hanno operato e ora ho un bypass gastrico. Anzi un bypass gastrointestinale. Ora il mio stomaco di fatto ha le dimensioni di una tazzina da caffe’ e la prima parte del mio intestino e’sollevata dall’incarico digestivo, il cibo dallo stomaco la salta per andare direttamente nell’intestino piu’ avanti.
Il risveglio dall’anestesia e’ stato in terapia intensiva a causa dei miei problemi di apnea notturna e quindi non avevo i miei cari vicino ma una serie di medici e di infermieri preparatissimi ad assistermi. Meno poetico ma molto piu’ utile
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Il bendaggio gastrico è uno dei posibili interventi di chirurgia bariartica dell’obesità e mediante questo intervento si riesce
ad avere una riduzione del 40-60% del peso. L’intervento in genere viene eseguito in tecnica laparoscopica e quello più utilizzato
è il Bendaggio Gastrico regolabile. Lo stomaco dopo l’intervento assume la forma di una clessidra, l’anello può essere regolato
dal medico, in modo tale da modificare la sensazione di sazietà nel paziente.
Questo intervento offre pertanto i seguenti vantaggi:
- Ha una minima invasività in quanto effettuato in tecnica laparoscopica e quindi vengono effettuate piccole incisioni e strumenti
molto delicati
- Nessun danno irreversibile: infatti se per un qualunque motivo l’anello deve essere rimosso, lo stomaco ritorna come prima sia dal
punto di vista anatomico che funzionale
- Rapidità di esecuzione: infatti l’intervento dura un ora circa ed la degenza post-operatoria è di 2 – 3 giorni al massimo.
- Sicurezza dell’intervento: si stima infatti che la mortalità sia inferiore allo 0,5%.
Dopo l’intervento il paziente dovrà seguire una dieta basata di cibi solidi o semisolidi. Sono sconsigliate le diete liquide o semiliquide
in quanto porterebbero al fallimento della terapia.
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ok,sono le 6 del mattino e sono sveglio nel mio letto d’ospedale in attesa che le infermiere mi vengano a prelevare per fare questo tanto chiaccherato bypass gastrico.
Non sto morendo di fifa come avrei immaginato, forse mi sono rassegnato o forse sono ancora rintronato dal sonno e non appena vedro’ il personale che si accinge al mio recuper iniziero’ a sentirmi un animale braccato….
Pernso che il prossimo post sara’ almeno tra un paio di giorni… Quindo vi saluto da Bergamo clinica Humanitas Gavazzeni in attesa del mio intervento bariatrico di bypass gastrico
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ormai ci siamo…gli amici sono andati,la famiglia anche. Gli ultimi saluti via telefono sono stati fatti.
Ora manca solo che lasci il tempo di digerire alla minestrina di magro che mi hanno dato qui al Gavazzeni di Bergamo come”ultima cena”. Non nel senso di lasciarci le penne ovvio ma di sicuro come ultimo pasto normale della mia vita.
Ora mi devo solo riuscire ad addormentare per fare scorrere con l’accelleratore pigiato le ultime ore che mi separano dall’intervento.
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Il diabete di tipo 2, detto anche diabete mellito, è considerata la forma più frequente di diabete. Si presenta sopratutto in soggetti di età matura ed è caratterizzato da una produzione di insulina che, nonostante sia normale, è poco attiva sulle cellule. L’insorgenza del diabete è legato a diverse cause tra le quali ci sono l’ereditarietà, la vita sedentaria, lo stress e, ovviamente,l’obesità. La chirurgia bariartica è in grado di contrapporsi in maniera efficace contro l’obesita e le patologie ad essa correlate, quali il diabete di tipo 2. Infatti alcuni recenti studi hanno dimostrato come questo tipo di chirurgia si è dimostrata efficace nella scomparsa dei sintomi del diabete nel 70% dei casi Vi è ora un nuovo tipo di intervento detto gastrectomia verticale con il quale si ottiene un discreto calo di peso e,nel 75% dei casi, la scomparsa del diabete. La gasterctomia verticale consiste nel dividere lo stomaco in due parti in senso verticale. La parte di stomaco rimanente avrà le medesime funzioni di prima dell’intervento. Questo intervento produce nel paziente trattato una precoce sazietà.Inoltre, proprio per la riduzione dell’assorbimento di grassi e calorie che questo intervento comporta, si è notato un conseguente diminuzione del peso corporeo e inoltre la guarigione dal diabete di tipo 2. Lo stesso tipo di beneficio può essere raggiunto, secondo gli specialisti, anche con un altro tipo di intervento: il bypass gastrico.
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I grandi obesi, ovvero quelli con IMC superiore a 35,
soffrono spesso anche di altri disturbi quali
il diabete, l’ipertensione,
l’insufficienza cardiopolmonare e l’artrite. Gli interventi di chirurgia
bariatrica permettono la durevole perdita di peso che supera i 50 kg ed inoltre
hanno il grosso vantaggio
di migliorare il diabete di tipo 2.
La chirurgia
bariartica è una tecnica sicura in quanto la mortalità, a 3 mesi
dall’intervento, è inferiore all’1%
qualora l’intervento sia stato eseguito in
centri di eccellenza.
Le principali tecniche di questa chirurgia sono 2:
bendaggio gastrico aggiustabile e il bypass gastrico.
Il bendaggio gastrico
aggiustabile può essere paragonato ad un grosso elastico posizionato nella
parte alta dello
stomaco e fa sì che il cibo si fermi al di sopra dell’elastico
e e vi rimanga finché non viene digerito.
Il paziente operato di bendaggio
gastrico aggiustabile, dimagrisce perché pratica una dieta ipocalorica, ma,
diversamente dalla
dieta classica non “soffre la fame” perche si sente sazio
con minime quantità di cibo
Mentre il bypass gastrico consiste nella creazione
di una piccola tasca comunicante con l’intestino attraverso un apertura
di
circa un cm. E’ un intervento più invasivo rispetto al bendaggio gastrico,ma è anche uno tra gli interventi più diffusi nel mondo in particolar modo negli
Stati Uniti.
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Sebbene notizie di regimi dietetici poveri si trovino nel De agri coltura di Catone del II secolo a.C. che suggerisce pasti a base di cereali e legumi e ancor prima nel VI secolo Pitagora suggerisse un vitto vegetariano la diffusione della restrizione alimentare è propria dell’epoca moderna, sia per l’affermarsi di un canone di bellezza che vuole la donna filiforme, sia per il benessere che ha reso disponibile una quantità di alimenti tali da far aumentare il numero delle persone in sovrappeso o francamente obese.
Nel Medioevo era diffusa la pratica del digiuno per la purificazione e la mortificazione della carne, soprattutto nel periodo della Quaresima.
La prima donna ad incarnare il modello contemporaneo di bellezza caratterizzato da una figura slanciata o longilinea fu l’Imperatrice Elisabetta di Baviera, detta Sissi, alta oltre un metro e settanta centimetri, la cui vita non superava i 45 centimetri e il cui peso era di soli 45Kg. Per conservare tale risultato la principessa, che era golosissima di dolci e in particolare di cioccolato, si sottoponeva a rigide diete inventate da lei, nonché a intenso esercizio fisico. Generalmente consumava un solo pasto al giorno, nel frattempo beveva tè alla violetta. Inventava continuamente nuovi regimi alimentari, a base di latte di capra, uova crude, vino Tokaj, brodo di verdure, carne cruda di manzo e si pesava più volte al giorno, tanto da farla ritenereanoressica.
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Per stitichezza si intende una diminuzione della frequenza delle evacuazioni, caratterizzata dal passaggio difficoltoso di feci dure e secche, rimaste a lungo nell’intestino.
Dal punto di vista medico, si parla di stitichezza o stipsi quando la frequenza delle evacuazioni è inferiore a tre volte la settimana, e vengono espulsi meno di 35 g di feci per volta. Le cause di questo disturbo, favorito dalla vita sedentaria e dalla dieta povera in fibre, sono molteplici.
Indicazioni dietetiche
Nella maggioranza dei casi un’alimentazione corretta può risolvere la stitichezza: basta consumare cibi ricchi in fibre vegetali, come frutta fresca, verdura in abbondanza, legumi, prodotti integrali (pane, pasta, riso, fette biscottate, ecc..), eventualmente integrando anche crusca, avena, orzo, miglio.
Consumare fibra alimentare è il sistema più naturale per aumentare il volume delle feci e stimolare i movimenti peristaltici. Bisogna inoltre aumentare il consumo di acqua naturale e incrementare l’attività fisica quotidiana con passeggiate, o altri sport ed esercizi aerobici.
Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net
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Nel precedente articolo abbiamo visto le caratteristiche di alcuni tratti psicologici che possono determinare l’obesità, ma dato che ormai di Anoressia e Bulimia se ne sente parlare sempre più frequentemente, è bene imparare a riconoscerli magari per aiutare una persona a noi vicina che soffre di questi disturbi.
I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono definiti come sindromi psichiatriche, e sono: Anoressia Nervosa (AN) e Bulimia Nervosa (BN).
Anoressia Nervosa
Il termine “anoressia” deriva dal greco e significa letteralmente mancanza di appetito. In realtà, le persone affette da Anoressia Nervosa non smettono mai di avere fame, ma hanno così tanta paura del cibo che negano lo stimolo della fame oppure tentano di ingannarlo (bevendo, ad esempio, notevoli quantità di acqua o mangiando grandi quantità di verdure o fibre).
L’Anoressia Nervosa è una patologia che ha come caratteristica principale un’estrema paura di prendere di peso, una profonda sensazione di essere sovrappeso o grassi (pur essendo spesso già molto magri o normopeso) e il continuo timore di perdere il controllo sul proprio peso, sul cibo e sul corpo.
Per questi motivi, i soggetti affetti da anoressia, cercano di ridurre il più possibile l’assunzione del cibo, eliminano alcuni cibi che ritengono “molto calorici”, e cercano in ogni modo di perdere peso o mantenere un sottopeso a volte anche estremo.
Criteri diagnostici
Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e per la statura (peso che rimane al di sotto dell’85% di quello previsto), associato a
Intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso,
Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso e,
Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.
Nell’ambito dell’AN si riconoscono inoltre due sottotipi:
1) con restrizioni: il soggetto non presenta abbuffate o condotte di eliminazione;
2) con abbuffate e/o condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici, enteroclismi).
Bulimia Nervosa: criteri diagnostici
Abbuffate ricorrenti
Un’abbuffata è caratterizzata dai seguenti criteri:
mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili
sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad esempio sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si stia mangiando).
Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei;
L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di anoressia nervosa.
Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte a settimana, per tre mesi.
Anche nell’ambito della BN si riconoscono due sottotipi:
con condotte di eliminazione: il soggetto presenta regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici e enteroclismi;
senza condotte di eliminazione: il soggetto utilizza regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica al vomito autoindotto o all’uso inappropriato di lassativi, diuretici e enteroclismi.
I Disturbi Alimentari sono patologie molto complesse, di lunga durata, e dagli esiti spesso gravi. I diversi tentativi terapeutici fatti nel corso degli anni si sono dimostrati variabili; alcune terapie, come le sole terapie farmacologiche non hanno per ora dimostrato validità scientifiche, anche se sono in corso molti studi di verifica.
Ciò che è invece condiviso a livello internazionale, per i risultati a medio e lungo termine, è l’utilizzo di un approccio terapeutico integrato, in cui più figure si occupino, a livelli diversi, del soggetto portatore della patologia, così come dei familiari o dei compagni.
I disturbi alimentari nascondono spesso dietro a comportamenti distorti rispetto a peso, cibo e corpo, profondi disagi, che impediscono al soggetto di superare il momento di crisi e rendono estremamente facile la cronicizzazione del disturbo.
Per questo motivo, la terapia dei soggetti con DCA è una terapia lunga, in media 2 anni, mentre si può fare molto con la prevenzione se questa inizia nella prima infanzia, e coinvolge i genitori ed i parenti dei bambini.
Bisognerebbe, soprattutto, puntare alla costruzione di una buona capacità a riconoscere gli stimoli interni, alla promozione di un’alimentazione salutare e alla formazione di una solida autostima tale da mantenere un atteggiamento critico nei confronti dei messaggi culturali su cibo, corpo e bellezza.
Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net
