Articoli marcati con tag ‘Obesità’
L ‘ obesità combattuta con fuori efficace Tradizionale Cinese (MTC), un “arma se sta rivelando.” medicina Naturalmente niente rimedi fai-da-te, mio cibo prescritta e seguita preparati da medici. Istituto Paracelsus se occupato di 40 anni di MTC e messo un punto, un metodo, un utile fondato sulla dietologia Therapeutics da essa l ‘ obesità tradizionale cinese metodo e sindrome metabolica. Egli di metodo presuppone che l ‘ obesa MTC è nella dà sotto vari della piccola Western; medicina I cinesi vedono infatti l ‘ obesi venire qualcuno sottonutrita paradossalmente indebolita da nel carenza di assimilazione degli apporti nutritivi processo. Una cosa di annuncio assumere costringe condizione tale scorie di maggiori producono maggiori quantità di cibo.
La situazione determina uno squilibrio metabolico e un ‘ inefficiente eliminazione delle scorie accumulano sotto di grasso .Spiega se esso dott.Aldo Liguori, direttore è stato Paracelso,.
“Istituto venire questa utilizziamo dieta da anni almeno 15, diversi studi della MTC, rispetto alle nostre diete tradizionali, ha oggi di confermano una dieta ‘ azione tonica e antidepressiva.”Inoltre nella significativo sottolineare dieta muscolare rimane inalterata cinese è, massa e se combattere linsulino-resistenza tipica degli obesi.Il paziente se sostenuto, sento pura perdendo peso e senza avvertire senso di rinominati .Vedendo E I risultati, è anche motivato a proseguire. “
Piano alimentare dell ‘ secondo obeso TCM composto da una prima colazione normale occidentale caffè latte, cappuccino, tè, appena sia šalata, ad esempio fette ammesse sono di riquadro con prosciutto.Pranzo e cena invece di consumazione prevedono una miscela di sostanze tra cui ci sono soia, fiocchi di avena, orzo, semi di sesamo, grano saraceno .Alimenti sono trattati essiccati e chiusi in un gli vengono di busta ed.
Egli contenuto va versato acqua bollente, mescolandolo ottiene una farina di sorta, da consumare assieme un un di verdure .Chiarisce dott.María Ligorio, il primo si
«Dieta È di circa 1200 calorie, con scommessa apporto di proteine, carboidrati e grassi.sarà esso medico curante un stabilire per quanto tempo vada seguita, per qualche settimana di dollari o più a lungo. “”.»”Egli preparato con lui se trova farmacia, mio acquistato unico di può essere con sostanze ricetta ovviamente essiccate medico”.
Da molte persone mangiare fuori erba o tasso un nuovo di spuntino ingrassare.Secondo distanti può, invece, tariffari uno studio o durante la giornata Asselborn-vive più
L ‘ obesità infantile colpisce in Italia un bambino suoi quattro; mentre sono piuttosto rari sono quasi obesità dovuti ad alterazioni ormonali ipotiroidismo o disfunzioni quali
Apparire Oops, mio Può seguire una dieta dietro l ‘ altra rischio di diventare obesi.Ad affermarlo sono gli esperti espone diciassette Sacco di Milano, Fulvio
Regime alimentare della mela è di origine cinese.La mela, oltre ad essere un buon da perdere ingrediente un peperoncino rosso paio di giorni 15
Vi interessate di antichi rimedi della medicina cinese, avrete sicuramente sentito tè Kombucha tè origine orientale, di parlare soprannominato “dei miracoli Cappuccini.
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Chi mangia poco è più magra carne oppure riesce e tenere meglio sotto Controllo è proprio peso. Una è una stabilirlo studiato pecore condotto ‘ Imperial College di totalmente e pubblicato sulla rivista americana di nutrizione clinica scientifica ogni giorno.
Ricerca è stata effettuata grazie tutti i ‘ ausilio pazienti 10 paesi europei di, master specifico 100.000 uomini e di dà 270.000, sono stati seguiti da cinque anni; dallo studio emerso mangiava chi è meno chili di carne per Anno, invece, chi consumava molta carne aumentava di peso, di meno prendeva così particolare coloro assumevano cresciuta la quantità di carne rossa, di pollame fritto e preparazioni di grasso di carni base.
In particolare, gli uomini mangiano più carne delle dà e quindi tendono ad esso di più di pesos.Me ricercatori sottolineato questo dimostri di venire a prendere in considerazione una dieta un di proteine base non aiuti nato un perdere di peso l ‘ prevenire obesità NATO.
Per finire curiosità: secondo ricerca coloro mangiano più sono gli uomini danesi, gli spagnoli, carne mi tedeschi e gli svedesi, mentre I greci sono quelli è mangiano di meno.
Masticare esso gomma aiuta a rimanere in linea.organizando, mio rivela vero.Le condotto Studio dalla Dott.ssa Kathleen Melanson, dell ‘ Università di Rhode-isola, ricercatrice
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Tè verde ci arriva da cui ritenuto creato da un alleato valido nella lotta peperoncino hanno di troppo.Si infatti tratta di agisce sul bevanda nervoso, sistema
Ben sappiamo voi venire vitamina, quali appartenenti al gruppo B sono particolari sotto importanti al saluto Dell.POI non vede alcun alcune sono in
Esso solo giorno di Natale, larghezza piccola di Santo Stefano di solito proposti dal menu sotto ricchi, in cui è are linea a rischio.
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Il bendaggio gastrico è uno dei posibili interventi di chirurgia bariartica dell’obesità e mediante questo intervento si riesce
ad avere una riduzione del 40-60% del peso. L’intervento in genere viene eseguito in tecnica laparoscopica e quello più utilizzato
è il Bendaggio Gastrico regolabile. Lo stomaco dopo l’intervento assume la forma di una clessidra, l’anello può essere regolato
dal medico, in modo tale da modificare la sensazione di sazietà nel paziente.
Questo intervento offre pertanto i seguenti vantaggi:
- Ha una minima invasività in quanto effettuato in tecnica laparoscopica e quindi vengono effettuate piccole incisioni e strumenti
molto delicati
- Nessun danno irreversibile: infatti se per un qualunque motivo l’anello deve essere rimosso, lo stomaco ritorna come prima sia dal
punto di vista anatomico che funzionale
- Rapidità di esecuzione: infatti l’intervento dura un ora circa ed la degenza post-operatoria è di 2 – 3 giorni al massimo.
- Sicurezza dell’intervento: si stima infatti che la mortalità sia inferiore allo 0,5%.
Dopo l’intervento il paziente dovrà seguire una dieta basata di cibi solidi o semisolidi. Sono sconsigliate le diete liquide o semiliquide
in quanto porterebbero al fallimento della terapia.
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Il diabete di tipo 2, detto anche diabete mellito, è considerata la forma più frequente di diabete. Si presenta sopratutto in soggetti di età matura ed è caratterizzato da una produzione di insulina che, nonostante sia normale, è poco attiva sulle cellule. L’insorgenza del diabete è legato a diverse cause tra le quali ci sono l’ereditarietà, la vita sedentaria, lo stress e, ovviamente,l’obesità. La chirurgia bariartica è in grado di contrapporsi in maniera efficace contro l’obesita e le patologie ad essa correlate, quali il diabete di tipo 2. Infatti alcuni recenti studi hanno dimostrato come questo tipo di chirurgia si è dimostrata efficace nella scomparsa dei sintomi del diabete nel 70% dei casi Vi è ora un nuovo tipo di intervento detto gastrectomia verticale con il quale si ottiene un discreto calo di peso e,nel 75% dei casi, la scomparsa del diabete. La gasterctomia verticale consiste nel dividere lo stomaco in due parti in senso verticale. La parte di stomaco rimanente avrà le medesime funzioni di prima dell’intervento. Questo intervento produce nel paziente trattato una precoce sazietà.Inoltre, proprio per la riduzione dell’assorbimento di grassi e calorie che questo intervento comporta, si è notato un conseguente diminuzione del peso corporeo e inoltre la guarigione dal diabete di tipo 2. Lo stesso tipo di beneficio può essere raggiunto, secondo gli specialisti, anche con un altro tipo di intervento: il bypass gastrico.
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In italia le persone obese aumentano sempre di più.
Ad oggi se necontano circa20 milioni. Solo negli ultimi dieci anni c’è stato un aumento del25% e la fasciapiù colpita è quella tra i 43 – 63 anni di età.
Dati allarmantisono anche quellisui bambini: infatti uno su cinque è affetto da obesità osovrappeso anche grave.
Ma quali sono le cause dell’aumento dell’ obesità?Sono principalmente due: la sedentarietà e l’alimentazione scorretta, nonequilibratacon abuso di cibi ricchi di grassi.
Per combattere questo fenomenoè molto importanteseguire una corretta educazione alimentare che favoriscal’attività fisica sin da bambini.
Solo quando questi accorgimenti nonapportano risultati soddisfacenti, si può pensare ad unintervento dichiururgia bariartica, che non deve essere mai visto come una scorciatoia alproblema.
Questo tipo di chirurgia, detta anche “riduzione dello stomaco” è untrattamento chirurgicoche viene utilizzato per combattere l’obesità morbida.
Consiste nell’impedire al corpo di assimilareuna parte delle calorie ingeritetramite una riduzione della sua capacità.E’ indicato nei casi di obesità conIMC superiore a 40 o con IMC tra 30 e 40.
Possono essere sottoposti ad intervento chirurgico tutti i pazienti di età compresa tra i 16 ed i 65 anni.
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Nel precedente articolo abbiamo visto le caratteristiche di alcuni tratti psicologici che possono determinare l’obesità, ma dato che ormai di Anoressia e Bulimia se ne sente parlare sempre più frequentemente, è bene imparare a riconoscerli magari per aiutare una persona a noi vicina che soffre di questi disturbi.
I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono definiti come sindromi psichiatriche, e sono: Anoressia Nervosa (AN) e Bulimia Nervosa (BN).
Anoressia Nervosa
Il termine “anoressia” deriva dal greco e significa letteralmente mancanza di appetito. In realtà, le persone affette da Anoressia Nervosa non smettono mai di avere fame, ma hanno così tanta paura del cibo che negano lo stimolo della fame oppure tentano di ingannarlo (bevendo, ad esempio, notevoli quantità di acqua o mangiando grandi quantità di verdure o fibre).
L’Anoressia Nervosa è una patologia che ha come caratteristica principale un’estrema paura di prendere di peso, una profonda sensazione di essere sovrappeso o grassi (pur essendo spesso già molto magri o normopeso) e il continuo timore di perdere il controllo sul proprio peso, sul cibo e sul corpo.
Per questi motivi, i soggetti affetti da anoressia, cercano di ridurre il più possibile l’assunzione del cibo, eliminano alcuni cibi che ritengono “molto calorici”, e cercano in ogni modo di perdere peso o mantenere un sottopeso a volte anche estremo.
Criteri diagnostici
Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e per la statura (peso che rimane al di sotto dell’85% di quello previsto), associato a
Intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso,
Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso e,
Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.
Nell’ambito dell’AN si riconoscono inoltre due sottotipi:
1) con restrizioni: il soggetto non presenta abbuffate o condotte di eliminazione;
2) con abbuffate e/o condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici, enteroclismi).
Bulimia Nervosa: criteri diagnostici
Abbuffate ricorrenti
Un’abbuffata è caratterizzata dai seguenti criteri:
mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili
sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad esempio sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si stia mangiando).
Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei;
L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di anoressia nervosa.
Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte a settimana, per tre mesi.
Anche nell’ambito della BN si riconoscono due sottotipi:
con condotte di eliminazione: il soggetto presenta regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici e enteroclismi;
senza condotte di eliminazione: il soggetto utilizza regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica al vomito autoindotto o all’uso inappropriato di lassativi, diuretici e enteroclismi.
I Disturbi Alimentari sono patologie molto complesse, di lunga durata, e dagli esiti spesso gravi. I diversi tentativi terapeutici fatti nel corso degli anni si sono dimostrati variabili; alcune terapie, come le sole terapie farmacologiche non hanno per ora dimostrato validità scientifiche, anche se sono in corso molti studi di verifica.
Ciò che è invece condiviso a livello internazionale, per i risultati a medio e lungo termine, è l’utilizzo di un approccio terapeutico integrato, in cui più figure si occupino, a livelli diversi, del soggetto portatore della patologia, così come dei familiari o dei compagni.
I disturbi alimentari nascondono spesso dietro a comportamenti distorti rispetto a peso, cibo e corpo, profondi disagi, che impediscono al soggetto di superare il momento di crisi e rendono estremamente facile la cronicizzazione del disturbo.
Per questo motivo, la terapia dei soggetti con DCA è una terapia lunga, in media 2 anni, mentre si può fare molto con la prevenzione se questa inizia nella prima infanzia, e coinvolge i genitori ed i parenti dei bambini.
Bisognerebbe, soprattutto, puntare alla costruzione di una buona capacità a riconoscere gli stimoli interni, alla promozione di un’alimentazione salutare e alla formazione di una solida autostima tale da mantenere un atteggiamento critico nei confronti dei messaggi culturali su cibo, corpo e bellezza.
Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net
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Il diabete è una malattia del metabolismo glucidico, e viene normalmente distinto in:
Diabete mellito insulino-dipendente (IDDM)
Questa forma predomina nei bambini, negli adolescenti e nei giovani adulti, ed è caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta del pancreas, responsabili della secrezione di insulina (ormone necessario perché i tessuti possano utilizzare il glucosio nel sangue).
- Diabete mellito non insulino-dipendente (NIDDM)
E’ la forma di diabete più diffusa in tutti i Paesi ed è correlata all’età, con massima incidenza tra i 50 – 80 anni; inoltre non risulta associata ad alcuna anomalia del pancreas.
All’interno della comunità scientifica, l’obesità è stata ampiamente accettata come fattore di rischio favorente questo tipo di diabete. Ciò è dovuto al fatto che l’obesità induce resistenza all’azione dell’insulina.
Nel diabete “senile” il ruolo della dieta è fondamentale sia per quanto riguarda la cura preventiva, sia quella curativa.
Sia nel “diabete giovanile”, sia in quello “senile”, le cellule dell’organismo non sono capaci di utilizzare regolarmente e in modo corretto il glucosio. Questo mancato utilizzo del glucosio cellulare provoca il suo accumulo nel sangue.
Se l’iperglicemia raggiunge valori elevati, il glucosio viene eliminato con le urine. Tutto questo spiega la notevole sete del diabetico, costretto ad ingerire molti liquidi e ad eliminare notevole urina per espellere il glucosio presente nel sangue.
Indicazioni dietetiche
Nella cura del diabete, è molto importante il raggiungimento di due obiettivi fondamentali, che sono il controllo della glicemia (attraverso la dieta), e la prevenzione delle gravi complicanze che la malattia comporta.
La pratica di una corretta alimentazione deve pertanto osservare:
un basso apporto di zuccheri semplici (non superiore al 5% delle calorie giornaliere totali);
un apporto calorico adeguato al peso e alle necessità fisiologiche;
un apporto elevato di fibre;
grassi e proteine in funzione delle condizioni metaboliche.
La ripartizione dei nutrienti deve essere costituita, rispetto alle calorie totali, da: 50 – 55% di glucidi, di cui circa il 90% costituiti da amido, e la restante parte da zuccheri no insulino-dipendenti (fruttosio, sorbitolo, xilitolo) e fibre; 25 – 30% di lipidi, di cui i 2/3 di origine vegetale; 15% di proteine (preferire quelle vegetali).
Il consumo di cibi integrali (ricchi di fibra) è importante perché conferisce senso di sazietà e rallenta l’assorbimento intestinale del glucosio.
La suddivisione dei pasti nella giornata è di fondamentale importanza, e può arrivare fino a 5 – 6 nei pazienti in trattamento insulinico.
Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net
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OBESITA’
Nella società americana l’obesità ha un’incidenza ed una prevalenza molto elevate. Nel passato l’obesità era un indice di ricchezza, cioè chi aveva una condizione sociale più elevata aveva la possibilità di avere molti nutrimenti a disposizione ed, approfittando di questo, aumentava di peso facendo notare agli altri la propria condizione sociale. Adesso sembra che l’obesità sia più tipica dei livelli sociali più bassi e tante condizioni di ansia, di nevrosi e tanti problemi vengono riversate sul cibo per cui c’è un aumento di peso che supera il peso ideale fino ad arrivare a valori enormi.
Obesità= peso > del 40% del peso ideale
Perché ci si interessa tanto dell’obesità?
Perché aumentando il peso, aumenta la possibilità di manifestare tutta una serie di patologie che possono agire sul soggetto riducendone la durata di vita, causando patologie importanti che possono limitare o peggiorare l’esistenza di una persona.
L’obesità ormai è molto diffusa anche da noi, infatti si vedono molti bambini obesi, è molto più grave quando l’obesità parte dall’infanzia perché è molto difficile da risolvere, la causa di ciò possono essere:
- Abuso della televisione (pubblicità)
- Uso improprio degli alimenti
Per cui il bambino è spinto a consumare determinati nutrimenti ed in certe quantità che lo portano ad una aumento della massa adiposa con un aumento delle cellule adipose, si instaura così un’obesità che tende a diventare stabile nel tempo ed è più difficile da debellare dell’obesità che sorge in età più avanzata.
indice di massa corporea (BMI o IMC)
è dato dal rapporto= peso espresso in Kg/altezza espressa in metri 2
risultato:
Dal grafico si può notare come più aumenta il BMI, più aumenta il rischio di mortalità.
In ospedale è più facile che i pazienti con patologie importanti siano obesi che non magri (malattie cardiovascolari, calcolosi, ipertensione, ecc.).
Per valutare un sovrappeso o l’obesità ci sono varie metodiche: un tempo si ricorreva a strane formule (Formula di Lorenz, Formula di Brocard) in cui venivano inseriti vari numeri per stabilire il peso ideale per quell’età, altezza, sesso. Ora non sono più attendibili.
Poi ci sono delle tabelle per stabilire se un soggetto è obeso con già stabiliti pesi ideali per età, altezza e sesso. Il peso ideale è un concetto importante: ci sono tabelle delle assicurazioni americane, tabelle basate sulle deviazioni standard; però il metodo più semplice si basa sul BMI che dà l’idea di sovrappeso, di obesità franca o di normalità.
Ci sono, infine, metodi più soffisticati per valutare il peso ideale: questo va riferito alla massa magra e, quando si dà una dieta ad un pz, bisogna sapere il fabbisogno della sua massa magra, dei suoi muscoli, della sua condizione di normalità e per questo ci sono sistemi che permettono di valutare il quantitativo di massa magra e grassa separatamente.
Di solito l’obesità è dovuta ad una discrepanza tra introito calorico e ciò che viene consumato e, se si vuole dimagrire, bisogna ridurre l’introito calorico senza danneggiare la massa magra.
Ci sono diverse metodiche per questo: (Tabella 8 pag. 2)
- bilancia idrostatica
- pletismografia (si basa sul peso specifico)
- sistemi con plicometria: si misurano le pliche e moltiplicandole per un fattore fisso si risale alla massa grassa e la si toglie dal peso totale.
- Diluizione isotopica
- TAC addome, è un metodo semplice: si stabilisce quanto tessuto adiposo c’è nelle varie sezioni, come è disposto e si risale al tipo di obesità à (Figura 3 pag. 3) la parte bianca è il tex adiposo e dal rapporto tra chiari e scuri si può valutare se l’obesità è viscerale o a livello delle cosce (obesità ginoide). Facendo un rapporto tra tessuto adiposo sottocutaneo e quello intraaddominale si ottengono parametri che ci indicano il tipo di obesità del pz, oltre a poter stabilire la quota di massa grassa.
- Assorbimento fotonico
- Attivazione nucleare
- RMN
- Conduttanza (metodo molto usato): una corrente elettrica attraversa il nostro corpo e si valuta la massa magra (ripedensometria), inoltre ci dice il peso ideale perché collegato ad un sistema computerizzato. C’è poi un sistema più semplice basato sulla conduzione di uno stimolo elettrico lungo la massa magra, mentre nella massa grassa non c’è conduttanza, per cui si valuta quanta massa muscolare c’è e di quanto deve calare il peso del pz. Sapendo il tipo di obesità si può decidere il trattamento.
Obesità nel bambino (IPERPLASTICA): dovuta ad un aumento del numero di adipociti per cui, visto che gli adipociti rimangono sempre dello stesso n° per tutta la vita, è facile instaurare un’obesità non più identificabile, l’obesità è meno reversibile.
Gli adipociti sono pieni di trigliceridi (TG) e possono o aumentare di n° o aumentare di dimensioni in presenza di elevati livelli di TG; i fattori che stimolano gli adipociti possono essere:
- funzionali
- ormonali
- growth factor
- genetici
Adipoblasto e preadipocita à fattori di maturazione à adipocita
Obesità nell’adulto (IPERTROFICA): gli adipociti si gonfiano à aumentano i depositi che saranno poi gestiti da ormoni:
_ maschio à obesità viscerale e addominale (obesità androide)
_ femmina à obesità a livello delle cosce (obesità ginoide)
CAUSE DELL’OBESITA’
- Condizioni genetiche: (sindrome di Down, ecc.) intervento per correggere l’obesità è ridotto e non si riesce a correggerla più di tanto.
- Obesità acquisita: è più frequente e le cause di quest’obesità secondaria sono molteplici (Tabella 18 pag. 5)
1)Errate abitudini alimentari:
- Edonismo: il mangione, il gourmet ama mangiare e spesso non intende dimagrire fino a che non gli viene un infarto e forse cambia idea.
- Nevrosi d’ansia: in Occidente sono dovute a stress o problematiche esistenziali che si compensano con il cibo. Tipico degli Americani (per pubblicità ecc.) che mangiano cibi ricchi di grassi ed, anche se nei film nascondono il problema rappresentando una società di magri, il problema dell’obesità è esteso e grave. Ci sono vestiti con quattro volte la stoffa per persone normali! In questi casi ci sono notevoli problemi negli interventi chirurgici e nella guarigione.
- Pressione sociale: per es. il maltrattamento da parte del datore di lavoro induce il soggetto a sfogarsi nel cibo.
2) Sedentarietà: perché non si ama il movimento ed in più si mangia, tipico degli sportivi che quando cessano l’attività, se non diminuiscono il cibo, divengono obesi ed hannon notevoli rischi per problemi cardiaci: cuore grande per lo sport, si affatica per l’obesità anche per sproporzioni tra letto alimentare e dimensioni del cuore; quindi è bene evitare una eccesso alimentare. La Tabella 19 pag. 5 mostra l’eccesso di calorie nei bambini da 9 a 12 anni nel tempo.
3) Malattie intercorrenti:
- Lesioni del SNC: alterazioni del centro della fame-sazietà à continua assunzione di cibo à obesità.
- Insulinomi: il pz dirà di avere delle crisi in cui perde quasi coscienza, ma si riprende mangiando qualche cosa, in pochi mesi aumenta di peso (dosare glicemia ed insulina); non si può intervenire riducendo il cibo altrimanti si ha ipoglicemia e coma.
- Ovaio policistico: aumenta l’accumulo di adipe per interferenza ormonale.
- Ipotiroidismo: aumento di adipe perché si brucia di meno (protein lipasi).
4) Farmaci oressigeni:
- Ansiolitici ed antidepressivi
- Antistaminici
Entrambi stimolano il centro della fame o deprimono il centro della sazietà.
(Tabella 20 pag. 6)
Indagine sulle calorie assunte da soggetti normali e obesi (ci sono valori un po’ discrepanti). Ci può essere una grossa differenze tra il massimo ed il minimo perché si parte con una condizione in cui si introducono più calorie per avere obesità, ma poi non è detto che un obeso continui a mangiare più di un non obeso. Anzi, a volte mangiano poco, ma non dimagriscono perché l’eccesso di introito calorico fa scattare l’obesità e la mantiene per lungo tempo, però con l’andare del tempo non è più necessario quest’eccesso per mantenere l’obesità e di ciò bisogna tenere conto in cura, cioè per risolvere l’obesità bisogna ridurre ulteriormente l’introito calorico. La causa di ciò è un meccanismo di regolazione: gli obesi spendono meno energia per produrre calore (termogenesi), infatti un obeso ha meno problemi di scambio di calore con l’esterno perché è isolato dall’adipe. Il grasso bruno che presiede alla termoregolazione sembra alterato in un obeso à alterata termogenesi.
Non sempre, quindi, l’obeso mangia di più degli altri, anzi spesso mangia di meno.
Regolazione del centro della fame:
- Catecolamine: iniettate in animale inibiscono l’intake di calorie
- Dopamina: funzione permissiva à stimola l’appetito
- Serotonina: fa ridurre l’introito calorico
- Acetilcolina: aumenta l’introito di cibo
- Peptidi oppiacei: bendorfine à riducono l’anoressia
Molti erano usati come farmaci, ora le amfetamine non si possono più usare come anoressizzanti perché danno assuefazione; sostanze che stimolano la serotonina sono state tolte dal commercio perché davano problemi a livello valvolare ed aumento della pressione.
Molti farmaci che agiscono sui detti neurotrasmettitori, agendo sul centro dell’appetito o della sazietà, potrebbero aiutare nell’obesità, ma per i problemi che danno non possono essere usati, per cui si usano altrimenti. In passato, oggi di meno, si usavano ormoni tiroidei contro l’obesità perché aumentano il metabolismo di base riducendo il peso.
Oltre a regolatori centrali, ci sono regolatori periferici, nervosi, chimici, ormonali:
- Aumento del volume gastrico: pz abituato a mangiare molto ha bisogno di sentire lo stomaco pieno, perciò se si riduce il cibo il pz sentirà il bisogno di riempire lo stomaco à si attiveranno i sensori che indicano la sazietà solo con il riempimento dell stomaco. Nella gastroplastica in cui lo stomaco è ridotto ad una piccola sacca, basterà poco cibo per riempirlo ed anche i sensori saranno di meno per la minore superficie.
- Stimoli chimici: cibi zuccherati prima di un pasto riducono un po’ la fame, invece senza -ipoglicemia o bassa glicemia- si stimola la fame. Pz gastroresecati per tumori o ulcere peptiche hanno una glicemia ridotta per un ridotto transito intestinale à stimolo della fame.
- Segnali ormonali:
- Insulinoma: induce introduzione di cibo
- Estrogeni: inibiscono introduzione di cibo
- Colecistochinine: inibiscono introduzione di cibo
- Bombesina (prodotta dall’intestino): antagonista dell’assunzione di cibo
- Prostaglandine e precursori
Su questi regolatori si studia molto per trovare farmaci contro l’obesità a livello periferico, visto che molti dei farmaci che agiscono a livello centrale sono stati aboliti (molto studiati la bombesina e le prostaglandine).
Un altro fattore che causa l’obesità è lo scarso dispendio energetico.
Le calorie necessarie ad una vita normale servono per 1) il metabolismo basale 2) la termogenesi 3) l’attività fisica. Se si rispettano questi tre parametri si ha un consumo si 2500 cal/die che è una razione alimentare media ed il rischio di obesità si riduce. Se aumentano le calorie e diminuisce l’attività fisica si ha discordanza tra ciò che si introduce e ciò che si spende; questo è da tenere conto per la dieta.
Metabolismo basale: dipende dalla massa magra (muscoli), dall’età, dal sesso, da ormoni tiroidei, catecolamine e tournover proteico.
Termogenesi: dipende dal pasto, dall’esposizione al freddo, da influenze psichiche e sostanze termogeniche.
Attività fisica: dipende da durata ed intensità dell’esercizio fisico e varia da persona a persona.
Per non avere obesità, quindi, oltre ad una corretta introduzione di cibo, ci va un giusto bilanciamento di dispendio energetico.
Con l’obesità insorgono diversi problemi :
Disturbi di tipo meccanico:
- Artropatie: soggetto non più giovane ha malattie degenerative alle articolazioni (artrosi, gonartrosi artrosi della colonna, periartriti, artrosi cervicale) per un aumentato carico dato dall’obesità; spesso le gambe sono deformate e se si è dopo la menopausa ci può essere osteoporosi e l’obesità aggrava ancora di più la situazione.
- Ipoventilazione alveolare: quota di adipe che fa fare più lavoro ai muscoli della cassa toracica ed addome ricco di grasso che preme sul diaframma e comprime il parenchime polmonare riducendo l’escursione della respirazione. Scompare quasi l’espirazione addominale, rimane solo la respirazione toracica, però è più faticosa perché è contrastata dall’adipe.
Si ha minore ossigenazione ed il pz diverrà ipossico fino all’acidosi respiratoria con fasi di sonnolenza e quasi coma (da cui può essere risvegliato). Inoltre si ha un aumento del lavoro cardiaco.
Insufficienza respiratoria costrittiva: sindrome di Piquik, pz gravemente obesi, BMI >>40 che si addormentano dappertutto, per cui quest’alterato metabolismo va corretto perché il pz può morire. Condizione grave.
- Apnee ostruttive nel sonno. Ipossia. Pz essendo obeso tende a dormire a pancia in su e quindi le apnee notturne sono favorite e si può sfociare in un’insufficienza coronarica à danni cardiaci (angina pectoris, infarto). Il cuore, inoltre, in obeso deve aumentare il lavoro ed in più aumenta la pressione. Questi sono tutti fattori che favoriscono la coronaropatia.
Alterazioni metaboliche conseguenti all’eccesso ponderale:
- Ridotta tolleranza ai carboidrati e diabete: capita spesso.
- Dislipidemia: alterazione dei lipidi ematici à ipercolesterolemia
à ipertrigliceridemia
à dislipidemia mista
certe volte i lipidi sono del tutto normali.
Le dislipidemie determinano un danno vascolare con predisposizione all’arterosclerosi: danno alle coronarie ed ai vasi periferici (claudicatio).
- Iperuricemia: gotta per il grosso tournover di alimenti, aumento produzione di proteine. Anche predisposizione a danni renali da ac. urico.
Patologia associata all’obesità:
- Ipertensione arteriosa: per un’aumentata gittata cardiaca, inoltre l’obeso è iperinsulinemico e ciò fa aumentare l’ipertensione arteriosa à aumenta lo sforzo cardiaco à rischio di scompenso e di cardiopatia coronaria, di insufficienza e di problemi valvolari.
- Calcolosi della colecisti: aumenta il tournover degli acidi grassi e l’eliminazione di colesterolo à aumenta la formazione di calcoli.
- Carcinoma dell’endometrio: per alterazione ormonale.
Certi obesi sono più a rischio di altri e ciò dipende dal tipo di obesità.
- Obesità androide o centrale: più a rischio di patologie. Più grasso periviscerale. Maggior rischio di patologie cardiovascolari perché questo tessuto adiposo nell’intestino scambia continuamente grassi con il fegato e la vena porta, per cui aumenta la produzione di trigliceridi, VLDL à valenza aterogena à malattie cardiovascolari. Ipertensione, ridutta tolleranza glicidica => sindrome plurimetabolica.
- Obesità ginoide: quadro lipidico è normale anche con BMI= 40
L’obesità centrale va combattuta più di quella ginoide che è un’obesità più benigna.
Aumento produzione di insulina dà ipertensione: si è visto in diabetici di tipo 2, spesso sovrappeso, ed anche in obesi non diabetici; non se ne conosce il motivo.
L’insulina è uno stimolatore della fame, cioè se è troppa in rapporto agli alimenti, ci sarà dell’insulina scoperta che stimola il centro della fame. Anche in diabetico a cui si dà troppa insulina, diabetico di tipo 2 hanno insulina poco attiva con secrezione molto attiva: glicemia a digiuno elevata, come se dopo pasto si avessero forti poussez di insulina, (iperinsulinismo tipico di diabete di tipo 2 e di obesi). Test da carico di glucosio negli obesi denunciano alti livelli di insulinemia e a fine test si possono avere valori più bassi di glicemia perché hanno più insulina che raggiunge dei picchi.
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Con il termine obesità si intende un aumento di peso corporeo di oltre il 20% rispetto al peso ideale stabilito in rapporto a sesso, età e altezza. Tale condizione rappresenta attualmente la più diffusa patologia da malnutrizione nelle società occidentali, ed è dovuta, generalmente, all’assunzione di nutrienti in quantità cronicamente superiore al fabbisogno individuale.
Il significato clinico e sociale è senza dubbio rilevante, dal momento che l’obesità, soprattutto di grado elevato, si associa a molte complicanze, sia mediche che chirurgiche, spesso invalidanti.
Si distinguono un’ obesità essenziale e una secondaria, cioè conseguente ad altri stati morbosi.
L’ obesità essenziale è la più frequente, ed è determinata sostanzialmente da uno squilibrio tra introduzione calorica alimentare in eccesso e da un diminuito consumo di energie con l’attività fisica. La terapia di questo tipo di obesità è dietetica, e solo in rari casi è utile l’associazione di farmaci.
L’ obesità secondaria, invece, può essere dovuta a:
- lesioni ipotalamiche con conseguente alterazione del senso di fame e di sazietà;
- ipotiroidismo;
- ipogonadismo;
- policistosi ovarica;
- sindrome di Cushing;
- diabete mellito;
- insulinoma.
La terapia prevede, naturalmente, la cura della malattia di base.
Per standardizzare la diagnosi di obesità nei diversi paesi, negli ultimi anni è divenuto comune l’impiego dell’Indice di Massa Corporea (BMI, acronimo della terminologia anglosassone Body Mass Index). Il BMI è un indice espresso come peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell’altezza espressa in metri (kg/m2).
Una delle più accettate classificazioni in base alle categorie di peso è quella riportata in tabella:
| Classificazione |
Classe di |
BMI |
| Sottopeso |
<18,5 |
|
| Normopeso |
18,5-24,9 |
|
| Sovrappeso |
25-29,9 |
|
| Obesità lieve |
I |
30-34,9 |
| Obesità moderata |
II |
35-39,9 |
| Obesità grave |
III |
>40 |
L’obesità può essere considerata come una condizione morbosa con cause multifattoriali, tra le quali una predisposizione genetica, i fattori ambientali, lo stile di vita, fattori psicologici e socio-culturali.
- Predisposizione genetica e fattori ambientali: molti studi hanno dimostrato che i FATTORI GENETICI hanno un ruolo importante nel determinare l’OBESITA’. Anche l’AMBIENTE in cui viviamo (abitudini familiari) può favorire l’aumento di peso; ad esempio, un bambino obeso, se vive in una famiglia con adulti obesi, avrà molte più probabilità di diventare un adulto obeso.
- Stile di vita: basta avere un corretto stile di vita per controllare il proprio peso, cioè fare attenzione a cosa si mangia, e praticare attività fisica giornaliera e costante.
- Fattori psicologici e socio-culturali: la fame è regolata da meccanismi fisiologici che ne bloccano lo stimolo una volta che l’organismo si è nutrito a sufficienza. In alcuni casi, tali processi vengono alterati da comportamenti alimentari irregolari che inevitabilmente sfociano nell’obesità. Associati all’obesità, ci possono essere sintomi psicopatologici quali:
ANSIA
DEPRESSIONE
SCARSA AUTOSTIMA
INSODDISFAZIONE CORPOREA
RELAZIONI INTERPERSONALI PROBLEMATICHE
DIFFICOLTA’ NEL GESTIRE LE EMOZIONI
In realtà, dal punto di vista psicologico, come da quello medico, l’obesità si presenta come un quadro estremamente complesso.
Secondo una utile classificazione che tiene conto sia del comportamento alimentare sia dell’assetto cognitivo ed emotivo, si possono individuare tre principali tipologie di soggetti obesi:
gli iperfagici prandiali
i grignotteurs
i binge eaters
L’iperfagia prandiale è un tratto psicologico e comportamentale che si caratterizza per l’assunzione di grandi quantità di cibo prevalentemente durante i pasti. Si tratta di un profilo caratterizzato dal piacere per il cibo, dal controllo sulle quantità assunte, dall’aspetto prevalentemente conviviale legato ai pasti e dalla assenza di malessere psicologico legato all’assunzione degli alimenti stessi.
L’iperfagia prandiale è spesso il risultato di consolidate abitudini familiari, ed è non di rado associata a stereotipi culturali. Gli eccessi alimentari durante i pasti possono determinare l’insorgenza di una obesità marcata qualora tale comportamento sia frequente, ma il peso può rimanere entro i limiti del sovrappeso (BMI<30) se esso risulta episodico.
Si possono distinguere due categorie di iperfagici prandiali: i golosi e i divoratori. I golosi amano il cibo e tutto quello che ne permette una assunzione il più possibile appagante, a cominciare dalla compagnia con cui si va a tavola. I divoratori invece tendono a privilegiare la quantità sulla qualità, raramente preparano i piatti che poi consumeranno in compagnia, mangiano più velocemente dei golosi senza peraltro perdere il controllo sulla quantità.
Per grignottage si intende il “mangiucchiare” piccole quantità di cibo, soprattutto dolci e grassi, quindi alimenti altamente calorici, durante buona parte della giornata. Il grignotteur, così come l’iperfagico prandiale, mangia lentamente e apprezza quello che sta mangiando, a differenza del primo però, spesso mangia in risposta a noia, ansia o malesseri fisici vari.
Il binge eating disorder (o disturbo da alimentazione incontrollata) è invece una sindrome molto più grave e complessa dal punto di vista psicologico. Il comportamento alimentare di questi soggetti è caratterizzato da abbuffate episodiche (del tutto simili a quelle dei pazienti affetti da bulimia nervosa) accompagnate da perdita di controllo e seguite da deflessioni dell’umore. Per abbuffata si intende un episodio alimentare caratterizzato dall’introduzione di una grande quantità di cibo (assai superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo di tempo e in circostanze simili) accompagnata dalla sensazione di perdita del controllo.
Tuttavia, oltre alle abbuffate, questi pazienti presentano un disordine alimentare tale per cui non sono in grado di sistematizzare il loro comportamento alimentare, sia nei periodi liberi da abbuffate, sia durante i momenti della giornata in cui l’abbuffata si verifica. Questi soggetti, tendono ad avere un’obesità di grado elevato.
Queste sono tre tipologie di soggetti di cui si parla poco, rispetto agli anoressici e ai bulimici, ma che dovrebbero essere conosciuti perché rappresentano l’inizio dell’obesità, una malattia ancora più difficile da curare, soprattutto quando si sono già sviluppate le sue molteplici complicanze.
Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net
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L’aterosclerosi è una malattia degenerativa che colpisce i vasi sanguigni, ed è caratterizzata dalla deposizione di sostanze lipidiche nella parete interna di vasi e arterie, con conseguente ispessimento e perdita di elasticità. Tale fenomeno è dovuto alla formazione delle placche di ateroma costituite da colesterolo etrigliceridi che restringono il calibro del vaso.
L’aterosclerosi costituisce una delle concause che determinano l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, tra cui infarto del miocardio, angina, ictus cerebrale.
Le cause di questa malattia sono molteplici e dipendono da: predisposizione ereditaria, stress emotivi, sedentarietà, fumo di sigaretta, consumo eccessivo di bevande alcoliche, dieta ricca in grassi animali, obesità.
Il colesterolo, fattore di rischio per l’aterosclerosi, è quello veicolato dalle LDL (Low Density Lipoprotein – detto colesterolo “cattivo”) e si deposita sulle pareti interne delle arterie, mentre il colesterolo veicolato dalle HDL (High Density Lipoprotein – detto colesterolo “buono”) tende a rimuovere tali depositi.
Il valore massimo di colesterolemia (cioè di colesterolo nel sangue) in condizioni normali, per l’adulto, è di 200 mg/dl.
Il colesterolo presente nel nostro organismo ha due origini: una interna, in quanto prodotto metabolico del fegato, e una esterna apportata con la dieta. Zuccheri e grassi contenuti nei cibi possono venire metabolizzati a livello epatico e quindi favorire un aumento di colesterolemia.
Indicazioni dietetiche
Per prevenire l’aterosclerosi è importante seguire una dieta equilibrata che consideri una regolazione delle calorie complessive giornaliere.
L’apporto di colesterolo alimentare deve risultare inferiore a 300 mg al giorno (indicazioni OMS), e i grassi vanno limitati al 20 – 25%, di cui solo 1/3 possono essere di origine animale e quindi di tipo saturo. I trigliceridi degli alimenti vanno quindi ridotti, mentre è consigliabile aumentare la quantità di fibre (almeno 30 gr/die). La dieta dovrebbe favorire l’aumento delle HDL – colesterolo, per cui è importante aumentare l’introito di acidi grassi insaturi (10% delle calorie totali giornaliere), ad esempio con il consumo del pesce azzurro.
Nonostante vi sia una predisposizione familiare, è bene ricordare che l’aterosclerosi può essere ritardata o ridotta tenendo sotto controllo lo stress, i trigliceridi, il colesterolo, l’ipertensione ed il fumo (meglio non fumare!).
Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net
