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Articoli marcati con tag ‘corpo’

alla fine martedi’sono stato il primo a essere portato nel blocco operatorio. Con la mia bella camicetta fornita dalla clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo che non mi copre che una misera parte del mio corpo(non per nulla sono qui a sottopormi ad un intervento di chirurgia bariatrica) vengo spostato in quell’aerea di puro terrore misto a speranza che e’ il blocco operatorio.

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Il diabete di tipo 2, detto anche diabete mellito, è considerata la forma più frequente di diabete. Si presenta sopratutto in soggetti di età matura ed è caratterizzato da una produzione di insulina che, nonostante sia normale, è poco attiva sulle cellule. L’insorgenza del diabete è legato a diverse cause tra le quali ci sono l’ereditarietà, la vita sedentaria, lo stress e, ovviamente,l’obesità. La chirurgia bariartica è in grado di contrapporsi in maniera efficace contro l’obesita e le patologie ad essa correlate, quali il diabete di tipo 2. Infatti alcuni recenti studi hanno dimostrato come questo tipo di chirurgia si è dimostrata efficace nella scomparsa dei sintomi del diabete nel 70% dei casi Vi è ora un nuovo tipo di intervento detto gastrectomia verticale con il quale si ottiene un discreto calo di peso e,nel 75% dei casi, la scomparsa del diabete. La gasterctomia verticale consiste nel dividere lo stomaco in due parti in senso verticale. La parte di stomaco rimanente avrà le medesime funzioni di prima dell’intervento. Questo intervento produce nel paziente trattato una precoce sazietà.Inoltre, proprio per la riduzione dell’assorbimento di grassi e calorie che questo intervento comporta, si è notato un conseguente diminuzione del peso corporeo e inoltre la guarigione dal diabete di tipo 2. Lo stesso tipo di beneficio può essere raggiunto, secondo gli specialisti, anche con un altro tipo di intervento: il bypass gastrico.

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In italia le persone obese aumentano sempre di più.

Ad oggi se necontano circa20 milioni. Solo negli ultimi dieci anni c’è stato un aumento del25% e la fasciapiù colpita è quella tra i 43 – 63 anni di età.

Dati allarmantisono anche quellisui bambini: infatti uno su cinque è affetto da obesità osovrappeso anche grave.

Ma quali sono le cause dell’aumento dell’ obesità?Sono principalmente due: la sedentarietà e l’alimentazione scorretta, nonequilibratacon abuso di cibi ricchi di grassi.

Per combattere questo fenomenoè molto importanteseguire una corretta educazione alimentare che favoriscal’attività fisica sin da bambini.

Solo quando questi accorgimenti nonapportano risultati soddisfacenti, si può pensare ad unintervento dichiururgia bariartica, che non deve essere mai visto come una scorciatoia alproblema.

Questo tipo di chirurgia, detta anche “riduzione dello stomaco” è untrattamento chirurgicoche viene utilizzato per combattere l’obesità morbida.

Consiste nell’impedire al corpo di assimilareuna parte delle calorie ingeritetramite una riduzione della sua capacità.E’ indicato nei casi di obesità conIMC superiore a 40 o con IMC tra 30 e 40.

Possono essere sottoposti ad intervento chirurgico tutti i pazienti di età compresa tra i 16 ed i 65 anni.

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Nel precedente articolo abbiamo visto le caratteristiche di alcuni tratti psicologici che possono determinare l’obesità, ma dato che ormai di Anoressia e Bulimia se ne sente parlare sempre più frequentemente, è bene imparare a riconoscerli magari per aiutare una persona a noi vicina che soffre di questi disturbi.

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono definiti come sindromi psichiatriche, e sono: Anoressia Nervosa (AN) e Bulimia Nervosa (BN).

Anoressia Nervosa

Il termine “anoressia” deriva dal greco e significa letteralmente mancanza di appetito. In realtà, le persone affette da Anoressia Nervosa non smettono mai di avere fame, ma hanno così tanta paura del cibo che negano lo stimolo della fame oppure tentano di ingannarlo (bevendo, ad esempio, notevoli quantità di acqua o mangiando grandi quantità di verdure o fibre).
L’Anoressia Nervosa è una patologia che ha come caratteristica principale un’estrema paura di prendere di peso, una profonda sensazione di essere sovrappeso o grassi (pur essendo spesso già molto magri o normopeso) e il continuo timore di perdere il controllo sul proprio peso, sul cibo e sul corpo.
Per questi motivi, i soggetti affetti da anoressia, cercano di ridurre il più possibile l’assunzione del cibo, eliminano alcuni cibi che ritengono “molto calorici”, e cercano in ogni modo di perdere peso o mantenere un sottopeso a volte anche estremo.

Criteri diagnostici

Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e per la statura (peso che rimane al di sotto dell’85% di quello previsto), associato a
Intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso,
Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso e,
Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi.

Nell’ambito dell’AN si riconoscono inoltre due sottotipi:

1) con restrizioni: il soggetto non presenta abbuffate o condotte di eliminazione;
2) con abbuffate e/o condotte di eliminazione (vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici, enteroclismi).

Bulimia Nervosa: criteri diagnostici

Abbuffate ricorrenti

Un’abbuffata è caratterizzata dai seguenti criteri:

mangiare in un definito periodo di tempo una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili
sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad esempio sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si stia mangiando).
Ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei;
L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di anoressia nervosa.
Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte a settimana, per tre mesi.

Anche nell’ambito della BN si riconoscono due sottotipi:

con condotte di eliminazione: il soggetto presenta regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici e enteroclismi;
senza condotte di eliminazione: il soggetto utilizza regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica al vomito autoindotto o all’uso inappropriato di lassativi, diuretici e enteroclismi.

I Disturbi Alimentari sono patologie molto complesse, di lunga durata, e dagli esiti spesso gravi. I diversi tentativi terapeutici fatti nel corso degli anni si sono dimostrati variabili; alcune terapie, come le sole terapie farmacologiche non hanno per ora dimostrato validità scientifiche, anche se sono in corso molti studi di verifica.
Ciò che è invece condiviso a livello internazionale, per i risultati a medio e lungo termine, è l’utilizzo di un approccio terapeutico integrato, in cui più figure si occupino, a livelli diversi, del soggetto portatore della patologia, così come dei familiari o dei compagni.
I disturbi alimentari nascondono spesso dietro a comportamenti distorti rispetto a peso, cibo e corpo, profondi disagi, che impediscono al soggetto di superare il momento di crisi e rendono estremamente facile la cronicizzazione del disturbo.

Per questo motivo, la terapia dei soggetti con DCA è una terapia lunga, in media 2 anni, mentre si può fare molto con la prevenzione se questa inizia nella prima infanzia, e coinvolge i genitori ed i parenti dei bambini.
Bisognerebbe, soprattutto, puntare alla costruzione di una buona capacità a riconoscere gli stimoli interni, alla promozione di un’alimentazione salutare e alla formazione di una solida autostima tale da mantenere un atteggiamento critico nei confronti dei messaggi culturali su cibo, corpo e bellezza.

Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net

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«Con il metabolismo che mi ritrovo, dimagrire è un’impresa impossibile». Chi non ha mai pronunciato questa frase?
La convinzione che il cosiddetto metabolismo lento sia una condanna infrangibile solo con enormi sofferenze è molto diffusa, ma si tratta di un “falso storico”.

In realtà, per accelerare il metabolismo e trasformare l’organismo in una perfetta macchina bruciagrassi bastano pochi, piccoli cambiamenti.
Il segreto sta nell’incorporarli nella vita quotidiana trasformandoli in abitudini da non abbandonare.

Non è solo una questione di calorie. Spesso, al contrario, le riduzioni troppo drastiche e improvvise non fanno altro che mettere il metabolismo in modalitàstand by, spingendolo a non utilizzare le riserve di energia introdotta che inevitabilmente si trasformano in grasso.

Più che il conteggio delle calorie, quindi, l’importante è spingere l’organismo ad utilizzarle in modo efficiente. È questo il compito principale del metabolismo: fare in modo che l’organismo utilizzi le calorie ingerite con il cibo trasformandole in energia utile per vivere ed evitando l’accumulo di peso non necessario.
Il tasso metabolico è il valore che indica la velocità con cui il metabolismo compie questa trasformazione: quando raggiunge il massimo, cioè il picco metabolico, tutte le calorie ingerite vengono bruciate, cioè utilizzate per creare energia.
Il segreto per dimagrire, quindi, è riuscire a mantenere il picco metabolico il più a lungo possibile. Come?
Seguendo questi 7 trucchi per accelerare il metabolismo.
1.      Determina il tuo fabbisogno calorico giornaliero. Sembra banale, ma è la regola più importante. Se si assimilano più calorie di quante ne siano necessarie per l’attività quotidiana, per forza di cose si ingrassa. Il fabbisogno giornaliero è determinato da variabili personali come sesso, età, costituzione fisica, attività lavorativa e sportiva… ma i moderni strumenti di calcolo ci permettono di conoscerlo con precisione: è questo il punto di partenza su cui strutturare il programma per accelerare il metabolismo!

2.      Dividi i tuoi pastiPer dare un’accelerata al metabolismo, la cosa migliore è suddividere l’apporto calorico giornaliero in 5 o 6 mini-pasti da 200-400 calorie ciascuno. In questo modo l’organismo viene stimolato più spesso a bruciare energia per la digestione, e mantiene più a lungo il picco metabolico. In più, mangiare poco ma spesso aiuta a tenere a bada la fame senza strappi alla dieta.

3.      Muoviti! L’attività fisica aumenta dal 20% al 40% il numero di calorie bruciate nell’arco della giornata. Secondo le indicazioni dell’American Academy of Family Physicians, l’ideale è fare movimento da 4 a 6 volte alla settimana per 30-60 minuti. Bastano una passeggiata col cane o qualche scala in più nell’arco della giornata per far tornare il metabolismo al massimo della sua efficacia!

4.      Fai scorta di ferro. Il tasso metabolico, che determina il consumo del 60-70% delle calorie, è strettamente collegato all’attività dei muscoli. Quanto più questi sono forti e allenati, tanto più l’organismo brucia calorie. Il ferro, assunto tramite alimenti che ne sono ricchi o tramite integratori, è un ottimo alleato per il potenziamento muscolare, che consente di bruciare tantissimi grassi.

5.      Dolce dormire. Secondo un recente studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association, la mancanza di sonno mina il metabolismo rendendo più difficoltoso il suo funzionamento, e aumenta i livelli di un ormone, il cortisolo, che stimola la fame. Per dimagrire e attivare il metabolismo, quindi, dormire almeno 8 ore per notte è fondamentale.

6.      Mangia carboidrati e proteine buone. Il corpo brucia parte delle calorie per digerire: è l’effetto termico del cibo. I carboidrati e le proteine buone contenute nel pollo e nel tacchino sono le sostanze con indice termico più alto, e quindi permettono di bruciare il maggior numero possibile di calorie.

7.      Bevi molta acqua. Recenti studi hanno dimostrato che l’acqua accresce del 30% il consumo metabolico, perché i processi metabolici hanno bisogno di quanta più acqua possibile per funzionare al meglio. Dieci bicchieri d’acqua al giorno garantiscono il miglio rendimento metabolico, e la perdita di peso è assicurata!

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Come esposto nell’articolo “Gestire i carboidrati per definirsi” nel numero 57 di Olympian’s news, è molto importante fare attenzione alla quantità, al tipo e al momento di assunzione dei carboidrati per costruire un fisico magro e scolpito. Adesso guardiamo più da vicino l’utilizzo delle proteine, dell’acqua e dei grassi per definirsi.

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Per un bodybuilder che punta a costruire un corpo magro con una percentuale di grasso corporeo minima, un’assunzione intelligente di questi tre materiali nutritivi è molto importante. Fondamentalmente, per dimagrire si consiglia di assumere molte proteine e acqua e quantità moderate di grassi.
Proteine
Solo le proteine costruiscono i muscoli! I carboidrati e i grassi sono le fonti energetiche principali del corpo ma si può ottenere e costruire tessuto muscolare solo assumendo molte proteine. Le proteine non costruiscono solo i muscoli, anche alcuni ormoni sono composti da proteine, così come gli enzimi. Le proteine sono importanti anche per la forza del sistema immunitario, per una parte dell’emoglobina e per le pareti cellulari. Mangiare quantità enormi di proteine è particolarmente importante durante il ciclo di definizione, quando, in confronto al ciclo di massa, la quantità di carboidrati giornalieri si riduce drasticamente. Per dimagrire sono consigliati fra i 2,5 e i 4 g di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno. Con un’assunzione così enorme, le proteine sono sufficienti per costruire nuovo tessuto muscolare magro durante l’allenamento per la definizione. Chi pesa 90 kg dovrebbe consumare 225-360 g di proteine al giorno! Se fate 6-8 pasti piccoli al giorno, non dovrebbe essere difficile assumere questa quantità di proteine.
Fonti particolarmente buone di proteine sono la carne rossa, le uova, il pollame e il pesce. Questi alimenti non solo contengono un’alta percentuale di proteine ma inoltre le proteine animali sono utilizzabili in modo più efficiente rispetto alle proteine vegetali per costruire i muscoli. La spiegazione risiede nella struttura e nella quantità degli amminoacidi, i mattoni costituenti delle proteine, presenti nelle fonti proteiche animali. Sono 20 gli amminoacidi che compongono le proteine. Di questi 20 amminoacidi, 8 sono essenziali: dato che il corpo non può produrli da solo devono essere assunti con il cibo. Facendo un confronto fra le proteine animali e quelle vegetali, le proteine animali sono superiori perché il corpo umano può usare le proteine proveniente dalle fonti animali come la carne in modo più efficace, rispetto per esempio alle proteine presenti nel riso o nei fagioli, per costruire i muscoli.
Le polveri proteiche e gli amminoacidi sono un modo efficace per assumere molte proteine facilmente. Per esempio, potete bere una o due bevande proteiche al giorno come spuntini nutritivi fra i pasti. È una buona idea anche assumere un po’ di amminoacidi subito dopo aver completato l’ultima serie di un allenamento. Assumeteli con un po’ d’acqua, fate la doccia e aspettate circa un’ora dopo l’allenamento prima di ingerire un pasto ricco di proteine insieme a un po’ di carboidrati complessi come il pollo con le verdure o il pesce e magari una porzione piccola di pasta.
Assumere molte proteine è consigliato anche per ottimizzare le reazioni ormonali del corpo necessarie per bruciare i grassi. Mangiando molte proteine e pochi carboidrati, il pancreas produce una quantità maggiore dell’ormone glucagone. Come l’insulina, il glucagone è secreto dal pancreas. Ma le funzioni dei due ormoni nel corpo sono molto diverse: l’insulina è un ormone lipogeno e il glucagone è un ormone che mostra un incremento della lipolisi, cioè il consumo del grasso corporeo depositato. I livelli di glucagone aumentano dopo l’ingestione di un pasto ricco di proteine e con pochi o zero carboidrati. Viste le capacità brucia grassi del glucagone, per dimagrire si consiglia di seguire una dieta ricca di proteine e povera di carboidrati.

Acqua
Un fattore importante quando si mangiano molte proteine è bere quantità enormi di acqua. A causa dell’alta assunzione di proteine, aumenta la produzione di ammoniaca, un prodotto di scarto del metabolismo proteico velenoso per le cellule. L’ammoniaca è trasformata in urea nel fegato ed è eliminata attraverso i reni. Aiutate quindi i reni a disintossicare il corpo. Alcuni bodybuilder bevono fino a 10 litri e oltre di acqua al giorno. In generale, bere 5-8 litri di acqua al giorno è sufficiente per la maggior parte degli atleti. Durante la mia preparazione per il Pro Natural World Championship 2000 di Atlantic City, ho bevuto 7,5 litri di acqua al giorno. Ho provato a berne fino a 10 litri ma per me erano troppi. Anche se la regola dice, “Più acqua bevete e meglio è”, determinate personalmente quanta acqua dovete bere per sentirvi bene e date al corpo quella quantità d’acqua tutti i giorni.
2L’acqua non solo disintossica l’organismo ma è anche molto importante per i muscoli. L’acqua rappresenta circa il 65% dei muscoli. Quindi è molto importante fornire ai muscoli grosse quantità di questo materiale nutritivo. Inoltre, più acqua bevete e più il corpo elimina acqua. Ciò è molto importante per ottenere quell’aspetto tirato, pulito e definito. Quando si beve troppa poca acqua il corpo tende a depositare i liquidi corporei. Ciò può tradursi in un aspetto gonfio che è disastroso per mostrare la definizione. L’unico momento in cui dovremmo ridurre l’assunzione d’acqua sono gli ultimi due giorni precedenti una gara o un servizio fotografico. Ne riparlerò più approfonditamente in un prossimo articolo per O.N.
Un altro punto da comprendere è che bere molta acqua impedisce l’addensamento del sangue. Un sangue denso influenza negativamente la potenza per l’allenamento. Quando il sangue si addensa, il trasporto di ossigeno e materiali nutrienti verso le cellule si riduce. Perciò, bere molta acqua fa rifornire efficacemente il corpo con ossigeno e materiali nutritivi, il risultato è una prestazione migliore nell’allenamento e una sensazione di benessere.
Quando seguite una dieta di dimagrimento e vi viene fame prima dellora di mangiare, combattete la fame bevendo dell’acqua.
Per soddisfare i fabbisogni di liquidi durante il dimagrimento è importante bere solo acqua, tè e caffè. Meglio evitare il latte, le limonate e i succhi di frutta. A causa della grande quantità di zuccheri, questi liquidi mostrano la tendenza a depositare acqua nel corpo e a rallentare il consumo dei grassi. Se non siete abituati a bere quantità di acqua così enormi, aumentatene lentamente la quantità giorno dopo giorno. Una buona strategia per ricordarsi di bere acqua e per avere l’acqua a portata di mano è mettere delle bottiglie d’acqua nei posti dove vi trovate spesso nel corso del giorno. Per esempio, mettete una bottiglia sulla scrivania, in macchina o accanto alla poltrona della televisione. Così vi ricorderete di bere l’acqua. Se la bevete regolarmente durante il giorno, non dovrebbe essere difficile bere la quantità necessaria di “essenza della vita”.

Grassi
Parliamo dell’assunzione di grassi. I grassi contengono più del doppio delle calorie per grammo in confronto alle proteine e ai carboidrati. Un grammo di grassi contiene circa 9 calorie mentre un grammo di carboidrati o di proteine contiene circa 4 calorie. Ma i grassi non sono i principali produttori di grasso corporeo. Come descritto nell’articolo “Gestire i carboidrati per definirsi” del numero di gennaio/febbraio di OLYMPIAN’S news, quel ruolo è ricoperto dai carboidrati. La cosa peggiore che si può fare durante una dieta di dimagrimento è mangiare troppi carboidrati del tipo sbagliato (cioè alimenti con indice glicemico alto) nel momento sbagliato del giorno, cioè nella seconda metà del giorno.
Quindi non preoccupatevi dell’assunzione di grassi durante il ciclo di definizione. Se assumete 60-100 g in totale di grassi siete a posto. Certo, non dovreste mangiare gli alimenti grassi come le salsicce grasse o la torta alla crema, ma scegliere invece come principali fonti di grassi le uova intere, la carne rossa, la frutta secca a guscio, il pesce e gli oli spremuti a freddo. Soprattutto i grassi vegetali presenti negli oli spremuti a freddo, come l’olio di oliva o l’olio di cardo, la frutta secca a guscio e i semi di girasole apportano al corpo una quantità eccellente di acidi grassi insaturi essenziali. Questi acidi grassi sono molto importanti per la buona salute e anche per la forza delle membrane cellulari. In conclusione, i grassi vegetali come quelli elencati sono particolarmente consigliati per completare le pietanze salubri e brucia grassi. Un vero pasto costruttore di muscoli senza la tendenza a farvi ingrassare è per esempio il pollo con un po’ di verdure e 2 o 3 cucchiaini di olio di oliva. Fortemente raccomandato per una dieta brucia grassi è il pesce d’acqua fredda come il merluzzo o il salmone.
3Il pesce non soltanto fornisce ai muscoli molte proteine di alta qualità, necessarie per la loro costruzione, ma è anche un modo eccellente per fornire al corpo i necessari acidi grassi molto salubri. Per esempio, il merluzzo è un alimento quasi puramente proteico senza grassi mentre il salmone contiene molte proteine e i cosiddetti acidi grassi omega-3. Questi acidi grassi mostrano effetti molto positivi per la salute del sistema cardiovascolare, grazie alla prevenzione dello sviluppo dell’arteriosclerosi e del deposito di calcio e colesterolo nelle arterie coronarie. L’assunzione giornaliera di una manciata di frutta secca a guscio, di 3-4 cucchiaini di olio vegetale spremuto a freddo e il consumo 3 o 4 volte alla settimana di pesce grasso d’acqua fredda come salmone, aringa o sardine, fornisce al corpo tutti gli acidi grassi salubri di cui ha bisogno.
La carne rossa e le uova contengono molte proteine e un po’ di grassi ma sono quasi prive di carboidrati. Quando si cerca di costruire un fisico definito, la carne rossa e le uova possono essere molto utili. La carne rossa e il tuorlo contengono, in confronto alle fonti di grassi vegetali, una quantità maggiore di acidi grassi saturi e di colesterolo. È però necessario riflettere sui vantaggi e i probabili svantaggi del consumo di questi alimenti. È vero che un’alta assunzione di grassi saturi potrebbe aumentare il rischio di sviluppo dell’arteriosclerosi. Ma sarebbe sbagliato descrivere il colesterolo come qualcosa da evitare completamente. Il colesterolo non soltanto è una sostanza essenziale, ciò significa che il corpo ne ha bisogno per funzionare al meglio, ma è anche necessario per produrre l’ormone maschile testosterone. Di sicuro drizzate le orecchie quando sentite parlare di testosterone. Come sapete, il testosterone è l’ormone caratteristico degli uomini. Costruisce i muscoli. I bodybuilder natural non assumono il testosterone sintetico o altri steroidi anabolizzanti, è quindi una decisione saggia fare uso delle possibilità naturali per aumentare i livelli di testosterone attraverso l’alimentazione adeguata. Oltre a integrare con il tribulus terrestris , mangiare la carne rossa e le uova è molto utile per il bodybuilder natural che vuole ottimizzare la produzione di testosterone del corpo.
Il corpo ha dei meccanismi di controllo molto sensibili per la regolazione dei livelli ematici di colesterolo. Questo significa che mangiando molto colesterolo il corpo riduce la sua produzione endogena di colesterolo nel fegato e nell’intestino tenue. Questo meccanismo di controllo rende certo che un forte consumo di colesterolo esterno attraverso il cibo non produca livelli di colesterolo ematico pericolosamente alti. I livelli di colesterolo aumentano soltanto se c’è una disfunzione nel meccanismo di regolazione di questi livelli, che ha origini genetiche. Comunque, per andare sul sicuro, è bene consultare il proprio medico e controllare i livelli di colesterolo ematico. Se ricevete il benestare del medico, fate della carne rossa e delle uova un elemento costante nella dieta per costruire un fisico magro e definito.

Lista di preferenza degli alimenti / Ciclo di definizione

Regolarmente

Raramente

Mai

Carboidrati

Verdure
Farina d’avena
Frutta
Riso
Budino di riso
Patate
Tagliatelle
Dolci
Pane

Proteine

Carne rossa
pollame
pesce
Uova
Polvere proteica
Amminoacidi
Yogurt magro
Formaggio magro
Salsicce
Latte

Grassi

Oli vegetali spremuti a freddo
Frutta secca a guscio
Semi di girasole
Tuorlo
Burro

Liquidi

Acqua
Caffè nero
Succo di verdure
Cola dietetica
Succo di frutta
Cola
Limonata
Alcol

Conclusione
Per dimagrire niente è meglio di una dieta con proteine, acqua e grassi. Assumete solo pochissimi carboidrati, circa 30-100 g al giorno, necessari per accertarsi che il metabolismo funzioni in modo ottimale. Con una dieta ricca di proteine e con grassi moderati, più enormi quantità d’acqua, il consumo di grassi è ottimizzato e raggiungerete l’obiettivo di una definizione super.
Come strumento finale di una dieta per dimagrire molto, date un’occhiata ad una lista dei cibi (qui sopra) che dovreste mangiare regolarmente, raramente e mai durante il ciclo di definizione.

integratori per la definizione della massa muscolare

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volete sentirvi veramente felici nel vostro corpo?

Non riesci a perdere quei chili di troppo?

Trovate difficile dire di no quando vi vogliono riempire il piatto per la seconda volta?

Siete scoraggiati se pensate alle vostre abitudini alimentari e al vostro peso?

In questa pagina troverete alcuni consigli che ho trovato molto utili sul libro posso far dimagrire di Paul Mc Kenna:

Lui dice: dimenticatevi delle diete. Per sempre. Le diete non sono altro che un buon esercizio per ingrassare e sentirsi dei falliti. Tutti quelli che hanno provato stare a dieta infatti hanno provato sulla loro pelle è l’effetto glieli ho ovvero perdere peso non può riacquistarlo, perdere peso e può riacquistarlo questo dovuto al fatto che la natura ha creato il nostro metabolismo in modo che si sappia regolare a seconda delle condizioni in cui si trova. Questo significa che se ci troviamo in una situazione dove è difficile reperire del cibo, allora il nostro metabolismo si abbassa automaticamente in modo di poter sopravvivere anche in quelle condizioni vicine.

Chi infatti è abituato a mangiare molto, è ingerire molte calorie ogni giorno, avrà un metabolismo basale molto alto perché è il proprio corpo sa che non ci sono problemi a reperire cibo quindi non si preoccupa di limitarne il consumo biologico. Tutto ciò, utile in natura, si ritorce contro di noi quando facciamo delle diete troppo restrittive perché il nostro corpo dopo i primi periodi di dieta modifica il proprio metabolismo basale vendendo ad allinearlo in termini di consumo alle calorie che vengono introdotte giornalmente, cioè se facciamo una dieta da 1300 calorie giornaliere dopo qualche periodo il nostro corpo tenderà a non consumare più di quelle 1300 calorie al giorno. Quando il nostro corpo arriva ad equilibrare il proprio metabolismo basale alle calorie che vengono prodotte giornalmente la dieta di fatto perde il suo effetto cioè smettiamo di dimagrire. In più si verificano molti altri effetti collaterali che tutti conosciamo perfettamente. Nel suo studio sulla privazione di cibo degli esseri umani durante la seconda guerra mondiale, il ricercatore biologo Ancel Keys scoprì che riducendo le dita di un uomo a uno stato quasi di deprivazione del cibo siano come conseguenza sintomi di irritabilità, perdita di energia e comportamento ossessivo verso il cibo, portandolo perfino, ma non soltanto, a mentire e rubare. Ancor di più, nei tre mesi successivi alla fine del periodo di deprivazione, quando ormai il soggetto poteva mangiare quello che voleva, l’ossessione verso il cibo perdurava. Molti mangiavano fino a otto volte di più di quanto facevano prima di iniziare lo studio. Quel esperimento, documentato nel saggio “the Biology of starvasion” cioè la biologia della fame di Ancel Keys pubblicato negli anni 50 è considerato irripetibile in quanto privare di proposito qualcunodel cibo sarebbe crudele inumano; ma c’è un fatto interessante: le razioni di semi deprivazione adottate nello studio originario erano di circa 1500 calorie al giorno cioè, più di quanto venga ammesso da una qualsiasi delle migliaia di dieta attualmente in voga. Tutto questo per dimostrare che privarsi del cibo è il peggior modo per dimagrire; se quello che state facendo non funziona allora dovete fare qualcosa di diverso

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OBESITA’

Nella società americana l’obesità ha un’incidenza ed una prevalenza molto elevate. Nel passato l’obesità era un indice di ricchezza, cioè chi aveva una condizione sociale più elevata aveva la possibilità di avere molti nutrimenti a disposizione ed, approfittando di questo, aumentava di peso facendo notare agli altri la propria condizione sociale. Adesso sembra che l’obesità sia più tipica dei livelli sociali più bassi e tante condizioni di ansia, di nevrosi e tanti problemi vengono riversate sul cibo per cui c’è un aumento di peso che supera il peso ideale fino ad arrivare a valori enormi.

Obesità= peso > del 40% del peso ideale

Perché ci si interessa tanto dell’obesità?
Perché aumentando il peso, aumenta la possibilità di manifestare tutta una serie di patologie che possono agire sul soggetto riducendone la durata di vita, causando patologie importanti che possono limitare o peggiorare l’esistenza di una persona.
L’obesità ormai è molto diffusa anche da noi, infatti si vedono molti bambini obesi, è molto più grave quando l’obesità parte dall’infanzia perché è molto difficile da risolvere, la causa di ciò possono essere:

  • Abuso della televisione (pubblicità)
  • Uso improprio degli alimenti

Per cui il bambino è spinto a consumare determinati nutrimenti ed in certe quantità che lo portano ad una aumento della massa adiposa con un aumento delle cellule adipose, si instaura così un’obesità che tende a diventare stabile nel tempo ed è più difficile da debellare dell’obesità che sorge in età più avanzata.

indice di massa corporea (BMI o IMC)
è dato dal rapporto= peso espresso in Kg/altezza espressa in metri 2
risultato:

  • tra 20-25 à normopeso
  • tra 25-30 à sovrappeso
  • oltre 30 à obesità franca

Dal grafico si può notare come più aumenta il BMI, più aumenta il rischio di mortalità.
In ospedale è più facile che i pazienti con patologie importanti siano obesi che non magri (malattie cardiovascolari, calcolosi, ipertensione, ecc.).
Per valutare un sovrappeso o l’obesità ci sono varie metodiche: un tempo si ricorreva a strane formule (Formula di Lorenz, Formula di Brocard) in cui venivano inseriti vari numeri per stabilire il peso ideale per quell’età, altezza, sesso. Ora non sono più attendibili.
Poi ci sono delle tabelle per stabilire se un soggetto è obeso con già stabiliti pesi ideali per età, altezza e sesso. Il peso ideale è un concetto importante: ci sono tabelle delle assicurazioni americane, tabelle basate sulle deviazioni standard; però il metodo più semplice si basa sul BMI che dà l’idea di sovrappeso, di obesità franca o di normalità.
Ci sono, infine, metodi più soffisticati per valutare il peso ideale: questo va riferito alla massa magra e, quando si dà una dieta ad un pz, bisogna sapere il fabbisogno della sua massa magra, dei suoi muscoli, della sua condizione di normalità e per questo ci sono sistemi che permettono di valutare il quantitativo di massa magra e grassa separatamente.
Di solito l’obesità è dovuta ad una discrepanza tra introito calorico e ciò che viene consumato e, se si vuole dimagrire, bisogna ridurre l’introito calorico senza danneggiare la massa magra.
Ci sono diverse metodiche per questo: (Tabella 8 pag. 2)

  • bilancia idrostatica
  • pletismografia (si basa sul peso specifico)
  • sistemi con plicometria: si misurano le pliche e moltiplicandole per un fattore fisso si risale alla massa grassa e la si toglie dal peso totale.
  • Diluizione isotopica
  • TAC addome, è un metodo semplice: si stabilisce quanto tessuto adiposo c’è nelle varie sezioni, come è disposto e si risale al tipo di obesità à (Figura 3 pag. 3) la parte bianca è il tex adiposo e dal rapporto tra chiari e scuri si può valutare se l’obesità è viscerale o a livello delle cosce (obesità ginoide). Facendo un rapporto tra tessuto adiposo sottocutaneo e quello intraaddominale si ottengono parametri che ci indicano il tipo di obesità del pz, oltre a poter stabilire la quota di massa grassa.
  • Assorbimento fotonico
  • Attivazione nucleare
  • RMN
  • Conduttanza (metodo molto usato):  una corrente elettrica attraversa il nostro corpo e si valuta la massa magra (ripedensometria), inoltre ci dice il peso ideale perché collegato ad un sistema computerizzato. C’è poi un sistema più semplice basato sulla conduzione di uno stimolo elettrico lungo la massa magra, mentre nella massa grassa non c’è conduttanza, per cui si valuta quanta massa muscolare c’è e di quanto deve calare il peso del pz. Sapendo il tipo di obesità si può decidere il trattamento.

Obesità nel bambino (IPERPLASTICA): dovuta ad un aumento del numero di adipociti per cui, visto che gli adipociti rimangono sempre dello stesso n° per tutta la vita, è facile instaurare un’obesità non più identificabile, l’obesità è meno reversibile.
Gli adipociti sono pieni di trigliceridi (TG) e possono o aumentare di n° o aumentare di dimensioni in presenza di elevati livelli di TG; i fattori che stimolano gli adipociti possono essere:

  • funzionali
  • ormonali
  • growth factor
  • genetici

Adipoblasto e preadipocita à fattori di maturazione à adipocita

Obesità nell’adulto (IPERTROFICA): gli adipociti si gonfiano à aumentano i depositi che saranno poi gestiti da ormoni:
_ maschio à obesità viscerale e addominale (obesità androide)
_ femmina à obesità a livello delle cosce (obesità ginoide)

CAUSE DELL’OBESITA’

  • Condizioni genetiche: (sindrome di Down, ecc.) intervento per correggere l’obesità è ridotto e non si riesce a correggerla più di tanto.
  • Obesità acquisita: è più frequente e le cause di quest’obesità secondaria sono molteplici (Tabella 18 pag. 5)

1)Errate abitudini alimentari:

  • Edonismo: il mangione, il gourmet ama mangiare e spesso non intende dimagrire fino a che non gli viene un infarto e forse cambia idea.
  • Nevrosi d’ansia: in Occidente sono dovute a stress o problematiche esistenziali che si compensano con il cibo. Tipico degli Americani (per pubblicità ecc.) che mangiano cibi ricchi di grassi ed, anche se nei film nascondono il problema rappresentando una società di magri, il problema dell’obesità è esteso e grave. Ci sono vestiti con quattro volte la stoffa per persone normali! In questi casi ci sono notevoli problemi negli interventi chirurgici e nella guarigione.
  • Pressione sociale: per es. il maltrattamento da parte del datore di lavoro induce il soggetto a sfogarsi nel cibo.

2) Sedentarietà: perché non si ama il movimento ed in più si mangia, tipico degli sportivi che quando cessano l’attività, se non diminuiscono il cibo, divengono obesi ed hannon notevoli rischi per problemi cardiaci: cuore grande per lo sport, si affatica per l’obesità anche per sproporzioni tra letto alimentare e dimensioni del cuore; quindi è bene evitare una eccesso alimentare. La Tabella 19 pag. 5 mostra l’eccesso di calorie nei bambini da 9 a 12 anni nel tempo.
3) Malattie intercorrenti:

  • Lesioni del SNC: alterazioni del centro della fame-sazietà à continua assunzione di cibo à obesità.
  • Insulinomi: il pz dirà di avere delle crisi in cui perde quasi coscienza, ma si riprende mangiando qualche cosa, in pochi mesi aumenta di peso (dosare glicemia ed insulina); non si può intervenire riducendo il cibo altrimanti si ha ipoglicemia e coma.
  • Ovaio policistico: aumenta l’accumulo di adipe per interferenza ormonale.
  • Ipotiroidismo: aumento di adipe perché si brucia di meno (protein lipasi).

4) Farmaci oressigeni:

  • Ansiolitici ed antidepressivi
  • Antistaminici

Entrambi stimolano il centro della fame o deprimono il centro della sazietà.

(Tabella 20 pag. 6)
Indagine sulle calorie assunte da soggetti normali e obesi (ci sono valori un po’ discrepanti). Ci può essere una grossa differenze tra il massimo ed il minimo perché si parte con una condizione in cui si introducono più calorie per avere obesità, ma poi non è detto che un obeso continui a mangiare più di un non obeso. Anzi, a volte mangiano poco, ma non dimagriscono perché l’eccesso di introito calorico fa scattare l’obesità e la mantiene per lungo tempo, però con l’andare del tempo non è più necessario quest’eccesso per mantenere l’obesità e di ciò bisogna tenere conto in cura, cioè per risolvere l’obesità bisogna ridurre ulteriormente l’introito calorico. La causa di ciò è un meccanismo di regolazione: gli obesi spendono meno energia per produrre calore (termogenesi), infatti un obeso ha meno problemi di scambio di calore con l’esterno perché è isolato dall’adipe. Il grasso bruno che presiede alla termoregolazione sembra alterato in un obeso à alterata termogenesi.

Non sempre, quindi, l’obeso mangia di più degli altri, anzi spesso mangia di meno.

Regolazione del centro della fame:

  • Catecolamine: iniettate in animale inibiscono l’intake di calorie
  • Dopamina: funzione permissiva à stimola l’appetito
  • Serotonina: fa ridurre l’introito calorico
  • Acetilcolina: aumenta l’introito di cibo
  • Peptidi oppiacei: bendorfine à riducono l’anoressia

Molti erano usati come farmaci, ora le amfetamine non si possono più usare come anoressizzanti perché danno assuefazione; sostanze che stimolano la serotonina sono state tolte dal commercio perché davano problemi a livello valvolare ed aumento della pressione.
Molti farmaci che agiscono sui detti neurotrasmettitori, agendo sul centro dell’appetito o della sazietà, potrebbero aiutare nell’obesità, ma per i problemi che danno non possono essere usati, per cui si usano altrimenti. In passato, oggi di meno, si usavano ormoni tiroidei contro l’obesità perché aumentano il metabolismo di base riducendo il peso.

Oltre a regolatori centrali, ci sono regolatori periferici, nervosi, chimici, ormonali:

  • Aumento del volume gastrico: pz abituato a mangiare molto ha bisogno di sentire lo stomaco pieno, perciò se si riduce il cibo il pz sentirà il bisogno di riempire lo stomaco à si attiveranno i sensori che indicano la sazietà solo con il riempimento dell stomaco. Nella gastroplastica in cui lo stomaco è ridotto ad una piccola sacca, basterà poco cibo per riempirlo ed anche i sensori saranno di meno per la minore superficie.
  • Stimoli chimici: cibi zuccherati prima di un pasto riducono un po’ la fame, invece senza -ipoglicemia o bassa glicemia- si stimola la fame. Pz gastroresecati per tumori o ulcere peptiche hanno una glicemia ridotta per un ridotto transito intestinale à stimolo della fame.
  • Segnali ormonali:
  • Insulinoma: induce introduzione di cibo
  • Estrogeni: inibiscono introduzione di cibo
  • Colecistochinine: inibiscono introduzione di cibo
  • Bombesina (prodotta dall’intestino): antagonista dell’assunzione di cibo
  • Prostaglandine e precursori

Su questi regolatori si studia molto per trovare farmaci contro l’obesità a livello periferico, visto che molti dei farmaci che agiscono a livello centrale sono stati aboliti (molto studiati la bombesina e le prostaglandine).
Un altro fattore che causa l’obesità è lo scarso dispendio energetico.
Le calorie necessarie ad una vita normale servono per 1) il metabolismo basale 2) la termogenesi 3) l’attività fisica. Se si rispettano questi tre parametri si ha un consumo si 2500 cal/die che è una razione alimentare media ed il rischio di obesità si riduce. Se aumentano le calorie e diminuisce l’attività fisica si ha discordanza tra ciò che si introduce e ciò che si spende; questo è da tenere conto per la dieta.
Metabolismo basale: dipende dalla massa magra (muscoli), dall’età, dal sesso, da ormoni tiroidei, catecolamine e tournover proteico.
Termogenesi: dipende dal pasto, dall’esposizione al freddo, da influenze psichiche e sostanze termogeniche.
Attività fisica: dipende da durata ed intensità dell’esercizio fisico e varia da persona a persona.
Per non avere obesità, quindi, oltre ad una corretta introduzione di cibo, ci va un giusto bilanciamento di dispendio energetico.

Con l’obesità insorgono diversi problemi :
Disturbi di tipo meccanico:

  • Artropatie: soggetto non più giovane ha malattie degenerative alle articolazioni (artrosi, gonartrosi artrosi della colonna, periartriti, artrosi cervicale) per un aumentato carico dato dall’obesità; spesso le gambe sono deformate e se si è dopo la menopausa ci può essere osteoporosi e l’obesità aggrava ancora di più la situazione.
  • Ipoventilazione alveolare: quota di adipe che fa fare più lavoro ai muscoli della cassa toracica ed addome ricco di grasso che preme sul diaframma e comprime il parenchime polmonare riducendo l’escursione della respirazione. Scompare quasi l’espirazione addominale, rimane solo la respirazione toracica, però è più faticosa perché è contrastata dall’adipe.

Si ha minore ossigenazione ed il pz diverrà ipossico fino all’acidosi respiratoria con fasi di sonnolenza e quasi coma (da cui può essere risvegliato). Inoltre si ha un aumento del lavoro cardiaco.
Insufficienza respiratoria costrittiva: sindrome di Piquik, pz gravemente obesi, BMI >>40 che si addormentano dappertutto, per cui quest’alterato metabolismo va corretto perché il pz può morire. Condizione grave.

  • Apnee ostruttive nel sonno. Ipossia. Pz essendo obeso tende a dormire a pancia in su e quindi le apnee notturne sono favorite e si può sfociare in un’insufficienza coronarica à danni cardiaci (angina pectoris, infarto). Il cuore, inoltre, in obeso deve aumentare il lavoro ed in più aumenta la pressione. Questi sono tutti fattori che favoriscono la coronaropatia.

Alterazioni metaboliche conseguenti all’eccesso ponderale:

  • Ridotta tolleranza ai carboidrati e diabete: capita spesso.
  • Dislipidemia: alterazione dei lipidi ematici   à ipercolesterolemia

à ipertrigliceridemia
à dislipidemia mista
certe volte i lipidi sono del tutto normali.
Le dislipidemie determinano un danno vascolare con predisposizione all’arterosclerosi: danno alle coronarie ed ai vasi periferici (claudicatio).

  • Iperuricemia: gotta per il grosso tournover di alimenti, aumento produzione di proteine. Anche predisposizione a danni renali da ac. urico.

Patologia associata all’obesità:

  • Ipertensione arteriosa: per un’aumentata gittata cardiaca, inoltre l’obeso è iperinsulinemico e ciò fa aumentare l’ipertensione arteriosa à aumenta lo sforzo cardiaco à rischio di scompenso e di cardiopatia coronaria, di insufficienza e di problemi valvolari.
  • Calcolosi della colecisti: aumenta il tournover degli acidi grassi e l’eliminazione di colesterolo à aumenta la formazione di calcoli.
  • Carcinoma dell’endometrio: per alterazione ormonale.

Certi obesi sono più a rischio di altri e ciò dipende dal tipo di obesità.

  • Obesità androide o centrale: più a rischio di patologie. Più grasso periviscerale. Maggior rischio di patologie cardiovascolari perché questo tessuto adiposo nell’intestino scambia continuamente grassi con il fegato e la vena porta, per cui aumenta la produzione di trigliceridi, VLDL à valenza aterogena à malattie cardiovascolari. Ipertensione, ridutta tolleranza glicidica => sindrome plurimetabolica.
  • Obesità ginoide: quadro lipidico è normale anche con BMI= 40

L’obesità centrale va combattuta più di quella ginoide che è un’obesità più benigna.
Aumento produzione di insulina dà ipertensione: si è visto in diabetici di tipo 2, spesso sovrappeso, ed anche in obesi non diabetici; non se ne conosce il motivo.
L’insulina è uno stimolatore della fame, cioè se  è troppa in rapporto agli alimenti, ci sarà dell’insulina scoperta che stimola il centro della fame. Anche in diabetico a cui si dà troppa insulina, diabetico di tipo 2 hanno insulina poco attiva con secrezione molto attiva: glicemia a digiuno elevata, come se dopo pasto si avessero forti poussez di insulina, (iperinsulinismo tipico di diabete di tipo 2 e di obesi). Test da carico di glucosio negli obesi denunciano alti livelli di insulinemia e a fine test si possono avere valori più bassi di glicemia perché hanno più insulina che raggiunge dei picchi.

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Con il termine obesità si intende un aumento di peso corporeo di oltre il 20% rispetto al peso ideale stabilito in rapporto a sesso, età e altezza. Tale condizione rappresenta attualmente la più diffusa patologia da malnutrizione nelle società occidentali, ed è dovuta, generalmente, all’assunzione di nutrienti in quantità cronicamente superiore al fabbisogno individuale.
Il significato clinico e sociale è senza dubbio rilevante, dal momento che l’obesità, soprattutto di grado elevato, si associa a molte complicanze, sia mediche che chirurgiche, spesso invalidanti.
Si distinguono un’ obesità essenziale e una secondaria, cioè conseguente ad altri stati morbosi.
L’ obesità essenziale è la più frequente, ed è determinata sostanzialmente da uno squilibrio tra introduzione calorica alimentare in eccesso e da un diminuito consumo di energie con l’attività fisica. La terapia di questo tipo di obesità è dietetica, e solo in rari casi è utile l’associazione di farmaci.
L’  obesità secondaria, invece, può essere dovuta a:

  1. lesioni ipotalamiche con conseguente alterazione del senso di fame e di sazietà;
  2. ipotiroidismo;
  3. ipogonadismo;
  4. policistosi ovarica;
  5. sindrome di Cushing;
  6. diabete mellito;
  7. insulinoma.

La terapia prevede, naturalmente, la cura della malattia di base.
Per standardizzare la diagnosi di obesità nei diversi paesi, negli ultimi anni è divenuto comune l’impiego dell’Indice di Massa Corporea (BMI, acronimo della terminologia anglosassone Body Mass Index). Il BMI è un indice espresso come peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell’altezza espressa in metri (kg/m2).
Una delle più accettate classificazioni in base alle categorie di peso è quella riportata in tabella:

Classificazione

Classe di
obesità

BMI

Sottopeso

<18,5

Normopeso

18,5-24,9

Sovrappeso

25-29,9

Obesità lieve

I

30-34,9

Obesità moderata

II

35-39,9

Obesità grave

III

>40

L’obesità può essere considerata come una condizione morbosa con cause multifattoriali, tra le quali una predisposizione genetica, i fattori ambientali, lo stile di vita, fattori psicologici e socio-culturali.
- Predisposizione genetica e fattori ambientali: molti studi hanno dimostrato che i FATTORI GENETICI hanno un ruolo importante nel determinare l’OBESITA’. Anche l’AMBIENTE in cui viviamo (abitudini familiari) può favorire l’aumento di peso; ad esempio, un bambino obeso, se vive in una famiglia con adulti obesi, avrà molte più probabilità di diventare un adulto obeso.
- Stile di vita: basta avere un corretto stile di vita per controllare il proprio peso, cioè fare attenzione a cosa si mangia, e praticare attività fisica giornaliera e costante.
- Fattori psicologici e socio-culturali: la fame è regolata da meccanismi fisiologici che ne bloccano lo stimolo una volta che l’organismo si è nutrito a sufficienza. In alcuni casi, tali processi vengono alterati da comportamenti alimentari irregolari che inevitabilmente sfociano nell’obesità. Associati all’obesità, ci possono essere sintomi psicopatologici quali:

ANSIA
DEPRESSIONE
SCARSA AUTOSTIMA
INSODDISFAZIONE CORPOREA
RELAZIONI INTERPERSONALI PROBLEMATICHE
DIFFICOLTA’ NEL GESTIRE LE EMOZIONI
In realtà, dal punto di vista psicologico, come da quello medico, l’obesità si presenta come un quadro estremamente complesso.
Secondo una utile classificazione che tiene conto sia del comportamento alimentare sia dell’assetto cognitivo ed emotivo, si possono individuare tre principali tipologie di soggetti obesi:

gli iperfagici prandiali
i grignotteurs
i binge eaters
L’iperfagia prandiale è un tratto psicologico e comportamentale che si caratterizza per l’assunzione di grandi quantità di cibo prevalentemente durante i pasti. Si tratta di un profilo caratterizzato dal piacere per il cibo, dal controllo sulle quantità assunte, dall’aspetto prevalentemente conviviale legato ai pasti e dalla assenza di malessere psicologico legato all’assunzione degli alimenti stessi.
L’iperfagia prandiale è spesso il risultato di consolidate abitudini familiari, ed è non di rado associata a stereotipi culturali. Gli eccessi alimentari durante i pasti possono determinare l’insorgenza di una obesità marcata qualora tale comportamento sia frequente, ma il peso può rimanere entro i limiti del sovrappeso (BMI<30) se esso risulta episodico.
Si possono distinguere due categorie di iperfagici prandiali: i golosi e i divoratori. I golosi amano il cibo e tutto quello che ne permette una assunzione il più possibile appagante, a cominciare dalla compagnia con cui si va a tavola. I divoratori invece tendono a privilegiare la quantità sulla qualità, raramente preparano i piatti che poi consumeranno in compagnia, mangiano più velocemente dei golosi senza peraltro perdere il controllo sulla quantità.
Per grignottage si intende il “mangiucchiare” piccole quantità di cibo, soprattutto dolci e grassi, quindi alimenti altamente calorici, durante buona parte della giornata. Il grignotteur, così come l’iperfagico prandiale, mangia lentamente e apprezza quello che sta mangiando, a differenza del primo però, spesso mangia in risposta a noia, ansia o malesseri fisici vari.
Il binge eating disorder (o disturbo da alimentazione incontrollata) è invece una sindrome molto più grave e complessa dal punto di vista psicologico. Il comportamento alimentare di questi soggetti è caratterizzato da abbuffate episodiche (del tutto simili a quelle dei pazienti affetti da bulimia nervosa) accompagnate da perdita di controllo e seguite da deflessioni dell’umore. Per abbuffata si intende un episodio alimentare caratterizzato dall’introduzione di una grande quantità di cibo (assai superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo di tempo e in circostanze simili) accompagnata dalla sensazione di perdita del controllo.
Tuttavia, oltre alle abbuffate, questi pazienti presentano un disordine alimentare tale per cui non sono in grado di sistematizzare il loro comportamento alimentare, sia nei periodi liberi da abbuffate, sia durante i momenti della giornata in cui l’abbuffata si verifica. Questi soggetti, tendono ad avere un’obesità di grado elevato.
Queste sono tre tipologie di soggetti di cui si parla poco, rispetto agli anoressici e ai bulimici, ma che dovrebbero essere conosciuti perché rappresentano l’inizio dell’obesità, una malattia ancora più difficile da curare, soprattutto quando si sono già sviluppate le sue molteplici complicanze.

Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net

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Che cos’è il metabolismo?
Tutti i processi dell’organismo che richiedono produzione, consumo o accumulo di energia e che ci mantengono in vita sono detti nel loro complesso metabolismo, quando i processi metabolici si arrestano, il corpo muore.

Il metabolismo si può suddividere e in anabolismo e catabolismo.

  • Anabolismo: comprende tutti i processi che usano energia per far accrescere, mantenere e riparare l’organismo.
  • Catabolismo: comprende tutti i processi in un cui vengono demolite delle sostanze per liberare  energia.

Processi anabolici e catabolici avvengono costantemente.

Le sostanze alimentari che costituiscono il nostro nutrimento si dividono in tre categorie principali: CARBOIDRATI, GRASSI e PROTEINE. Carboidrati, grassi e proteine sono costituiti da minuscole particelle, le molecole, a loro volta formate di particelle ancora più piccole, gli atomi: nei legami che tengono uniti gli atomi nella molecola è imprigionata energia. Nel metabolismo si ha quindi un passaggio di energia dagli alimenti all’organismo.

CARBOIDRATI formati da grandi molecole, come l’amido, non possono passare direttamente dall’apparato digerente al sangue, ma devono essere prima demoliti e ridotti a carboidrati con molecole più piccole: ciò avviene durante il processo della digestione. Nel corso di essa i carboidrati complessi vengono scissi e ridotti a Glucosio, che è uno zucchero semplice, solubile. Il Glucosio viene portato dal sangue alle cellule ed è nelle cellule che, mediante la rottura dei legami chimici delle molecole di Glucosio, si libera energia. Per operare questa demolizione è necessario l’ossigeno, portato alle cellule dal sangue. Il processo di assunzione e utilizzazione dell’ossigeno per produrre energia dagli zuccheri è detto respirazione.

La reazione chimica di ossidazione con la quale viene demolito il Glucosio può essere espressa così:

Glucosio + Ossigeno = Anidride Carbonica + Acqua + Energia.

Ciò non avviene in un solo passaggio; questo schema considera soltanto i prodotti iniziali e finali della reazione. Il Glucosio si trasforma prima in un composto chimico detto acido citrico; questo poi subisce una serie di trasformazioni, che nel loro insieme costituiscono il ciclo dell’acido citrico o CICLO DI KREBS.

Nel ciclo dell’acido citrico viene liberata una certa quantità di energia, e contemporaneamente si libera anche anidride carbonica, acqua e Idrogeno: successivamente l’ossigeno si combina con l’idrogeno con formazione di altra acqua e liberazione di altra energia. Al termine del processo ben il 60% cerca dell’energia contenuta inizialmente nella molecola di Glucosio è messa a disposizione dell’organismo come energia utile. Rimane solo anidride carbonica, che passa dalle cellule al sangue per poi essere eliminata dai polmoni con l’espirazione, poiche’ il suo accumulo altererebbe l’equilibrio chimico del sangue con conseguenze deleterie.

Dopo un pasto la quantità di Glucosio nell’organismo aumenta. In parte esso passa nelle cellule per fornire energia, in parte viene trasformato inGlicogeno e accumulato nel fegato e nei muscoli. Quando il tasso di Glucosio nel sangue diminuisce, un po’ di Glicogeno viene ritrasformato in Glucosio, che passa nel sangue riportandolo a una soglia di glicemia normale. Il cervello ricava la sua energia soltanto dal Glucosio, motivo per cui è importante che il sangue ne’ porti al cervello una quantità sufficiente.

Se nella trasformazione delle Glucosio in energia, l’ossigeno scarseggia, si forma l’acido lattico, composto chimico tossico per le cellule che provoca la sensazione della fatica muscolare. Nei movimenti moderati, come il camminare, si può immettere con la normale respirazione una quantità di ossigeno sufficiente a distruggere l’acido lattico, mentre negli esercizi pesanti, come la corsa, l’acido lattico viene prodotto in abbondanza e per distruggerlo bisogna accelerare il ritmo respiratorio: infatti correndo si ansima, in modo da immettere nell’organismo una maggiore quantità di ossigeno. Gli atleti si allenano, appunto, per sviluppare la respirazione e per poter assumere ossigeno in quantità maggiore; quando hanno raggiunto la forma, sono in grado di prolungare notevolmente l’attività fisica, prima di avvertire la stanchezza.

carboidrati contenuti negli alimenti vengono utilizzati in tre modi:

  • per produrre energia;
  • per alimentare la riserva di Glicogeno nel fegato e nei muscoli;
  • come riserva di grasso (i carboidrati eccedenti infatti vengono trasformati in grassi) da utilizzare in caso di necessità.

Durante la digestione i GRASSI ingeriti con gli alimenti vengono scissi in molecole più piccole (glicerina e acidi grassi) che passano nel sangue sotto forma di minuscole gocce. Sia gli acidi grassi, che la glicerina, possono subire il CICLO DI KREBS per produrre energia: la completa ossidazione di un grammo di grassi produce circa 9 calorie (kilocalorie). I grassi non utilizzati per la produzione di energia vengono assimilati nel tessuto adiposo e accumulati.

Le PROTEINE inserite con il cibo vengono scisse durante il processo della digestione in molecole più piccole dette aminoacidi, che passano nel sangue e vengono assunte dalle cellule. Nelle molecole degli aminoacidi c’è una parte che contiene azoto, quando gli aminoacidi sono usati per produrre energia, l’azoto viene liberato e può avvelenare l’organismo se non viene eliminato. Il sangue provvede pertanto a trasportare l’azoto al fegato, dove è trasformato in urea, che a sua volta viene trasportata ai reni, per poi essere espulsa con l’urina. Eliminata la frazione azotata, gli aminoacidi possono partecipare al CICLO DI KREBS e produrre energia, oppure, come il glucosio, essere trasformati in glicogeno. Ma, l’organismo necessita di aminoacidi anzitutto per la produzione delle proprie proteine da utilizzare nell’accrescimento e per rimpiazzare cellule danneggiate o distrutte: questa è la funzione principale delle proteine, e quindi demolirle per produrre energia è uno spreco.

Per tutti i processi metabolici sono necessari gli ENZIMI, sostanze chimiche di natura proteica, che influenzano la velocità delle reazioni chimiche: senza di essi i processi metabolici sarebbero lentissimi o non avverrebbero affatto. Tutti gli enzimi sono specifici, agiscono cioè solo per una determinata reazione o per un gruppo di reazioni strettamente affini e pertanto per un corretto funzionamento dell’organismo occorrono migliaia di enzimi diversi; alcuni di essi agiscono solo in presenza di sostanze dette COENZIMI (le vitamine spesso svolgono la funzione di coenzimi).
I processi metabolici sono inoltre attivati da ORMONI (messaggeri chimici), che provocano l’instaurarsi di un determinato processo o inibiscono un processo in atto. L’ormone Tirodeo, la Tiroxina, fa accelerare il metabolismo. Una persona affetta da esagerata produzione di questo ormone é nervosa, ha una sudorazione eccessiva ed una elevata temperatura corporea; al contrario, se l’ormone è prodotto in scarsità, il metabolismo rallenta, si avverte freddo e se tale insufficienza si potrae per anni, l’accrescimento, senza le cure appropriate, sarà ridotto.

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