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La gastroplastica appartiene al gruppo degli interventi restrittivi e può essere fatto sia in maniera classica, e quindi con un incisione nell’addome,
(laparotomica) che con la tecnica laparoscopica. Questo intervento consiste nel creare una tasca tra la prima porzione di stomaco e la rimanente in modo
da creare un piccolo ostacolo al suo svuotamento. Viene indotta in questo modo un precoce senso di sazietà.
Come per gli altri interventi di chirurgia bariartica, la gastroplastica è indicata ai pazienti con BMI superiore ai 35 che soffrono poi di patologie come
il diabete, l’ipertensione, problemi articolari ed ipertensione. I vantaggi di questo tipo di intervento stanno nella sua semplicità e nell’assenza di alterazione
dei meccanismi della digestione. Un altro vanatggio molto importante sta nell’ efficacia di questo intervento: infatti si ha una riduzione media del 50-60% dell’
eccesso di peso. Gli effetti collaterali legati alla gastroplastica sono principalmente due: il vomito ed il reflusso gastro-esofageo.
Il primo effetto collaterale è dovuto ad un alimentazione troppo abbondante o troppo veloce. Si consiglia infatti al paziente di mangiare piccoli pezzidi cibo
per volta e masticare bene e lentamente prima di deglutire. Se sono frequenti gli episodi di vomito per errori alimentari vi è possibilità d’insorgenza del
reflusso gastro-esofageo, che può arrivare fino a alla vera e propria malattia da reflusso.
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In questo tipo di intervento viene creata una piccola tasca gastrica del volume di 15-20 ml che salta la prima parte dell’intestino tenue.
Viene apportata con questo tipo di intervento una perdita del 65% del perso in eccesso. Si ha inoltre, nella maggior parte dei casi, la
risoluzione del diabete mellito di tipo 2.
Questa tecnica apporta sia dei vantaggi che anche degli svantaggi.
Apporta, infatti, una riduzione dell’introito alimentare, dovuta ad un senso di sazietà precoce indotto dalle piccole dimensioni della tasca
gastrica. Insieme a questa vi è anche una riduzione dell’appetito dovuta all’alterazione del metabolismo di alcuni ormoni.
Tra gli svantaggi di questo intervento possiamo riscontrare una diminuzione dell’assorbimento dei grassi e di alcune vitamine, sopratutto quelle
liposolubili.
Dopo l’intervento il paziente dovrà seguire una dieta povera di zuccheri semplici e alcol. Inoltre, per far fronte al malassorbimento in vitamine
e minerali, bisognerà far uso di integratori alimentari vitaminici. Anche nel caso di questo tipo di intervento la mortalità registrata è molto bassa
si aggira infatti intorno allo 0,5%.
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Il diabete di tipo 2, detto anche diabete mellito, è considerata la forma più frequente di diabete. Si presenta sopratutto in soggetti di età matura ed è caratterizzato da una produzione di insulina che, nonostante sia normale, è poco attiva sulle cellule. L’insorgenza del diabete è legato a diverse cause tra le quali ci sono l’ereditarietà, la vita sedentaria, lo stress e, ovviamente,l’obesità. La chirurgia bariartica è in grado di contrapporsi in maniera efficace contro l’obesita e le patologie ad essa correlate, quali il diabete di tipo 2. Infatti alcuni recenti studi hanno dimostrato come questo tipo di chirurgia si è dimostrata efficace nella scomparsa dei sintomi del diabete nel 70% dei casi Vi è ora un nuovo tipo di intervento detto gastrectomia verticale con il quale si ottiene un discreto calo di peso e,nel 75% dei casi, la scomparsa del diabete. La gasterctomia verticale consiste nel dividere lo stomaco in due parti in senso verticale. La parte di stomaco rimanente avrà le medesime funzioni di prima dell’intervento. Questo intervento produce nel paziente trattato una precoce sazietà.Inoltre, proprio per la riduzione dell’assorbimento di grassi e calorie che questo intervento comporta, si è notato un conseguente diminuzione del peso corporeo e inoltre la guarigione dal diabete di tipo 2. Lo stesso tipo di beneficio può essere raggiunto, secondo gli specialisti, anche con un altro tipo di intervento: il bypass gastrico.
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I grandi obesi, ovvero quelli con IMC superiore a 35,
soffrono spesso anche di altri disturbi quali
il diabete, l’ipertensione,
l’insufficienza cardiopolmonare e l’artrite. Gli interventi di chirurgia
bariatrica permettono la durevole perdita di peso che supera i 50 kg ed inoltre
hanno il grosso vantaggio
di migliorare il diabete di tipo 2.
La chirurgia
bariartica è una tecnica sicura in quanto la mortalità, a 3 mesi
dall’intervento, è inferiore all’1%
qualora l’intervento sia stato eseguito in
centri di eccellenza.
Le principali tecniche di questa chirurgia sono 2:
bendaggio gastrico aggiustabile e il bypass gastrico.
Il bendaggio gastrico
aggiustabile può essere paragonato ad un grosso elastico posizionato nella
parte alta dello
stomaco e fa sì che il cibo si fermi al di sopra dell’elastico
e e vi rimanga finché non viene digerito.
Il paziente operato di bendaggio
gastrico aggiustabile, dimagrisce perché pratica una dieta ipocalorica, ma,
diversamente dalla
dieta classica non “soffre la fame” perche si sente sazio
con minime quantità di cibo
Mentre il bypass gastrico consiste nella creazione
di una piccola tasca comunicante con l’intestino attraverso un apertura
di
circa un cm. E’ un intervento più invasivo rispetto al bendaggio gastrico,ma è anche uno tra gli interventi più diffusi nel mondo in particolar modo negli
Stati Uniti.
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Il diabete è una malattia del metabolismo glucidico, e viene normalmente distinto in:
Diabete mellito insulino-dipendente (IDDM)
Questa forma predomina nei bambini, negli adolescenti e nei giovani adulti, ed è caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta del pancreas, responsabili della secrezione di insulina (ormone necessario perché i tessuti possano utilizzare il glucosio nel sangue).
- Diabete mellito non insulino-dipendente (NIDDM)
E’ la forma di diabete più diffusa in tutti i Paesi ed è correlata all’età, con massima incidenza tra i 50 – 80 anni; inoltre non risulta associata ad alcuna anomalia del pancreas.
All’interno della comunità scientifica, l’obesità è stata ampiamente accettata come fattore di rischio favorente questo tipo di diabete. Ciò è dovuto al fatto che l’obesità induce resistenza all’azione dell’insulina.
Nel diabete “senile” il ruolo della dieta è fondamentale sia per quanto riguarda la cura preventiva, sia quella curativa.
Sia nel “diabete giovanile”, sia in quello “senile”, le cellule dell’organismo non sono capaci di utilizzare regolarmente e in modo corretto il glucosio. Questo mancato utilizzo del glucosio cellulare provoca il suo accumulo nel sangue.
Se l’iperglicemia raggiunge valori elevati, il glucosio viene eliminato con le urine. Tutto questo spiega la notevole sete del diabetico, costretto ad ingerire molti liquidi e ad eliminare notevole urina per espellere il glucosio presente nel sangue.
Indicazioni dietetiche
Nella cura del diabete, è molto importante il raggiungimento di due obiettivi fondamentali, che sono il controllo della glicemia (attraverso la dieta), e la prevenzione delle gravi complicanze che la malattia comporta.
La pratica di una corretta alimentazione deve pertanto osservare:
un basso apporto di zuccheri semplici (non superiore al 5% delle calorie giornaliere totali);
un apporto calorico adeguato al peso e alle necessità fisiologiche;
un apporto elevato di fibre;
grassi e proteine in funzione delle condizioni metaboliche.
La ripartizione dei nutrienti deve essere costituita, rispetto alle calorie totali, da: 50 – 55% di glucidi, di cui circa il 90% costituiti da amido, e la restante parte da zuccheri no insulino-dipendenti (fruttosio, sorbitolo, xilitolo) e fibre; 25 – 30% di lipidi, di cui i 2/3 di origine vegetale; 15% di proteine (preferire quelle vegetali).
Il consumo di cibi integrali (ricchi di fibra) è importante perché conferisce senso di sazietà e rallenta l’assorbimento intestinale del glucosio.
La suddivisione dei pasti nella giornata è di fondamentale importanza, e può arrivare fino a 5 – 6 nei pazienti in trattamento insulinico.
Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net
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OBESITA’
Nella società americana l’obesità ha un’incidenza ed una prevalenza molto elevate. Nel passato l’obesità era un indice di ricchezza, cioè chi aveva una condizione sociale più elevata aveva la possibilità di avere molti nutrimenti a disposizione ed, approfittando di questo, aumentava di peso facendo notare agli altri la propria condizione sociale. Adesso sembra che l’obesità sia più tipica dei livelli sociali più bassi e tante condizioni di ansia, di nevrosi e tanti problemi vengono riversate sul cibo per cui c’è un aumento di peso che supera il peso ideale fino ad arrivare a valori enormi.
Obesità= peso > del 40% del peso ideale
Perché ci si interessa tanto dell’obesità?
Perché aumentando il peso, aumenta la possibilità di manifestare tutta una serie di patologie che possono agire sul soggetto riducendone la durata di vita, causando patologie importanti che possono limitare o peggiorare l’esistenza di una persona.
L’obesità ormai è molto diffusa anche da noi, infatti si vedono molti bambini obesi, è molto più grave quando l’obesità parte dall’infanzia perché è molto difficile da risolvere, la causa di ciò possono essere:
- Abuso della televisione (pubblicità)
- Uso improprio degli alimenti
Per cui il bambino è spinto a consumare determinati nutrimenti ed in certe quantità che lo portano ad una aumento della massa adiposa con un aumento delle cellule adipose, si instaura così un’obesità che tende a diventare stabile nel tempo ed è più difficile da debellare dell’obesità che sorge in età più avanzata.
indice di massa corporea (BMI o IMC)
è dato dal rapporto= peso espresso in Kg/altezza espressa in metri 2
risultato:
Dal grafico si può notare come più aumenta il BMI, più aumenta il rischio di mortalità.
In ospedale è più facile che i pazienti con patologie importanti siano obesi che non magri (malattie cardiovascolari, calcolosi, ipertensione, ecc.).
Per valutare un sovrappeso o l’obesità ci sono varie metodiche: un tempo si ricorreva a strane formule (Formula di Lorenz, Formula di Brocard) in cui venivano inseriti vari numeri per stabilire il peso ideale per quell’età, altezza, sesso. Ora non sono più attendibili.
Poi ci sono delle tabelle per stabilire se un soggetto è obeso con già stabiliti pesi ideali per età, altezza e sesso. Il peso ideale è un concetto importante: ci sono tabelle delle assicurazioni americane, tabelle basate sulle deviazioni standard; però il metodo più semplice si basa sul BMI che dà l’idea di sovrappeso, di obesità franca o di normalità.
Ci sono, infine, metodi più soffisticati per valutare il peso ideale: questo va riferito alla massa magra e, quando si dà una dieta ad un pz, bisogna sapere il fabbisogno della sua massa magra, dei suoi muscoli, della sua condizione di normalità e per questo ci sono sistemi che permettono di valutare il quantitativo di massa magra e grassa separatamente.
Di solito l’obesità è dovuta ad una discrepanza tra introito calorico e ciò che viene consumato e, se si vuole dimagrire, bisogna ridurre l’introito calorico senza danneggiare la massa magra.
Ci sono diverse metodiche per questo: (Tabella 8 pag. 2)
- bilancia idrostatica
- pletismografia (si basa sul peso specifico)
- sistemi con plicometria: si misurano le pliche e moltiplicandole per un fattore fisso si risale alla massa grassa e la si toglie dal peso totale.
- Diluizione isotopica
- TAC addome, è un metodo semplice: si stabilisce quanto tessuto adiposo c’è nelle varie sezioni, come è disposto e si risale al tipo di obesità à (Figura 3 pag. 3) la parte bianca è il tex adiposo e dal rapporto tra chiari e scuri si può valutare se l’obesità è viscerale o a livello delle cosce (obesità ginoide). Facendo un rapporto tra tessuto adiposo sottocutaneo e quello intraaddominale si ottengono parametri che ci indicano il tipo di obesità del pz, oltre a poter stabilire la quota di massa grassa.
- Assorbimento fotonico
- Attivazione nucleare
- RMN
- Conduttanza (metodo molto usato): una corrente elettrica attraversa il nostro corpo e si valuta la massa magra (ripedensometria), inoltre ci dice il peso ideale perché collegato ad un sistema computerizzato. C’è poi un sistema più semplice basato sulla conduzione di uno stimolo elettrico lungo la massa magra, mentre nella massa grassa non c’è conduttanza, per cui si valuta quanta massa muscolare c’è e di quanto deve calare il peso del pz. Sapendo il tipo di obesità si può decidere il trattamento.
Obesità nel bambino (IPERPLASTICA): dovuta ad un aumento del numero di adipociti per cui, visto che gli adipociti rimangono sempre dello stesso n° per tutta la vita, è facile instaurare un’obesità non più identificabile, l’obesità è meno reversibile.
Gli adipociti sono pieni di trigliceridi (TG) e possono o aumentare di n° o aumentare di dimensioni in presenza di elevati livelli di TG; i fattori che stimolano gli adipociti possono essere:
- funzionali
- ormonali
- growth factor
- genetici
Adipoblasto e preadipocita à fattori di maturazione à adipocita
Obesità nell’adulto (IPERTROFICA): gli adipociti si gonfiano à aumentano i depositi che saranno poi gestiti da ormoni:
_ maschio à obesità viscerale e addominale (obesità androide)
_ femmina à obesità a livello delle cosce (obesità ginoide)
CAUSE DELL’OBESITA’
- Condizioni genetiche: (sindrome di Down, ecc.) intervento per correggere l’obesità è ridotto e non si riesce a correggerla più di tanto.
- Obesità acquisita: è più frequente e le cause di quest’obesità secondaria sono molteplici (Tabella 18 pag. 5)
1)Errate abitudini alimentari:
- Edonismo: il mangione, il gourmet ama mangiare e spesso non intende dimagrire fino a che non gli viene un infarto e forse cambia idea.
- Nevrosi d’ansia: in Occidente sono dovute a stress o problematiche esistenziali che si compensano con il cibo. Tipico degli Americani (per pubblicità ecc.) che mangiano cibi ricchi di grassi ed, anche se nei film nascondono il problema rappresentando una società di magri, il problema dell’obesità è esteso e grave. Ci sono vestiti con quattro volte la stoffa per persone normali! In questi casi ci sono notevoli problemi negli interventi chirurgici e nella guarigione.
- Pressione sociale: per es. il maltrattamento da parte del datore di lavoro induce il soggetto a sfogarsi nel cibo.
2) Sedentarietà: perché non si ama il movimento ed in più si mangia, tipico degli sportivi che quando cessano l’attività, se non diminuiscono il cibo, divengono obesi ed hannon notevoli rischi per problemi cardiaci: cuore grande per lo sport, si affatica per l’obesità anche per sproporzioni tra letto alimentare e dimensioni del cuore; quindi è bene evitare una eccesso alimentare. La Tabella 19 pag. 5 mostra l’eccesso di calorie nei bambini da 9 a 12 anni nel tempo.
3) Malattie intercorrenti:
- Lesioni del SNC: alterazioni del centro della fame-sazietà à continua assunzione di cibo à obesità.
- Insulinomi: il pz dirà di avere delle crisi in cui perde quasi coscienza, ma si riprende mangiando qualche cosa, in pochi mesi aumenta di peso (dosare glicemia ed insulina); non si può intervenire riducendo il cibo altrimanti si ha ipoglicemia e coma.
- Ovaio policistico: aumenta l’accumulo di adipe per interferenza ormonale.
- Ipotiroidismo: aumento di adipe perché si brucia di meno (protein lipasi).
4) Farmaci oressigeni:
- Ansiolitici ed antidepressivi
- Antistaminici
Entrambi stimolano il centro della fame o deprimono il centro della sazietà.
(Tabella 20 pag. 6)
Indagine sulle calorie assunte da soggetti normali e obesi (ci sono valori un po’ discrepanti). Ci può essere una grossa differenze tra il massimo ed il minimo perché si parte con una condizione in cui si introducono più calorie per avere obesità, ma poi non è detto che un obeso continui a mangiare più di un non obeso. Anzi, a volte mangiano poco, ma non dimagriscono perché l’eccesso di introito calorico fa scattare l’obesità e la mantiene per lungo tempo, però con l’andare del tempo non è più necessario quest’eccesso per mantenere l’obesità e di ciò bisogna tenere conto in cura, cioè per risolvere l’obesità bisogna ridurre ulteriormente l’introito calorico. La causa di ciò è un meccanismo di regolazione: gli obesi spendono meno energia per produrre calore (termogenesi), infatti un obeso ha meno problemi di scambio di calore con l’esterno perché è isolato dall’adipe. Il grasso bruno che presiede alla termoregolazione sembra alterato in un obeso à alterata termogenesi.
Non sempre, quindi, l’obeso mangia di più degli altri, anzi spesso mangia di meno.
Regolazione del centro della fame:
- Catecolamine: iniettate in animale inibiscono l’intake di calorie
- Dopamina: funzione permissiva à stimola l’appetito
- Serotonina: fa ridurre l’introito calorico
- Acetilcolina: aumenta l’introito di cibo
- Peptidi oppiacei: bendorfine à riducono l’anoressia
Molti erano usati come farmaci, ora le amfetamine non si possono più usare come anoressizzanti perché danno assuefazione; sostanze che stimolano la serotonina sono state tolte dal commercio perché davano problemi a livello valvolare ed aumento della pressione.
Molti farmaci che agiscono sui detti neurotrasmettitori, agendo sul centro dell’appetito o della sazietà, potrebbero aiutare nell’obesità, ma per i problemi che danno non possono essere usati, per cui si usano altrimenti. In passato, oggi di meno, si usavano ormoni tiroidei contro l’obesità perché aumentano il metabolismo di base riducendo il peso.
Oltre a regolatori centrali, ci sono regolatori periferici, nervosi, chimici, ormonali:
- Aumento del volume gastrico: pz abituato a mangiare molto ha bisogno di sentire lo stomaco pieno, perciò se si riduce il cibo il pz sentirà il bisogno di riempire lo stomaco à si attiveranno i sensori che indicano la sazietà solo con il riempimento dell stomaco. Nella gastroplastica in cui lo stomaco è ridotto ad una piccola sacca, basterà poco cibo per riempirlo ed anche i sensori saranno di meno per la minore superficie.
- Stimoli chimici: cibi zuccherati prima di un pasto riducono un po’ la fame, invece senza -ipoglicemia o bassa glicemia- si stimola la fame. Pz gastroresecati per tumori o ulcere peptiche hanno una glicemia ridotta per un ridotto transito intestinale à stimolo della fame.
- Segnali ormonali:
- Insulinoma: induce introduzione di cibo
- Estrogeni: inibiscono introduzione di cibo
- Colecistochinine: inibiscono introduzione di cibo
- Bombesina (prodotta dall’intestino): antagonista dell’assunzione di cibo
- Prostaglandine e precursori
Su questi regolatori si studia molto per trovare farmaci contro l’obesità a livello periferico, visto che molti dei farmaci che agiscono a livello centrale sono stati aboliti (molto studiati la bombesina e le prostaglandine).
Un altro fattore che causa l’obesità è lo scarso dispendio energetico.
Le calorie necessarie ad una vita normale servono per 1) il metabolismo basale 2) la termogenesi 3) l’attività fisica. Se si rispettano questi tre parametri si ha un consumo si 2500 cal/die che è una razione alimentare media ed il rischio di obesità si riduce. Se aumentano le calorie e diminuisce l’attività fisica si ha discordanza tra ciò che si introduce e ciò che si spende; questo è da tenere conto per la dieta.
Metabolismo basale: dipende dalla massa magra (muscoli), dall’età, dal sesso, da ormoni tiroidei, catecolamine e tournover proteico.
Termogenesi: dipende dal pasto, dall’esposizione al freddo, da influenze psichiche e sostanze termogeniche.
Attività fisica: dipende da durata ed intensità dell’esercizio fisico e varia da persona a persona.
Per non avere obesità, quindi, oltre ad una corretta introduzione di cibo, ci va un giusto bilanciamento di dispendio energetico.
Con l’obesità insorgono diversi problemi :
Disturbi di tipo meccanico:
- Artropatie: soggetto non più giovane ha malattie degenerative alle articolazioni (artrosi, gonartrosi artrosi della colonna, periartriti, artrosi cervicale) per un aumentato carico dato dall’obesità; spesso le gambe sono deformate e se si è dopo la menopausa ci può essere osteoporosi e l’obesità aggrava ancora di più la situazione.
- Ipoventilazione alveolare: quota di adipe che fa fare più lavoro ai muscoli della cassa toracica ed addome ricco di grasso che preme sul diaframma e comprime il parenchime polmonare riducendo l’escursione della respirazione. Scompare quasi l’espirazione addominale, rimane solo la respirazione toracica, però è più faticosa perché è contrastata dall’adipe.
Si ha minore ossigenazione ed il pz diverrà ipossico fino all’acidosi respiratoria con fasi di sonnolenza e quasi coma (da cui può essere risvegliato). Inoltre si ha un aumento del lavoro cardiaco.
Insufficienza respiratoria costrittiva: sindrome di Piquik, pz gravemente obesi, BMI >>40 che si addormentano dappertutto, per cui quest’alterato metabolismo va corretto perché il pz può morire. Condizione grave.
- Apnee ostruttive nel sonno. Ipossia. Pz essendo obeso tende a dormire a pancia in su e quindi le apnee notturne sono favorite e si può sfociare in un’insufficienza coronarica à danni cardiaci (angina pectoris, infarto). Il cuore, inoltre, in obeso deve aumentare il lavoro ed in più aumenta la pressione. Questi sono tutti fattori che favoriscono la coronaropatia.
Alterazioni metaboliche conseguenti all’eccesso ponderale:
- Ridotta tolleranza ai carboidrati e diabete: capita spesso.
- Dislipidemia: alterazione dei lipidi ematici à ipercolesterolemia
à ipertrigliceridemia
à dislipidemia mista
certe volte i lipidi sono del tutto normali.
Le dislipidemie determinano un danno vascolare con predisposizione all’arterosclerosi: danno alle coronarie ed ai vasi periferici (claudicatio).
- Iperuricemia: gotta per il grosso tournover di alimenti, aumento produzione di proteine. Anche predisposizione a danni renali da ac. urico.
Patologia associata all’obesità:
- Ipertensione arteriosa: per un’aumentata gittata cardiaca, inoltre l’obeso è iperinsulinemico e ciò fa aumentare l’ipertensione arteriosa à aumenta lo sforzo cardiaco à rischio di scompenso e di cardiopatia coronaria, di insufficienza e di problemi valvolari.
- Calcolosi della colecisti: aumenta il tournover degli acidi grassi e l’eliminazione di colesterolo à aumenta la formazione di calcoli.
- Carcinoma dell’endometrio: per alterazione ormonale.
Certi obesi sono più a rischio di altri e ciò dipende dal tipo di obesità.
- Obesità androide o centrale: più a rischio di patologie. Più grasso periviscerale. Maggior rischio di patologie cardiovascolari perché questo tessuto adiposo nell’intestino scambia continuamente grassi con il fegato e la vena porta, per cui aumenta la produzione di trigliceridi, VLDL à valenza aterogena à malattie cardiovascolari. Ipertensione, ridutta tolleranza glicidica => sindrome plurimetabolica.
- Obesità ginoide: quadro lipidico è normale anche con BMI= 40
L’obesità centrale va combattuta più di quella ginoide che è un’obesità più benigna.
Aumento produzione di insulina dà ipertensione: si è visto in diabetici di tipo 2, spesso sovrappeso, ed anche in obesi non diabetici; non se ne conosce il motivo.
L’insulina è uno stimolatore della fame, cioè se è troppa in rapporto agli alimenti, ci sarà dell’insulina scoperta che stimola il centro della fame. Anche in diabetico a cui si dà troppa insulina, diabetico di tipo 2 hanno insulina poco attiva con secrezione molto attiva: glicemia a digiuno elevata, come se dopo pasto si avessero forti poussez di insulina, (iperinsulinismo tipico di diabete di tipo 2 e di obesi). Test da carico di glucosio negli obesi denunciano alti livelli di insulinemia e a fine test si possono avere valori più bassi di glicemia perché hanno più insulina che raggiunge dei picchi.
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Con il termine obesità si intende un aumento di peso corporeo di oltre il 20% rispetto al peso ideale stabilito in rapporto a sesso, età e altezza. Tale condizione rappresenta attualmente la più diffusa patologia da malnutrizione nelle società occidentali, ed è dovuta, generalmente, all’assunzione di nutrienti in quantità cronicamente superiore al fabbisogno individuale.
Il significato clinico e sociale è senza dubbio rilevante, dal momento che l’obesità, soprattutto di grado elevato, si associa a molte complicanze, sia mediche che chirurgiche, spesso invalidanti.
Si distinguono un’ obesità essenziale e una secondaria, cioè conseguente ad altri stati morbosi.
L’ obesità essenziale è la più frequente, ed è determinata sostanzialmente da uno squilibrio tra introduzione calorica alimentare in eccesso e da un diminuito consumo di energie con l’attività fisica. La terapia di questo tipo di obesità è dietetica, e solo in rari casi è utile l’associazione di farmaci.
L’ obesità secondaria, invece, può essere dovuta a:
- lesioni ipotalamiche con conseguente alterazione del senso di fame e di sazietà;
- ipotiroidismo;
- ipogonadismo;
- policistosi ovarica;
- sindrome di Cushing;
- diabete mellito;
- insulinoma.
La terapia prevede, naturalmente, la cura della malattia di base.
Per standardizzare la diagnosi di obesità nei diversi paesi, negli ultimi anni è divenuto comune l’impiego dell’Indice di Massa Corporea (BMI, acronimo della terminologia anglosassone Body Mass Index). Il BMI è un indice espresso come peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell’altezza espressa in metri (kg/m2).
Una delle più accettate classificazioni in base alle categorie di peso è quella riportata in tabella:
| Classificazione |
Classe di |
BMI |
| Sottopeso |
<18,5 |
|
| Normopeso |
18,5-24,9 |
|
| Sovrappeso |
25-29,9 |
|
| Obesità lieve |
I |
30-34,9 |
| Obesità moderata |
II |
35-39,9 |
| Obesità grave |
III |
>40 |
L’obesità può essere considerata come una condizione morbosa con cause multifattoriali, tra le quali una predisposizione genetica, i fattori ambientali, lo stile di vita, fattori psicologici e socio-culturali.
- Predisposizione genetica e fattori ambientali: molti studi hanno dimostrato che i FATTORI GENETICI hanno un ruolo importante nel determinare l’OBESITA’. Anche l’AMBIENTE in cui viviamo (abitudini familiari) può favorire l’aumento di peso; ad esempio, un bambino obeso, se vive in una famiglia con adulti obesi, avrà molte più probabilità di diventare un adulto obeso.
- Stile di vita: basta avere un corretto stile di vita per controllare il proprio peso, cioè fare attenzione a cosa si mangia, e praticare attività fisica giornaliera e costante.
- Fattori psicologici e socio-culturali: la fame è regolata da meccanismi fisiologici che ne bloccano lo stimolo una volta che l’organismo si è nutrito a sufficienza. In alcuni casi, tali processi vengono alterati da comportamenti alimentari irregolari che inevitabilmente sfociano nell’obesità. Associati all’obesità, ci possono essere sintomi psicopatologici quali:
ANSIA
DEPRESSIONE
SCARSA AUTOSTIMA
INSODDISFAZIONE CORPOREA
RELAZIONI INTERPERSONALI PROBLEMATICHE
DIFFICOLTA’ NEL GESTIRE LE EMOZIONI
In realtà, dal punto di vista psicologico, come da quello medico, l’obesità si presenta come un quadro estremamente complesso.
Secondo una utile classificazione che tiene conto sia del comportamento alimentare sia dell’assetto cognitivo ed emotivo, si possono individuare tre principali tipologie di soggetti obesi:
gli iperfagici prandiali
i grignotteurs
i binge eaters
L’iperfagia prandiale è un tratto psicologico e comportamentale che si caratterizza per l’assunzione di grandi quantità di cibo prevalentemente durante i pasti. Si tratta di un profilo caratterizzato dal piacere per il cibo, dal controllo sulle quantità assunte, dall’aspetto prevalentemente conviviale legato ai pasti e dalla assenza di malessere psicologico legato all’assunzione degli alimenti stessi.
L’iperfagia prandiale è spesso il risultato di consolidate abitudini familiari, ed è non di rado associata a stereotipi culturali. Gli eccessi alimentari durante i pasti possono determinare l’insorgenza di una obesità marcata qualora tale comportamento sia frequente, ma il peso può rimanere entro i limiti del sovrappeso (BMI<30) se esso risulta episodico.
Si possono distinguere due categorie di iperfagici prandiali: i golosi e i divoratori. I golosi amano il cibo e tutto quello che ne permette una assunzione il più possibile appagante, a cominciare dalla compagnia con cui si va a tavola. I divoratori invece tendono a privilegiare la quantità sulla qualità, raramente preparano i piatti che poi consumeranno in compagnia, mangiano più velocemente dei golosi senza peraltro perdere il controllo sulla quantità.
Per grignottage si intende il “mangiucchiare” piccole quantità di cibo, soprattutto dolci e grassi, quindi alimenti altamente calorici, durante buona parte della giornata. Il grignotteur, così come l’iperfagico prandiale, mangia lentamente e apprezza quello che sta mangiando, a differenza del primo però, spesso mangia in risposta a noia, ansia o malesseri fisici vari.
Il binge eating disorder (o disturbo da alimentazione incontrollata) è invece una sindrome molto più grave e complessa dal punto di vista psicologico. Il comportamento alimentare di questi soggetti è caratterizzato da abbuffate episodiche (del tutto simili a quelle dei pazienti affetti da bulimia nervosa) accompagnate da perdita di controllo e seguite da deflessioni dell’umore. Per abbuffata si intende un episodio alimentare caratterizzato dall’introduzione di una grande quantità di cibo (assai superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo di tempo e in circostanze simili) accompagnata dalla sensazione di perdita del controllo.
Tuttavia, oltre alle abbuffate, questi pazienti presentano un disordine alimentare tale per cui non sono in grado di sistematizzare il loro comportamento alimentare, sia nei periodi liberi da abbuffate, sia durante i momenti della giornata in cui l’abbuffata si verifica. Questi soggetti, tendono ad avere un’obesità di grado elevato.
Queste sono tre tipologie di soggetti di cui si parla poco, rispetto agli anoressici e ai bulimici, ma che dovrebbero essere conosciuti perché rappresentano l’inizio dell’obesità, una malattia ancora più difficile da curare, soprattutto quando si sono già sviluppate le sue molteplici complicanze.
Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net
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Il termine dieta mediterranea è stato proposto per la prima volta negli anni ‘60 da Ancel Keys (nutrizionista americano) come dieta equilibrata e sana per la nostra società moderna
Mangiare secondo la dieta mediterranea non significa solo mangiare i prodotti tipici del bacino mediterraneo, ma anche consumare un pasto povero dal punto di vista calorico e ricco di alimenti di origine vegetale e riscoprire il sapore delle erbe aromatiche.
Questo tipo di alimentazione privilegia il pane (meglio se integrale), la pasta (meglio se integrale), il riso, le verdure di stagione, i legumi, la frutta di stagione, l’olio di oliva, il pesce azzurro e con moderazione le uova e le carni alternative (carni di animali diversi dai bovini).
Oggi esistono valide prove scientifiche che una alimentazione come quella tradizionale mediterranea riduca notevolmente i rischi di insorgenza delle cosiddette malattie “da civilizzazione” o “del benessere” come aterosclerosi, ipertensione, obesità, diabete ed alcune forme di cancro.
La dieta mediterranea rivaluta soprattutto le più sane abitudini alimentari della nostra tradizione; abitudini che peraltro sono state oggi da noi abbandonate, perché considerate espressione di “vita povera”, sulla via del consumismo importato dalle società industriali. Come conseguenza, oltre a spendere di più mangiamo male (cioè in modo poco equilibrato) e troppo (consumiamo molto di più del nostro reale fabbisogno calorico).
Occorre quindi ritrovare la strada per nutrirci in maniera “adeguata”; riportare in tavola ogni giorno i “nostri” cibi, variandoli ed alternandoli opportunamente anche secondo i propri gusti e la propria disponibilità economica, con un consumo equilibrato ossia attento alle nostre attività lavorative, sportive, al sesso, alla corporatura e all’età.
Gli alimenti dell’area mediterranea, riscoperti nei piatti tipici delle varie regioni italiane, sono adatti anche per formare facilmente “piatti unici”, capaci di fornire da soli l’apporto nutritivo degli usuali “primo” e “secondo”, sostituendoli efficacemente ed economicamente con un’unica portata. Esempi noti sono: la pasta con fagioli (o ceci, o lenticchie), lo spezzatino con patate, le paste asciutte con condimenti di formaggi o carni, i minestroni con formaggio grattugiato, la pizza, ecc..
Le erbette spontanee svolgono un ruolo fondamentale nella valorizzazione della dieta mediterranea perché:
sono spontanee e quindi reperibili facilmente nel territorio dell’area mediterranea, pertanto fortemente tipiche;
si consumano stagionalmente e quindi consentono di recuperare piatti tradizionali che si possono consumare solo in determinati periodi dell’anno;
contengono alcuni principi attivi che aiutano generalmente l’organismo nei processi depurativi e disintossicanti, ben si prestano nelle “diete rigenerative” di primavera;
consentono, dal punto di vista gastronomico, la riproposta di una alimentazione sana e genuina che soddisfa equilibratamente i bisogni nutrizionali dell’individuo.
La scienza che studio l’uso della erbe spontanee in alimentazione si chiama fitoalimurgia.
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I Principi della dieta:
Soggetto Principio
Numero di pasti: Sei al giorno, distanziati in modo regolare durante la giornata. Fate uno spuntino due ore prima dei pasti
principali.
Gli undici SuperAlimenti: I pasti devono essere basati in larga misura su questi
undici gruppi di alimenti. Ogni pasto dovrebbe contenerne almeno due:
Mandorle e altra frutta secca; Legumi; Spinaci e altri ortaggio a foglia verde; Latticini (latte scremato, yogurt e formaggio a basso contenuto di grassi); Cereali d’avena istantanei (senza zucchero e aromatizzati); Uova; Tacchino e altre carni magre; Olio d’oliva; Pane e cereali integrali; Proteine del siero di latte in polvere;Lamponi e altri frutti di bosco.
Armi segrete: Ognuno degli undici gruppi di alimenti è stato incluso in virtù delle sue armi segrete, vale a dire i principi nutritivi che aiutano a bruciare i grassi e a proteggervi dalle malattie, e che contribuiscono a mantenervi snelli e in forma per sempre.
Principi nutritivi da preferire: Proteine, grassi monoinsaturi e polinsaturi, fibre, calcio.
Principi nutritivi da limitare: Carboidrati raffinati (oppure carboidrati con elevato indice glicemico, IG), grassi saturi, grassi trans (oli o grassi parzialmente idrogenati), sciroppo di glucosio, amido modificato.
Alcolici: Limitate il loro consumo a 2 – 3 drink la settimana, per ottimizzare i benefici della dieta.
Alimenti energetici fondamentali: I frullati. Il calcio e le proteine del latte, dello yogurt e del siero, abbinati alle fibre dell’avena e della frutta, li rendono un alimento completo e da privilegiare: bevetene regolarmente.
Quando sgarrare: Un pasto la settimana mangiate quello che volete.
Attività fisica: Facoltativa le prime due settimane. Dalla terza alla sesta settimana fare attività fisica per 20 minuti tre volte la settimana, dando la preferenza al rafforzamento dei muscoli, alla camminata veloce e agli esercizi per gli addominali.
Esercizio fisico a casa: Nel programma sono inclusi anche alcuni esercizi che potete tranquillamente fare a casa.
Esercizi per gli addominali: Da eseguire all’inizio di due delle tre sezioni previste di rafforzamento muscolare. Fate un esercizio per ciascuno dei cinque differenti tipi di addominali.
Bollettino della salute: che cos’è l’ipertensione arteriosa?:
Riducete drasticamente gli insaccati: una fetta di prosciutto contiene 240 mg di sodio. Il sale fa aumentare la pressione. Scegliete affettati con basso apporto di sodio, come il roast beef, il tacchino o il prosciutto cotto. Cercare di evitare il cibo in scatola che probabilmente contiene troppo sale.
Limitate gli alcolici: Non dovreste bere mai più di due bicchieri di bevande alcoliche durante la giornata. Meglio optare per un succo d’arancia, che è una delle principali fonti di potassio e quindi contribuisce ad abbassare la pressione.
Bevete più tè: I flavonoidi contenuti nel tè incrementano la capacità dei vasi sanguigni di rilassarsi e rendono il sangue fluido, riducendo così il rischio di formazioni di trombi.
Tutto quello che vi serve per iniziare:
Da comprare una volta: Frullatore; Semi di lino macinati; Integratore multivitaminico addizionato di cromo.
Elenco base: gli undici
Superalimenti e loro derivati: Mandorle e altra frutta secca; Legumi; Spinaci e altri ortaggio a foglia verde; Latticini (latte scremato, yogurt e formaggio a basso contenuto di grassi); Cereali d’avena istantanei (senza zucchero e aromatizzati); Uova; Tacchino e altre carni magre; Olio d’oliva; Pane e cereali integrali; Proteine del siero di latte in polvere;Lamponi e altri frutti di bosco.
Altri alimenti consigliali: Manzo magro; Ortaggi a foglia verde; Pasta integrale; Pesce Magro; Petto di pollo; Pompelmo, arance o altra frutta; Riso integrale a chicco lungo; Tonno in scatola.
Per gli esercizi da fare a casa
(se già frequentate una palestra Materassino; Panca; Uno o due paia di pesi medi;Palla medica
dovreste avere tutta
l’attrezzatura necessaria):
“Equazioni”, prendendo in considerazione l’attività fisica:
PIU’ CIBO = PIU’ MUSCOLI = MENO CICCIA
l’alternativa è invece: MENO CIBO = MENO MUSCOLI = PIU’ CICCIA
Le Proteine: la principale fonte di energia
Costituiscono la struttura dell’organismo, fra cui muscoli, organi, ossa e tessuti connettivi;
Sotto forma di enzimi, aiutano a digerire il cibo;
Sotto forma di ormoni, suggeriscono al corpo quando utilizzare gli alimenti per ricavare energia;
Trasportano l’ossigeno ai muscoli e agli organi attraverso il circolo sanguigno;
Come anticorpi, proteggono dalle malattie in caso di attacco da perte di virus e batteri.
Sono buone; Bruciano calorie mentre le state mangiando; Rendono sazi più a lungo; Aumentano la massa muscolare e aiutano a bruciare grasso per tutta la giornata.
Avete bisogno ogni giorno di circa 1 g di proteine per ogni ½ kg di peso corporeo. È infatti questa la quantità che l’organismo utilizza quotidianamente. Per esempio, un uomo di 80 kg ha bisogno di 160 g di proteine al giorno, che possono essere assunte per esempio nel seguente modo:
3 uova (18g); 480 ml di latte scremato (16g); 270 g di formaggio fresco (44g); 1 panino con roast beef (28g); 230 g di petto di pollo (54g).
I Grassi: sottovalutati
Grassi trans: Cattivi Evitate: Cibi fritti; Margarina (eccetto le margarine biologiche prodotte con olio di girasole, che sono prive di grassi idrogenati); Prodotti da forno confezionati; Tutti gli alimenti che riportano la dicitura “grassi parzialmente idrogenati” nella lista degli ingredienti.
Grassi saturi: Cattivi Evitate: Latticini a base di latte intero; Parti grasse di carne rossa.
Grassi polinsaturi: Buoni Consumare maggiori quantità di: Pesce; Semi di lino e olio di semi di lino.
Pesce ricchi di omega-3: sardine(2,3g), salmone(2g), sgombro(1,8g), tonno fresco(1,4g), trota(1,1g), pesce spada(1,1g), ostriche(0,5g), tonno in scatola(0,07g).
Grassi monoinsaturi: Buoni Si trovano in: Frutta secca, olive, arachidi, avocado, olio d’oliva e olio di canola.
Calcio, il “brucia-grassi” del futuro
La dieta per gli addominali raccomanda i seguenti alimenti ricchi di calcio:
30g di parmigiano (314mg); 170 ml di formaggio fresco (126mg); 240 ml di yogurt magro (415 mg); 240 ml di latte scremato (264 mg); 30 g di groviera (224mg); 30 g di mozzarella (143 mg); 28 g (1 misurino-dosatore) di proteine del siero di latte in polvere (110 mg).
Ecco i quattro principali strumenti per verificare quanto la dieta per gli addominali sta funzionando:
Peso. Vi permette di controllare i progressi durante la dieta, ma è un metodo di valutazione incompleto perché non considera la quantità di muscoli che state guadagnando: i muscoli pesando il 20% più del grasso, quindi anche una notevole perdita di massa grassa potrebbe non tradursi in un crollo del peso.
Indice di massa corporea (IMC). Per calcolarlo, dividete il vostro peso in kg per il quadrato dell’altezza espressa in metri. Un indice tra 25 e 30 significa soprappeso. Oltre 30 significa obesità. Ma anche questa valutazione non è completa, perché non prende in considerazione la massa muscolare e dimentica dov’è localizzata la maggior parte del grasso corporeo.
Rapporto vita – fianchi. È più importante dell’indice di massa corporea perché considera il grasso addominale, il più pericoloso per la salute. Un basso rapporto vita-fianchi indica un minore rischio per la salute. Per verificare il vostro rapporto, misurate il giro vita all’altezza dell’ombelico e dividetelo per la misura dei fianchi nel punto più largo (intorno ai glutei). Il rapporto vita-fianchi dovrebbe essere minore di 0,92. Se riuscite a ridurre di solo 5 cm il giro vita, cosa che potete fare seguendo per due settimane la dieta per gli addominali, la situazione sarebbe decisamente diversa.
Percentuale di grasso corporeo. È una misurazione un po’ più complessa. È possibile effettuarla anche in alcune palestre, attraverso scale o calibri. Si può fare anche un semplice test: sedetevi su una sedia con le ginocchia piegate e i piedi appoggiati al pavimento. Con l’indice e il pollice, sollevate la pelle della coscia destra e misuratene lo spessore con un piccolo righello: se misura più di 2,5 cm significa maggiore rischio di diabete e di malattie cardiovascolari.
Per rendere gli addominali visibili il grasso deve essere fra l’8% e il 12%.
Attenzione: una dieta povera di carboidrati favorisce il soprappeso
La frutta, la verdura e i cereali integrali vengono digeriti lentamente, fornendo energia a lungo. I livelli di insulina rimangono costanti, mentre le fibre ci aiutano a ridurre il colesterolo e le vitamine e i Sali minerali ci proteggono da moltissime malattie. Più a lungo stiamo senza carboidrati, più il nostro corpo li richiede. Alla fine dovrete cedere: l’organismo, infitti, è programmato per desiderarli. Si tratta di un meccanismo di difesa naturale, e alla fine madre naturale ottiene sempre quello che vuole.
Cinque modi per aumentare le fibre
Nelle Uova. Mezza cipolla tagliata a fette e uno spicchio d’aglio aggiungono 1g di fibre a due uova strapazzate.
Nel panino. Detestate il pane integrale? Provate quello di segale. come quello integrale contiene 2 g di fibre per ogni fetta, cioè più del doppio del pane bianco.
Nella cena. Sostituite le patate dolci a quelle tradizionali: una patata dolce contiene 2g in più di fibre rispetto alla patata classica.
Nei cereali. 75g di lamponi aggiungono 2g di fibre.
Il programma nutrizionale della dieta per gli addominali
Principio n. 1: sei pasti al giorno
Abitudini Variazione del rischio di obesità
- consumare almeno uno spuntino durante il giorno – 39%
- Trasformare la cena nel pasto più importante del giorno +6%
- Aspettare almeno 3 ore prima di fare colazione dopo essersi alzati +43%
- Consumare più di 1/3 dei pasti al ristorante +69%
- Andare a letto affamati (più di 3 ore dopo l’ultimo pasto o spuntino) +101%
- Fare colazione fuori casa / Non fare colazione +137 / +450%
Come funziona
ore 8: colazione
ore 11: spuntino
ore 13: pranzo
ore 17: spuntino
ore 19: cena
ore 21: spuntino
Principio n. 2: gli undici Superalimenti su cui basare (non limitare) la vostra dieta
Principio n. 3:fate il pieno di frullati
- Serve poco tempo per prepararli.
- Aggiungendo i frutti di bosco e aromatizzandoli con le proteine del siero di latte in polvere o con la crema di mandorle dolci biologica, diventeranno gustosi come un dessert e soddisferanno la vostra voglia di dolce.
- La loro consistenza riempie facilmente lo stomaco.
Come base usate latte, yogurt, proteine del siero di latte in polvere e ghiaccio.
Come assumerli. Bevete un frullato da 240 ml a colazione, come sostituto dei pasti o come spuntino prima o dopo l’allenamento fisico.
Principio n.4: smettete di contare
Principio n.5: che cosa bere e che cosa non bere
Cercare di limitare il più possibile l’assunzione di alcol o bevande gassate. L’alcol contiene “calorie vuote”, perché non aiutano a sentirvi sazi. Anzi, l’alcol fa mangiare di più e stimola il corpo a bruciare meno grassi. Quindi probabilmente tutto ciò che mangiate mentre bevete diventerà grasso puro. Non vi sto dicendo di bere solo acqua, ma berne otto bicchieri al giorno ha enormi benefici: per esempio: aoita a sentirsi più sazi (spesso pensiamo di avere fame ma in effetti è solo sete). L’acqua contribuisce anche a eliminare tutti i cataboliti (le tossine) prodotti dall’organismo quando digerisce le proteine e trasforma il grasso in energia ed è fondamentale anche pre trasportare gli elementi nutritivi verso i muscoli, per digerire il cibo e per mantenere attivo il metabolismo. Quindi se si può, non toccare alcol per 6 settimane, o al massimo limitare il consumo a due-tre bicchieri la settimana.
Principio n.6: una volta la settimana dimenticate gli altri cinque principi
Una volta la settimana dimenticate tutto quello che avete letto sui carboidrati buoni e sui grassi. Mangiate mezza pizza, un hamburger o una qualunque cosa che vi manca e che non è compresa nel programma. Gustatevela e poi ricominciate la dieta per un’altra settimana. Programmate bene quando sgarrare , magari il sabato sera, uscendo con gli amici, oppure mentre guardate la TV o in qualsiasi altra occasione. Se lo programmate lo fare solo in qull’occasione e in nessun altro.
Gli undici Superalimenti
- Mandorle e altra frutta secca
Accrescono la massa muscolare; Combatte i tumori; Aiuta a dimagrire; Combatte le malattie cardiovascolari; Abbassa la pressione arteriosa.
Colpi vincenti: semi di zucca, semi di girasole, avocado.
Impostori: frutta secca salata.
- Legumi
Aiuta a dimagrire; Combatte i tumori; Combatte le malattie cardiovascolari; Accrescono la massa muscolare; Abbassa la pressione arteriosa.
Colpi vincenti: lenticchie, piselli, salsine a base di legumi, humus (è preparato con ceci, eahin – una crema di semi di sesamo – ,aglio, olio extravergine d’oliva, sale integrale), fagioli verdi di soia.
Impostori: legumi in scatola (al naturale contengono sodio perché sono conservati in acqua e sale; se cucinati possono essere ricchi di acidi grassi saturi).
I legumi migliori sono: la soia; i fagioli bianchi; i ceci; i fagioli neri,cannellini,borlotti o dall’occhio
- Spinaci e altri ortaggi a foglia verde
Combatte i tumori; Combatte le malattie cardiovascolari; Abbassa la pressione arteriosa; Aiuta a dimagrire; Rafforza le ossa.
Colpi vincenti: le Crocifere (i broccoli, il cavolo, i cavolini di Bruxelles), gli ortaggi verdi, gialli, rossi e arancio (come gli asparagi, i peperoni e i fagiolini).
Impostori: nessuno, a patto che gli ortaggi non vengano fritti o preparati con formaggi grassi.
- Latticini (latte scremato, yogurt e formaggi a basso contenuto di grassi)
Rafforza le ossa; Aiuta a dimagrire; Abbassa la pressione arteriosa; Combatte i tumori; Rafforza il sistema immunitario.
Colpi vincenti: nessuno.
Impostori: latte intero.
- Cereali d’avena istantanei (privi di zucchero e aromi aggiunti)
Aiuta a dimagrire; Combatte le malattie cardiovascolari; Combatte i tumori.
Colpi vincenti: i cereali ricchi di fibre, come quelli di frumento integrale e quelli con aggiunta di crusca.
Impostori: i cereali con zucchero aggiunto, sciroppo di glucosio e sciroppo di mais.
6. Uova
Aiuta a dimagrire (brucia i grassi); Accresce la massa muscolare.
Armi segrete: proteine, vitamina b12, vitamina A.
Combattono: obesità.
Colpi vincenti: nessuno.
Impostori: nessuno.
7 . Tacchino e altre carni magre (manzo magro, pollo, pesce)
Accresce la massa muscolare; Aiuta a dimagrire; Rafforza il sistema immunitario.
Colpi vincenti: crostacei, prosciutto affumicato, prosciutto crudo.
Impostori: salsicce, pancetta affumicata, carne in scatola, prosciutto cotto, tagli grassi.
Fra tutte le qualità di carne la migliore è il tacchino, perché il suo petto è una delle carni più magre e contiene ben un terzo del fabbisogno quotidiano di niacina (o vitamina B3) e di vitamina B6. Le altre parti sono ricche di zinco e di ferro, ma sono più grasse. Anche il manzo è un classico alimento per tonificare i muscoli – anzi, contiene le più alte quantità di creatina, la sostanza che l’organismo utilizza durante il sollevamento pesi – ma ha anche alcune controindicazioni: contiene infatti grassi saturi. Alcuni tagli, però, ne sono più ricchi, altre meno: meglio scegliere il filetto e le parti posteriori, che sono meno grasse.
Manzo magro (55 calorie, 2-3g di grassi a porzione,pari a 30g).
Bistecca (fianco); Carne trita (magrissima o magra); Roast beef; Filetto.
Manzo a medio contenuto di grassi (75 calorie, 4-5g di grassi a porzione, pari a 30g).
Bistecca (spalla);Carne trita (non etichettata come magra o magrissima);Carne conservata sotto sale.
8. Olio d’oliva
Aiuta a dimagrire; Combatte le malattie cardiovascolari (riduce il colesterolo); Combatte i tumori; Abbassa la pressione arteriosa; Rafforza il sistema immunitario.
Colpi vincenti: oli di semi di girasole, olio di arachidi, olio di sesamo, olio extravergine d’oliva.
Impostori: oli vegetali idrogenati, acidi grassi trans, margarina.
9. Pane e cereali integrali
Combatte i tumori; Aiuta a dimagrire (prevengono l’accumulo di tessuto adiposo); Abbassa la pressione arteriosa; Combatte le malattie cardiovascolari.
Colpi vincenti:riso integrale, pasta integrale.
Impostori:prodotti da forno industriali come il pane bianco e i dolci.
10. Proteine del siero di latte in polvere
Aumenta la massa muscolare; Aiuta a dimagrire (bruciano i grassi).
Armi segrete: proteine, cisterna, glutatione.
Combattono: obesità
Colpi vincenti: ricotta.
Impostori: proteine della soia.
- Lamponi e frutti di bosco
Aiutano a dimagrire (prevengono la fame nervosa); Combattono le malattia cardiovascolari; Combattono i tumori; migliorano l’equilibrio, il coordinamento psicomotorio e la memoria a breve termine.
Colpi vincenti: quasi tutta la frutta, specialmente mele e pompelmi.
Impostori: le marmellate, la maggior parte delle quali sono state private delle fibre addizionate con grandi quantità di zucchero.
Come scegliere bene
Frutti di bosco. Prima di comprarli, controllatene la consistenza: se sono molli e umidi del loro succo è probabile che siano vecchi.
Pomodori. Cercate di scegliere quelli più sodi. Dovrebbero anche avere un profumo dolce.
Pesche. Date la preferenza ai frutti dal colore brillante, senza macchie verdi.
Melone. Dategli un colpo secco. Il suono deve essere cupo, non sordo o una specie di gemito.
Anguria. Le migliori si valutano in base al peso: più pesano, più acqua contengono (più saporite).
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Nella nostra società, rispetto a solo 50 anni fa, le problematiche alimentari si sono capovolte: da un difetto quali-quantitativo si è passati ad un problema d’eccesso.
In Italia più che negli altri paesi occidentali si è assistito ad uno sviluppo precoce del sovrappeso e della obesità e ad una sua maggiore gravità a tutte le età tanto da farla considerare una vera e propria malattia sociale.
In età pediatrica l’obesità è certamente uno dei problemi più frequenti che il pediatra si trova a dover affrontare nella sua pratica quotidiana.
Allo stato attuale nel nostro Paese dal 10 al 30% dei soggetti di età compresa tra i 6 ed i 15 anni presenta un eccesso ponderale che può andare dal sovrappeso all’obesità; mediamente su 10 soggetti della scuola dell’obbligo 2 risultano sovrappeso e 2 obesi e non sembra che tale prevalenza mostri al momento un’inversione di tendenza.
Le percentuali di soggetti interessati varia in relazione al metodo di determinazione usato, per esempio nella Regione Lazio, su uno studio recente di bambini di III elementare, è risultato in sovrappeso il 30% dei soggetti ed obesi il 15%.
L’obesità di un bambino appare come risultato dell’equilibrio dinamico di molteplici fattori (biologici e genetici, culturali e comportamentali, ambientali, familiari e sociali).
In un ambiente in cui l’offerta di cibo è diventata praticamente illimitata è facile che ci sia un distorto apprendimento dell’autocontrollo. Numerosi sono i meccanismi attivi alle diverse età e capaci di interferire con questo processo di apprendimento, tra essi spiccano l’eccessiva preoccupazione dell’alimentazione che si associa alla non conoscenza delle effettive necessità del bambino, l’abbandono precoce dell’allattamento al seno e lo svezzamento inadeguato
Tenendo conto di questi fattori, della correlazione tra età, persistenza della obesità, rischio di malattia in età adulta e della maggior difficoltà a far dimagrire stabilmente un adolescente obeso (anzi dei rischi a cui può andare incontro l’adolescente e l’adulto sia per le malattie che per i possibili effetti collaterali di terapie farmacologiche) , risulta evidente che qui più che in altri campi è importante privilegiare interventi di prevenzione e di trattamento precoce. E’ opportuno che tutta la famiglia si interroghi sui propri comportamenti alimentari per offrire, anche con l’aiuto di un esperto come può essere il suo pediatra di famiglia, una alimentazione più sana e naturale ai propri bambini fin dallo svezzamento.
Si sente spesso dire che con lo sviluppo si riduce il soprappeso. Anche se in alcuni casi è vero nel momento in cui avviene l’accrescimento staturale rapido che si ha nel periodo dell’adolescenza non deve assolutamente essere un alibi per non prendere provvedimenti dietetici in quanto gli studi più recenti ci dicono però che questo non è sempre vero. In quanto, nella maggior parte dei casi, il problema persiste. Infatti esiste una forte correlazione tra precocità del soprappeso e quanto più rapidamente un bambino acquista peso e obesità in età adulta se non si interviene presto.
Questo è tanto più vero se vi è una familiarità (un bambino con i genitori obesi ha l’80% di probabilità maggiore di andare incontro al sovrappeso), se vi sono abitudini alimentari scorrette, se il bambino non pratica sufficiente attività fisica.
Non vanno trascurati gli effetti psicologici di un obesità che persiste nel ragazzo o nell’adolescente (maschio o femmina). Il disagio psicologico che colpisce i ragazzi obesi è sotto l’occhio di tutti; disagio sia soggettivo (consapevolezza di non avere un aspetto gradevole) che oggettivo (i ragazzi “cicciottelli” sono il bersaglio preferito degli sfottò degli amici di scuola), e tutto questo porta ad una scarsa stima di se stesso ed ad un alterato sviluppo psico-fisico. L’obesità da bambino e la sua persistenza da adulto predispone, poi, a tutte quelle patologie caratteristiche di alcuni adulti obesi quali il diabete di tipo II, l’aterosclerosi, l’ipertensione, etc.
Allora cosa fare? Per prima cosa impariamo a rispettare la capacità naturale dei bambini di sapere quando è il momento di smettere di mangiare. I genitori ( ed i nonni) devono sforzarsi di rintuzzare il proprio “istinto” che tende a giudicare la buona salute dei piccoli dal loro appetito. Occorre ricordare (ma non è facile) che abituando fin da piccoli i bambini a mangiare più del dovuto, si altera il loro senso di sazietà ed una volta cresciuti continuano a mangiare più del necessario. Tutti i pediatri vi potranno raccontare di genitori che quando i loro figli hanno 2-3 anni chiedono qualcosa che stimoli l’appetito e poi allorché arrivano ai 10-12 implorano qualcosa che li faccia smettere. Naturalmente rispettare le attitudini dei figli non significa assecondarli nei capricci, tutt’altro, ma che occorre imparare a mettere i bambini davanti ad una scelta varia ma tendenzialmente “austera” con prodotti il più possibile naturali, non confezionati, con una riduzione di bevande innaturalmente dolci, come i succhi di frutta che possono ingannare l’appetito al punto da ridurre l’assunzione alimentare.
Dobbiamo tornare alla dieta mediterranea, quella che si praticava una volta, composta da molte verdure, frutta, grassi prevalentemente vegetali, carboidrati e proteine in giusta quantità e varia qualità. Soprattutto bisogna spezzare la monotonia dell’alimentazione, tornare alla varietà dei cibi, rispettare il corso delle stagioni con gli alimenti adatti per ogni periodo. Abituare i nostri figli a rispettare gli orari dei pasti, consumarli in un solo luogo (non dove capita), seguendo una corretta distribuzione nell’arco della giornata .
Corrette abitudini alimentari e prevenzione obesità
Modifiche dei comportamenti alimentari
- come mangiare a casa
- a orari stabiliti (non quando capita)
- in un solo luogo(non dove capita)
- secondo una corretta distribuzione dei pasti
b) Abitudini utili a tavola
- mangiare lentamente
- mangiare senza fare altro
-mangiare una sola porzione o non portare in tavola seconde porzioni
- “chiudere il pasto” appena possibile
c)Come gestire le tentazioni
- evitare di acquistare i cibi preferiti (ipercalorici)e/o tenere fuori dalla vista i cibi preferiti
- aiutare il bambino a fare un’attività alternativa
d)Come mangiare fuori casa
- a scuola decidere la merenda da portare
- per strada uscire a stomaco pieno
- alle feste decidere prima che cosa portare
