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Articoli marcati con tag ‘ansia’

domani riparte tutta la procedura. Non sto neppure a dire quanto sono incasinato in testa e a che livelli ho l’ansia…
Comune stiano ballando e balliamo.
Vi aggirnero’ presto su come funziona un operazione di chirurgia bariatrica quasi live

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niente da fare…
Oggi niente intervento. Ero gia’in sala operatoria con tutte le mie belle flebo e legato come un salame sul tavolo operatorio quando: fermi tutti non si opera! Il posto in terapia intensiva e’ occupato da un’urgenza e quindi si rimanda tutto!

Volevo impazzire…tutta quest’ansia e angoscia per nulla. E pure un bel buco per braccio gratis…

Ne riparliamo domani

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PSICANALISI DELLA DEPRESSIONE
9/6/1998
Interventi vari sull’ansia e la depressione
Sì generalmente l’intervento da parte degli psichiatri è basato sugli psicofarmaci, l’ultimo ritrovato è il Prozac che viene somministrato appunto dagli psichiatri. Ora come sempre avviene con gli psicofarmaci, questi hanno un effetto generalmente immediato di alleggerimento della sensazione che avverte il depresso, perché chimicamente è possibile intervenire e alterare delle condizioni fisiologiche, come è noto da sempre, anche una sbronza toglie la depressione, poi naturalmente passata la sbronza ritorna, la stessa cosa avviene con il Prozac. Ma la questione delle depressione è molto antica, già Aristotele ne parla come malinconia. Nel Medioevo la chiamavano accidia, e la definivano appunto come la sensazione di assenza di volontà nel fare qualunque cosa, e di disinteresse generale, così è definita generalmente e tutto sommato la stessa depressione a tutt’oggi non viene definita in modi molto differenti né d’altra parte il depresso dice cose molto diverse. Così come abbiamo fatto in altre occasioni possiamo considerare in prima istanza le manifestazioni più evidenti, come direbbe il mio amico Roberto i luoghi comuni della depressione, che inizia per lo più con una delusione, di qualunque tipo sia, qualunque cosa può deludere, per esempio la ricerca di un senso delle cose, della vita, la ricerca del bene, anche la ricerca di dio, infatti accusavano talvolta i monaci di accidia proprio perché l’eccessiva ricerca di dio li avrebbe condotti a cominciare a disperare di trovarlo, in alcuni casi anche una delusione amore può condurre alla depressione: Letteralmente deludere lo sapete benissimo è togliere il gioco, e quando uno gioca e gli si leva il gioco si inquieta, come accade per esempio con un bambino: sta giocando, gli impedite di giocare e lui se ne ha a male. Supponete che io abbia in animo di cercare e di trovare il senso della mia esistenza, ora ci sono taluni che si pongono questo obiettivo per un motivo o per l’altro perché giunti ad un certo punto del loro cammino si domandano: ma io cosa sto a fare? Che senso ha tutto quello che faccio? (per esempio) e allora si adoperano per trovare un senso, con la convinzione almeno iniziale di trovarlo. Supponete che questo senso non si trovi, cosa accade? Accade che tutto ciò che era stato fatto in precedenza, magari con interesse ed entusiasmo, diventa assolutamente inutile e marginale perché è come se ci si fosse accorti di avere fatto per anni una serie di cose, credendole notevoli e degne. mentre invece non hanno nessuna importanza dal momento che ho trovato che non c’è nessun senso nelle cose. Questa scoperta produce in alcuni casi un impatto non indifferente, questa domanda “ma allora che cosa ho fatto fino ad ora? Che senso ha la mia esistenza? Cosa esisto a fare?” da qui taluni decidono anche di togliersi la vita, tali altri no. Però continuano a lamentare l’assenza di qualche cosa che ritenevano necessario e allora a questo punto se nulla ha più valore, nulla ha più un senso, a che scopo fare una qualunque cosa? Nulla ha più nessun interesse, è esattamente questo che il depresso va dicendo, e cioè la totale perdita di interesse per qualunque cosa, dice che vorrebbe che qualcosa lo interessasse, che gli piacerebbe trovare un buon motivo per esistere, per fare delle cose, ma non ne trova nessuno adeguato a questo scopo, così come dicevamo tempo fa dell’angoscia che sempre accompagna la depressione, la sensazione è generalmente disperante, il depresso nel momento in cui avverte questa sensazione è assolutamente disperato, orfano di un senso, potremmo dire. Ci sono dei momenti in cui qualche cosa lo trascina e all’improvviso la depressione scompare e allora diventa straordinariamente felice come se si fosse sbarazzato di un peso enorme e allora passa a una sorta di grande euforia. Cambiamento di umore abbastanza frequente nel depresso, ciclotimia la chiamano gli psichiatri, potremmo dire che è volubile. Cambia rapidamente umore perché se pensa alla catastrofe che ormai è avvenuta, catastrofe per cui nulla ha più interesse, nulla ha più un senso e quindi nulla è più da fare, allora evidentemente si abbatte, appena se ne dimentica ecco che immediatamente si sente subito meglio e ne gioisce, però per molti questa condizione è molto pesante, molto penosa e come diceva giustamente la signora è difficile soprattutto per le persone che hanno per qualunque motivo da convivere con il depresso, la cosa può essere pesante, perché il depresso ha a modo suo delle buone argomentazioni a suo favore, buone ma non ottime. Il depresso, considerando la totale e ineluttabile e irreversibile assenza di senso delle cose, dell’universo e quindi anche di sé, difficilmente anzi direi quasi mai si pone un’altra domanda che tuttavia legittimamente potrebbe porsi e cioè perché le cose, l’universo, lui stesso e quant’altro mai dovrebbero avere un senso? Domanda legittima, intanto, la seconda, visto che è questo che lo affligge, l’assenza di senso, e quindi di conseguenza la totale assenza di interesse per le cose, che cosa intende esattamente con senso? E una volta saputolo ammesso che lo si venga a sapere perché, taluni si sono spinti fino a questo punto, depressi o no che fossero, e si sono trovati in una condizione molto particolare, che è quella che afferma che la condizione essenziale perché la depressione possa esistere è che io creda fermamente e incrollabilmente che le cose debbano avere un senso, in caso contrario no, la depressione non è possibile, cioè occorre questa superstizione, dicevo prima come condizione necessaria. Che per altro è una superstizione diffusa che le cose abbiano un senso o debbano averlo, nonostante tutto sommato che non moltissimi si siano domandati in termini molto precisi e rigorosi che cosa sia esattamente questo senso che sarebbe la causa di tutti questi malanni, per cui se si spiega al depresso che le cose non stanno come dice lui, diceva la signora, effettivamente lui argomenterà dicendo che le cose sono una schifezza, il mondo va a catafascio, non c’è più nessuna salvezza, è uno schifo generale, e allora muoia Sansone con tutti i filistei, e allora? supponiamo che sia così, senza considerare che comunque le cose sono sempre molto peggio di come lui immagina che siano, perché essendo ingenuo pensa che siano una schifezza e invece no, sono, restando nell’ambito del gioco che lui fa, molto peggio di quanto lui immagina che siano, ma la questione essenziale, almeno rispetto al discorso malinconico, o comunque depresso in generale, l’accidioso, come dicevano una volta, e come già Freud aveva intravisto non consiste affatto nel cercare di persuadere il melanconico o il depresso che non serve assolutamente a niente, poi persuaderlo di che? Che le cose non sono come dice lui? Se lui le vede così avrà un bel persuaderlo, non riuscirà mai, se una persona è convinta di una certa cosa non riuscirà mai a persuaderla del contrario, lei provi a persuadere un fondamentalista islamico che Allah non esiste, mai provato? Lo provi, vedrà cosa succede, comunque non riuscirà a persuaderlo, e perché dovrebbe riuscire con un depresso? Non è più stupido è soltanto una forma religiosa un po’ differente, ma non meno forte, non meno tenace, che per altro è ciò su cui si sostiene poi in definitiva tutto il discorso occidentale, scienza compresa, e cioè che le cose necessariamente debbano avere un senso e che questo senso sia reperibile quindi; fino ad un certo punto non ha neanche tutti i torti, però non spinge la sua ricerca fino alle sue estreme conseguenze, si limita a considerare soltanto che non c’è alcunché che abbia un significato sufficiente e quindi nulla importa, però come abbiamo visto, di tutto questo potrebbe non importargliene assolutamente nulla, perché gli importa da preoccuparsi così tanto dell’assenza di senso, senza per altro sapere che cosa sia il più delle volte, ma è una sensazione e come tale difficilmente descrivibile. Le sensazioni non sono facili a descriversi, perché sono fatte di una quantità sterminata di elementi, e reperirli tutti diventa arduo, senza contare il fatto che nell’operazione stessa di reperimento, questi elementi si modificano, il che rende l’operazione impossibile. Potete per esempio provarvi a descrivere una sensazione di innamoramento per dire tra le più diffuse, provate a descriverla esattamente, tutto ciò che provate, è una quantità sterminata di cose, poi man mano che ne parlate vi accorgete che alcune cose si modificano mentre ne state parlando, a questo punto diventa una rincorsa infinita, vi accorgete che la definizione di tale sensazione risulta improbabile perché man mano che la definisce ne costruisce dell’altro, all’infinito e quindi anche il depresso si trova nella stessa condizione e cioè nella difficoltà di definire la sua condizione salvo gli enunciati più diffusi, più popolari che sono appunto l’assenza di senso, l’assenza di interesse e quindi lo scoramento generale. In alcuni casi si accompagna anche così così come in altre sensazioni una sorta arroganza, come se lui, lei a seconda dei casi, si fosse accorto di una cosa che tutti gli altri non vedono, che solo lui ha visto, cioè che il mondo è tutto un catafascio, senza tenere conto che è la banalità che da tre mila anni a questa parte viene menzionata ininterrottamente dagli umani, e dunque non è una cosa così sensazionale, però, però questo è come già direbbe Freud un aspetto del tornaconto del depresso, immaginarsi in molti casi, non sempre, non è una legge, questa sensazione di superiorità per avere viste cose che altri ignorano o che a altri sfuggono, che altri vivono così nell’ignoranza e sono felici, io che so, soffro. Questo non è proibito, ciascuno può soffrire se lo desidera, ma visto che consideriamo la questione, vediamo se è possibile intervenire rispetto a una struttura di questo genere, non perché la persona stia meglio, non è questo l’obiettivo, ma perché una cosa del genere in qualche modo questiona, incuriosisce sapere perché una persona è così fortemente attaccata a delle superstizioni, fatte in questa maniera. Ci sono dei casi in cui il depresso travolto da queste fantasie, decide per esempio di rivolgersi per esempio a uno psicanalista, ora in questo caso lo psicanalista è chiamato intervenire ovviamente visto che è lì per questo, e quindi occorre che faccia qualcosa, che cosa fa? Dal momento che tutta la questione connessa con la depressione è incentrata intorno al disinteresse rispetto alle cose e quindi all’assenza di desiderio, questo è un altro degli enunciati e cioè il non desiderare più nulla, adesso vorrebbe desiderare qualche cosa ma non trova nulla che sia adeguato degno o sufficientemente interessante da essere perseguito. Come se il suo desiderio potesse soltanto muoversi se mosso da qualcosa di formidabile, per esempio, il trovare il senso delle cose, che sì sarebbe sicuramente una operazione notevole, però è come se in altri termini ancora si aspettasse dall’esterno e quindi da un evento, cioè senza la sua responsabilità, che qualche cosa accada e gli illumini e gli mostri la via, per questo si aspetta che qualcuno gli mostri la via, prontissimo naturalmente a confutare qualunque proposta, ovviamente cioè in attesa di qualcuno o di qualcosa che gli mostri la via, e che questa via lui non riesca a confutarla in nessun modo, in altri termini ancora aspetta qualche cosa che lo costringa a credere è questo che cerca, né più né meno. Infatti se lo trova diventa un credente formidabile, perché è esattamente questo che cerca, qualche volta lo trova, qualche volta no, a seconda dei casi, però l’analista non può fornirgli un’altra religione o meglio non dovrebbe essere questo il suo obiettivo, si tratta allora come avviene anche in altri casi di trovare il modo perché anziché attendere l’illuminazione da qualche cosa incominci a poter accogliere il suo desiderio senza aspettare che altri o altro lo autorizzino. Costringere a credere è una fantasia di stupro in definitiva, qualcosa di più forte che lo costringa a fare ciò che lui stesso vorrebbe fare, in questo senso una fantasia di stupro. Come in ciascuna fantasia di stupro il desiderio proprio è attribuito all’altro, non sono io che desidero ma è lui che desidera fare questa cosa e anche nel caso della depressione funziona esattamente nello stesso modo, cioè deve essere lui a costringermi a credere a mostrarmi la verità, la via. In effetti le religioni hanno da sempre un forte potere terapeutico contro la depressione, molte crisi depressive ultimamente sono state sanate da una conversione religiosa, certo, uno si trova smarrito, ogni cosa non ha più nessun senso, è in una ricerca disperata di un senso superiore, ecco che arriva lui, “io sono la verità, la via” e cosa si può pretendere di più da un interlocutore, in questo caso la depressione scompare ed è molto più potente e più efficace del Prozac, ma questo è noto da alcuni migliaia di anni, non occorreva certo né la psicanalisi né la psichiatria per trovare questa genialata. Quindi potremmo dire che l’aspetto religioso nella depressione è fondamentale, senza religiosità non c’è depressione, purtroppo non c’è niente da fare, ma sta qui…
Intervento: come senza religiosità non c’è depressione?
Perché come spiegavo prima la depressione per essere tale necessita di credere fortissimamente che le cose debbano avere un senso, infatti è quello che lui va cercando il depresso, assolutamente, da qui poi il disinteresse assoluto per ogni cosa perché non ha un senso, in questo senso parlo di religiosità, cioè il credere fermamente che le cose per esempio, in questo caso, debbano avere un senso, come dicevo prima non è casuale che molte depressioni si dissolvano con l’abbracciare la fede cristiana, islamica o buddista a seconda dei gusti personali, ha un fortissimo potere terapeutico. Perché si sostiene su questo che la religione in buona parte è una risposta alle domande fondamentali degli umani “chi siamo” “da dove veniamo” “dove andiamo” queste generalmente, alle quali gli umani da molti milioni di anni cercano di rispondere, il depresso è come se facesse una sorta di caricatura del pensiero occidentale, facendo, correndo un po’ parallelamente a ciò che per la filosofia è stato il nichilismo. Cosa hanno pensato i nichilisti? Hanno cercato di trovare il senso delle cose, attraverso per esempio la metafisica, il senso definitivo, di quelli poderosi, affidabili e poiché non ci si è riusciti un granché si è provato con altri sistemi, non c’è stato verso e allora ecco, dunque dobbiamo concludere che il senso delle cose non è reperibile, e allora questo senso, se nulla ha nessun valore perché non glielo possiamo attribuire in modo del tutto arbitrario e personale, se dunque non c’è un dio allora tutto è permesso, nel senso che non c’è una direzione non c’è più nulla, nessun argine, da qui il nichilismo soprattutto quello alla Dostoevskij de I Demoni, un libro che vi suggerisco, l’estate che viene, poderoso però piacevole e lì vi trovate scritto tutto ciò che occorre sapere intorno alla depressione e in particolare al nichilismo, quindi se voi sentite parlare un nichilista come il depresso avrà ottime argomentazioni per sostenere ciò che lui pensa e non vi sarà facile confutare la sua posizione….
Intervento:…
Dipende, perché se questa assenza di senso è inserita all’interno di un gioco particolare allora può anche sostenersi, se no no. Come posso sostenere che non c’è il senso se non posso definire il senso? Per esempio posso definirlo ma questa definizione sarà sempre arbitraria e quindi per dire che non c’è un senso io dovrò dare questa definizione che io ho deciso di stabilire. Chiaro il concetto? Anche per Roberto è chiarissimo il senso? Ecco perché dunque la religiosità nella malinconia, però avevamo interrotto che riguardava l’intervento dell’analista, che ho appena iniziato e che riguardava il porre le condizioni perché il depresso possa anziché attendersi da altro o da altri degli stimoli al suo desiderio cominciare a confrontarsi con il suo, senza occuparsi di quello altrui, che è un modo migliore per averci a che fare con il desiderio, perché dipendere da quello altrui è sempre piuttosto problematico, così come è problematico in ogni caso dipendere da altri, si è sempre come dire nelle mani degli umori altrui, che ora sono in un modo domani sono in quell’altro, dunque porre le condizioni perché possa accogliere il suo desiderio, senza attendere che altri o altro lo stimolino, perché in definitiva attende di essere stimolato, con tutto ciò che di erotico in questo può inserirsi fantasmaticamente inserirsi in taluni casi, il depresso attende che qualcosa o qualcuno lo stimoli. Che è una questione abbastanza bizzarra se considerate bene, però succede…il compito in questo caso, dell’analista non è semplicissimo perché il depresso è in attesa che qualcosa, qualcuno lo stimoli e immagina di essere nel giusto mantenendosi in questa posizione, e quindi attende, attende gli eventi favorevoli, sempre ovviamente lamentando la condizione attuale assolutamente insopportabile perché più degradata e si diceva, più deprimente possibile, però….
Intervento:…
Sì è quello che lui cerca di fare ma non riesce perché in ogni caso ciò che accade nell’immediato non riesce o non ha il potere sufficiente, certo sono condizioni contingenti, “sincroniciste” che lo distraggono dalla sua depressione, se l’appartamento in cui abita, per esempio, va a fuoco in quel momento la depressione cessa, però utilizzarlo come sistema per guarire dalla depressione è costosissimo, e anche pericoloso, così anche altri eventi lo distraggono da questo pensiero il quale però ovviamente ritorna, facevamo l’esempio tempo fa, un esempio banalissimo, per esempio durante le guerre queste ..l’ansia, angoscia, la depressione per lo più scompaiono, scompaiono perché le persone sono occupate a salvare la pelle e quindi hanno altro da fare, è nel momento di benessere e cioè quando i bisogni primari, cosiddetti sono soddisfatti che si comincia a pensare, se devo mettermi a riparo da un cecchino alla finestra non sto lì a meditare sul senso dell’esistenza a anche perché potrei perderla da un momento all’altra e quindi intanto mi metto al riparo e poi eventualmente quando sono poi sicuro ecco che i pensieri si riaffacciano, però…il depresso tutto sommato cerca qualche cosa del genere, qualcosa di molto forte che lo distragga che lo faccia andare in una direzione differente, che lo costringa come dicevo prima, ad esempio, a credere, credere che questa è la via e quindi gli dia il senso della sua esistenza, perché si chiede cosa sto a fare qui? La risposta naturalmente è nulla, perché? Ovvio che non sto a fare lì per nulla cioè non può trovare il senso delle cose, la stessa esistenza non ha nessun senso ovviamente, però ci si può affannare a cercarlo questo senso trovandosi in ogni sorta di paradossi e di rinvii logici indescrivibile perché chiaramente per trovare il senso occorre che sappia che cosa sto cercando e come lo so? Che se non so cosa cerco, sarà anche difficilissimo trovarlo, io devo sapere esattamente che cosa sia, come e quando so esattamente che cos’è? Che cosa mi garantirà? insomma si trova di fronte a questioni di una portata e di una vastità che lo costringono così come hanno costretto molti a riflettere in ben altro modo, e cioè che il senso è una figura retorica come tale varia CAMBIO CASSETTA poi si prende la cosa a cuore e quindi non riesce come si suol dire a prenderla a cuor leggero, sta malissimo, come in molti casi parlavamo a proposito dell’angoscia Kierkegaard e altre persone hanno riflettuto su questa condizione giungendo alla conclusione che la natura umana è così fatta che l’angoscia, la depressione per la sua condizione appunto è inevitabile, che gli umani sono una malagenia, infida, inaffidabile, malvagia ecco….
Intervento:…
Sì, e sai qual è per lo più? La delusione, questa può intervenire tanto più quanto la struttura teorica della religione è complessa e sofisticata, per esempio la delusione del cristianesimo è frequentissima, l’islamismo è molto più semplice, più rozzo teoricamente, come sistema teorico, e quindi offre meno spunti alla delusione cioè voi dovete fate quelle cinque cose: una volta all’anno alla mecca, non mangiare questo, insomma….tutto questo va bene in definitiva e poi Ins Allah, dio l’ha voluto, qualunque cosa accade, essendo molto semplice offre meno opportunità di riflettere sulla sua struttura ed è da lì che poi cominciano i problemi, i Padri della chiesa stessa hanno trovato non pochi problemi e alcuni di loro hanno incontrato la depressione per l’impossibilità, lo stesso Agostino, si lamenta…ecco una delusione generalmente come dicevo all’inizio è l’innesco, per esempio nel cristianesimo la delusione viene dal fatto che Gesù Cristo ha predicato in un certo modo e invece i preti fanno in un altro, questo è ciò che generalmente si enuncia…(….) sì no, certo anzi una volta venivano bruciati quelli che sostenevano le sette pauperistiche, i catari, i patari ecc…bruciati come eretici, questi sostenevano che Cristo era povero e quindi tutta la chiesa deve essere povera e allora li bruciavano, dovevano pur difendere il patrimonio della chiesa, che è costato il sangue questo patrimonio, mica niente, guerre di religione sanguinosissime…
Intervento: Nadia e la depressione
come dicevo all’inizio la cura farmacologica funziona ed è efficace ma sempre per tempi piuttosto limitati, è un po’ come quando si ha la febbre e si prende un febbrifugo, toglie la febbre però se ha qualche malanno non glielo cura, è così il Prozac, poi gli psicofarmaci in alcuni casi vengono manipolati dalle industrie farmaceutiche con delle sostanze che inducono, in alcuni casi è stato rilevato, inducono ad assuefazione perché le case farmaceutiche ci tengono moltissimo che i loro prodotti siano comperati e se uno smette è un danno. La casa per esempio che produce il Tavor è seccatissima se le persone smettono di prendere il Tavor, perché ha da pagare stipendi a migliaia di persone, dobbiamo lasciarle sul lastrico? Qui diventa un circolo vizioso e non ne usciamo più, per cui l’uso dello psicofarmaco è sempre problematico, a parte il fatto che in molti casi sono sostanze tossiche, creano anche dei problemi non indifferenti oltre all’assuefazione…Lei dice se una persona si rivolgesse a me? Un depresso. Se si rivolgesse a me un depresso, non farebbe male, perché, adesso le spiego il motivo, perché datosi che il mio mestiere è lo psicanalista è anche di questo che mi occupo, del depresso, laddove me lo chieda ovviamente, se no, no, non me ne occupo, sì perché una psicanalisi occorre che la si voglia fare, quindi occorre ci sia una domanda, nessuno psicanalista, neppure io potrei intervenire nei confronti di una persona che non ne vuole sapere, non potrei fare assolutamente niente, mentre con gli psicofarmaci sì, è molto più semplice, ma una psicanalisi no, occorre che la voglia fare cioè occorre che ci sia la volontà, il desiderio di affrontare il proprio discorso e quindi la propria storia, la propria vicenda, le proprie fantasie, paure ecc…poi certo ciò che inizio a fare è ciò che ho detto prima, cioè porre le condizioni perché questo desiderio che attende che sia stimolato da altro, sia accolto da lui. La condizione perché possa smetterla di aspettare che altri lo salvino, cioè di attendere il salvatore poi in definitiva, non è casuale che la depressione sia un male molto diffuso fra gli ebrei, proprio così come è configurata la religione ebraica, in attesa del salvatore, loro aspettano il profeta, il messia, da sempre perché non hanno riconosciuto quello che si è presentato come tale, e quindi non solo e quindi continuamente ricevono delle prove da dio che è testimone del fatto che non hanno soddisfatto al suo desiderio e quindi non sanno come devono fare, insomma sono preda in questo caso alla depressione, in alcuni casi perché non riescono a decifrare i segni di dio e ci sono delle crisi anche religiose, cosa vorrà dio da noi, perché continua a mandarci olocausti anziché cose bellissime e meravigliose? Cosa gli abbiamo fatto questa volta? Quindi non trovano un motivo, non trovano una spiegazione, un senso, esattamente…ad essere eletti bisogna farci attenzione…
Intervento Nadia
Intervento: bisogna mettere in gioco la depressione
Intervento Nadia
Intervento: la causa della depressione?
Qualunque cosa che poi abbia come effetto il rilevare l’assenza di interesse e di senso delle cose, può essere qualunque cosa. Anche una cosa banalissima che poi innesca una serie di meccanismi e conclude in quel modo, la causa così come di qualunque disagio, angoscia, depressione, può essere qualunque cosa potrei elencargliene alcune migliaia…che la causa non la troverà mai perché non è una causa è una quantità sterminata di elementi che hanno contribuito per costruire questa cosa, la causa di pernon c’è. Una volta ci speravano di trovare la causa facendo il percorso all’indietro, tornare indietro fino al punto scatenante, poi la raddrizzata e si ritorna e tutto funziona, non è come con i computer, si torna indietro, si disinstalla e si reinstalla, non funziona….
Intervento:
È un tornaconto perché qualunque cosa si produca in lei, nel suo discorso, è una produzione del suo discorso, supponiamo che lei abbia paura del buio, nessuno l’ha costretta ad averla, né alcuno la costringe in questo momento, è qualcosa che è sorta ad un certo punto in lei, senza sapere né come né perché, ma è una produzione del discorso in cui si trova. Lei ha creato questa paura del buio, una domanda legittima che può farsi e che molti si sono posti perché? Perché una persona si crea la paura del buio? Perché si produce l’ansia? Perché è depresso mentre potrebbe non esserlo visto che nessuno glielo ha chiesto e nessuno lo obbliga a farlo, perché lo fa? È una bella domanda (….) è il contrario non è che ha paura di non farcela perché potrebbe non importargliene niente allora perché ha paura di non farcela? Ma in definitiva la questione su cui poi si incentra tutta la psicanalisi è il rispondere a questo quesito, perché uno è depresso visto che nessuno lo costringe a farlo? Che se ne fa di questa depressione? A cosa gli serve? Rispondere a questa domanda comporta intendere tutta una serie di cose ovviamente e la psicanalisi fa esattamente questo, risponde a questo a cosa serve la depressione, una volta che lo sa, cessa di servire. Cessando di servire non ne ha più bisogno e quindi può dedicarsi ad altro, secondo l’occorrenza (….) più che il motivo direi la funzione a che cosa serve? Sì quando sa anche cosa serve la sua depressione allora non ha più la necessità di esserlo perché ha perduto il tornaconto diceva Freud, il tornaconto secondario (…) perché non sa a cosa serve lui immagina di sapere il motivo ma potrebbe benissimo non esserlo di fatto nessun depresso immagina che la sua depressione sia funzionale se la sia prodotta da sé per un buon motivo. Ecco quindi occorre che questa funzione che ha sia conosciuta non basta sapere qual è la causa per esempio io posso dire a una persona che ha paura del buio, che da piccolo qualcuno lo ha fatto spaventare, non era questa la causa della sua paura però posso dire guarda che tu sei spaventato perché da piccolo ti hanno fatto questo. Sì e allora non passa la paura del buio proprio per nulla, se no una psicanalisi durerebbe non più di un quarto d’ora, anzi che molti anni. Un quarto d’ora è più che sufficiente per spigare quali sono le questioni, anzi basterebbe molto meno: sono depresso. Bene non esserlo più. Semplice no? perché non funziona? Questa è la questione. Perché è funzionale a tutta una serie di altre cose che il depresso ignora e che una psicanalisi evidenzia e allora viene a sapere ” ecco perché serviva a questo questa è la sua funzione” può essere una qualunque però in molti casi la funzione della depressione è il potere per esempio mostrare, esibire al prossimo la propria sofferenza, la propria sofferenza farsi carico per esempio dei mali del mondo, perché io so che le cose vanno male, e io soffro e esibisce la sofferenza, però di motivi possono essercene infiniti…

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OBESITA’

Nella società americana l’obesità ha un’incidenza ed una prevalenza molto elevate. Nel passato l’obesità era un indice di ricchezza, cioè chi aveva una condizione sociale più elevata aveva la possibilità di avere molti nutrimenti a disposizione ed, approfittando di questo, aumentava di peso facendo notare agli altri la propria condizione sociale. Adesso sembra che l’obesità sia più tipica dei livelli sociali più bassi e tante condizioni di ansia, di nevrosi e tanti problemi vengono riversate sul cibo per cui c’è un aumento di peso che supera il peso ideale fino ad arrivare a valori enormi.

Obesità= peso > del 40% del peso ideale

Perché ci si interessa tanto dellobesità?
Perché aumentando il peso, aumenta la possibilità di manifestare tutta una serie di patologie che possono agire sul soggetto riducendone la durata di vita, causando patologie importanti che possono limitare o peggiorare l’esistenza di una persona.
L’obesità ormai è molto diffusa anche da noi, infatti si vedono molti bambini obesi, è molto più grave quando l’obesità parte dall’infanzia perché è molto difficile da risolvere, la causa di ciò possono essere:

  • Abuso della televisione (pubblicità)
  • Uso improprio degli alimenti

Per cui il bambino è spinto a consumare determinati nutrimenti ed in certe quantità che lo portano ad una aumento della massa adiposa con un aumento delle cellule adipose, si instaura così un’obesità che tende a diventare stabile nel tempo ed è più difficile da debellare dellobesità che sorge in età più avanzata.

indice di massa corporea (BMI o IMC)
è dato dal rapporto= peso espresso in Kg/altezza espressa in metri 2
risultato:

  • tra 20-25 à normopeso
  • tra 25-30 à sovrappeso
  • oltre 30 à obesità franca

Dal grafico si può notare come più aumenta il BMI, più aumenta il rischio di mortalità.
In ospedale è più facile che i pazienti con patologie importanti siano obesi che non magri (malattie cardiovascolari, calcolosi, ipertensione, ecc.).
Per valutare un sovrappeso o l’obesità ci sono varie metodiche: un tempo si ricorreva a strane formule (Formula di Lorenz, Formula di Brocard) in cui venivano inseriti vari numeri per stabilire il peso ideale per quell’età, altezza, sesso. Ora non sono più attendibili.
Poi ci sono delle tabelle per stabilire se un soggetto è obeso con già stabiliti pesi ideali per età, altezza e sesso. Il peso ideale è un concetto importante: ci sono tabelle delle assicurazioni americane, tabelle basate sulle deviazioni standard; però il metodo più semplice si basa sul BMI che dà l’idea di sovrappeso, di obesità franca o di normalità.
Ci sono, infine, metodi più soffisticati per valutare il peso ideale: questo va riferito alla massa magra e, quando si dà una dieta ad un pz, bisogna sapere il fabbisogno della sua massa magra, dei suoi muscoli, della sua condizione di normalità e per questo ci sono sistemi che permettono di valutare il quantitativo di massa magra e grassa separatamente.
Di solito l’obesità è dovuta ad una discrepanza tra introito calorico e ciò che viene consumato e, se si vuole dimagrire, bisogna ridurre l’introito calorico senza danneggiare la massa magra.
Ci sono diverse metodiche per questo: (Tabella 8 pag. 2)

  • bilancia idrostatica
  • pletismografia (si basa sul peso specifico)
  • sistemi con plicometria: si misurano le pliche e moltiplicandole per un fattore fisso si risale alla massa grassa e la si toglie dal peso totale.
  • Diluizione isotopica
  • TAC addome, è un metodo semplice: si stabilisce quanto tessuto adiposo c’è nelle varie sezioni, come è disposto e si risale al tipo di obesità à (Figura 3 pag. 3) la parte bianca è il tex adiposo e dal rapporto tra chiari e scuri si può valutare se l’obesità è viscerale o a livello delle cosce (obesità ginoide). Facendo un rapporto tra tessuto adiposo sottocutaneo e quello intraaddominale si ottengono parametri che ci indicano il tipo di obesità del pz, oltre a poter stabilire la quota di massa grassa.
  • Assorbimento fotonico
  • Attivazione nucleare
  • RMN
  • Conduttanza (metodo molto usato):  una corrente elettrica attraversa il nostro corpo e si valuta la massa magra (ripedensometria), inoltre ci dice il peso ideale perché collegato ad un sistema computerizzato. C’è poi un sistema più semplice basato sulla conduzione di uno stimolo elettrico lungo la massa magra, mentre nella massa grassa non c’è conduttanza, per cui si valuta quanta massa muscolare c’è e di quanto deve calare il peso del pz. Sapendo il tipo di obesità si può decidere il trattamento.

Obesità nel bambino (IPERPLASTICA): dovuta ad un aumento del numero di adipociti per cui, visto che gli adipociti rimangono sempre dello stesso n° per tutta la vita, è facile instaurare un’obesità non più identificabile, l’obesità è meno reversibile.
Gli adipociti sono pieni di trigliceridi (TG) e possono o aumentare di n° o aumentare di dimensioni in presenza di elevati livelli di TG; i fattori che stimolano gli adipociti possono essere:

  • funzionali
  • ormonali
  • growth factor
  • genetici

Adipoblasto e preadipocita à fattori di maturazione à adipocita

Obesità nell’adulto (IPERTROFICA): gli adipociti si gonfiano à aumentano i depositi che saranno poi gestiti da ormoni:
_ maschio à obesità viscerale e addominale (obesità androide)
_ femmina à obesità a livello delle cosce (obesità ginoide)

CAUSE DELL’OBESITA’

  • Condizioni genetiche: (sindrome di Down, ecc.) intervento per correggere l’obesità è ridotto e non si riesce a correggerla più di tanto.
  • Obesità acquisita: è più frequente e le cause di quest’obesità secondaria sono molteplici (Tabella 18 pag. 5)

1)Errate abitudini alimentari:

  • Edonismo: il mangione, il gourmet ama mangiare e spesso non intende dimagrire fino a che non gli viene un infarto e forse cambia idea.
  • Nevrosi d’ansia: in Occidente sono dovute a stress o problematiche esistenziali che si compensano con il cibo. Tipico degli Americani (per pubblicità ecc.) che mangiano cibi ricchi di grassi ed, anche se nei film nascondono il problema rappresentando una società di magri, il problema dellobesità è esteso e grave. Ci sono vestiti con quattro volte la stoffa per persone normali! In questi casi ci sono notevoli problemi negli interventi chirurgici e nella guarigione.
  • Pressione sociale: per es. il maltrattamento da parte del datore di lavoro induce il soggetto a sfogarsi nel cibo.

2) Sedentarietà: perché non si ama il movimento ed in più si mangia, tipico degli sportivi che quando cessano l’attività, se non diminuiscono il cibo, divengono obesi ed hannon notevoli rischi per problemi cardiaci: cuore grande per lo sport, si affatica per l’obesità anche per sproporzioni tra letto alimentare e dimensioni del cuore; quindi è bene evitare una eccesso alimentare. La Tabella 19 pag. 5 mostra l’eccesso di calorie nei bambini da 9 a 12 anni nel tempo.
3) Malattie intercorrenti:

  • Lesioni del SNC: alterazioni del centro della fame-sazietà à continua assunzione di cibo à obesità.
  • Insulinomi: il pz dirà di avere delle crisi in cui perde quasi coscienza, ma si riprende mangiando qualche cosa, in pochi mesi aumenta di peso (dosare glicemia ed insulina); non si può intervenire riducendo il cibo altrimanti si ha ipoglicemia e coma.
  • Ovaio policistico: aumenta l’accumulo di adipe per interferenza ormonale.
  • Ipotiroidismo: aumento di adipe perché si brucia di meno (protein lipasi).

4) Farmaci oressigeni:

  • Ansiolitici ed antidepressivi
  • Antistaminici

Entrambi stimolano il centro della fame o deprimono il centro della sazietà.

(Tabella 20 pag. 6)
Indagine sulle calorie assunte da soggetti normali e obesi (ci sono valori un po’ discrepanti). Ci può essere una grossa differenze tra il massimo ed il minimo perché si parte con una condizione in cui si introducono più calorie per avere obesità, ma poi non è detto che un obeso continui a mangiare più di un non obeso. Anzi, a volte mangiano poco, ma non dimagriscono perché l’eccesso di introito calorico fa scattare l’obesità e la mantiene per lungo tempo, però con l’andare del tempo non è più necessario quest’eccesso per mantenere l’obesità e di ciò bisogna tenere conto in cura, cioè per risolvere l’obesità bisogna ridurre ulteriormente l’introito calorico. La causa di ciò è un meccanismo di regolazione: gli obesi spendono meno energia per produrre calore (termogenesi), infatti un obeso ha meno problemi di scambio di calore con l’esterno perché è isolato dall’adipe. Il grasso bruno che presiede alla termoregolazione sembra alterato in un obeso à alterata termogenesi.

Non sempre, quindi, l’obeso mangia di più degli altri, anzi spesso mangia di meno.

Regolazione del centro della fame:

  • Catecolamine: iniettate in animale inibiscono l’intake di calorie
  • Dopamina: funzione permissiva à stimola l’appetito
  • Serotonina: fa ridurre l’introito calorico
  • Acetilcolina: aumenta l’introito di cibo
  • Peptidi oppiacei: bendorfine à riducono l’anoressia

Molti erano usati come farmaci, ora le amfetamine non si possono più usare come anoressizzanti perché danno assuefazione; sostanze che stimolano la serotonina sono state tolte dal commercio perché davano problemi a livello valvolare ed aumento della pressione.
Molti farmaci che agiscono sui detti neurotrasmettitori, agendo sul centro dell’appetito o della sazietà, potrebbero aiutare nellobesità, ma per i problemi che danno non possono essere usati, per cui si usano altrimenti. In passato, oggi di meno, si usavano ormoni tiroidei contro l’obesità perché aumentano il metabolismo di base riducendo il peso.

Oltre a regolatori centrali, ci sono regolatori periferici, nervosi, chimici, ormonali:

  • Aumento del volume gastrico: pz abituato a mangiare molto ha bisogno di sentire lo stomaco pieno, perciò se si riduce il cibo il pz sentirà il bisogno di riempire lo stomaco à si attiveranno i sensori che indicano la sazietà solo con il riempimento dell stomaco. Nella gastroplastica in cui lo stomaco è ridotto ad una piccola sacca, basterà poco cibo per riempirlo ed anche i sensori saranno di meno per la minore superficie.
  • Stimoli chimici: cibi zuccherati prima di un pasto riducono un po’ la fame, invece senza -ipoglicemia o bassa glicemia- si stimola la fame. Pz gastroresecati per tumori o ulcere peptiche hanno una glicemia ridotta per un ridotto transito intestinale à stimolo della fame.
  • Segnali ormonali:
  • Insulinoma: induce introduzione di cibo
  • Estrogeni: inibiscono introduzione di cibo
  • Colecistochinine: inibiscono introduzione di cibo
  • Bombesina (prodotta dall’intestino): antagonista dell’assunzione di cibo
  • Prostaglandine e precursori

Su questi regolatori si studia molto per trovare farmaci contro l’obesità a livello periferico, visto che molti dei farmaci che agiscono a livello centrale sono stati aboliti (molto studiati la bombesina e le prostaglandine).
Un altro fattore che causa l’obesità è lo scarso dispendio energetico.
Le calorie necessarie ad una vita normale servono per 1) il metabolismo basale 2) la termogenesi 3) l’attività fisica. Se si rispettano questi tre parametri si ha un consumo si 2500 cal/die che è una razione alimentare media ed il rischio di obesità si riduce. Se aumentano le calorie e diminuisce l’attività fisica si ha discordanza tra ciò che si introduce e ciò che si spende; questo è da tenere conto per la dieta.
Metabolismo basale: dipende dalla massa magra (muscoli), dall’età, dal sesso, da ormoni tiroidei, catecolamine e tournover proteico.
Termogenesi: dipende dal pasto, dall’esposizione al freddo, da influenze psichiche e sostanze termogeniche.
Attività fisica: dipende da durata ed intensità dell’esercizio fisico e varia da persona a persona.
Per non avere obesità, quindi, oltre ad una corretta introduzione di cibo, ci va un giusto bilanciamento di dispendio energetico.

Con l’obesità insorgono diversi problemi :
Disturbi di tipo meccanico:

  • Artropatie: soggetto non più giovane ha malattie degenerative alle articolazioni (artrosi, gonartrosi artrosi della colonna, periartriti, artrosi cervicale) per un aumentato carico dato dall’obesità; spesso le gambe sono deformate e se si è dopo la menopausa ci può essere osteoporosi e l’obesità aggrava ancora di più la situazione.
  • Ipoventilazione alveolare: quota di adipe che fa fare più lavoro ai muscoli della cassa toracica ed addome ricco di grasso che preme sul diaframma e comprime il parenchime polmonare riducendo l’escursione della respirazione. Scompare quasi l’espirazione addominale, rimane solo la respirazione toracica, però è più faticosa perché è contrastata dall’adipe.

Si ha minore ossigenazione ed il pz diverrà ipossico fino all’acidosi respiratoria con fasi di sonnolenza e quasi coma (da cui può essere risvegliato). Inoltre si ha un aumento del lavoro cardiaco.
Insufficienza respiratoria costrittiva: sindrome di Piquik, pz gravemente obesi, BMI >>40 che si addormentano dappertutto, per cui quest’alterato metabolismo va corretto perché il pz può morire. Condizione grave.

  • Apnee ostruttive nel sonno. Ipossia. Pz essendo obeso tende a dormire a pancia in su e quindi le apnee notturne sono favorite e si può sfociare in un’insufficienza coronarica à danni cardiaci (angina pectoris, infarto). Il cuore, inoltre, in obeso deve aumentare il lavoro ed in più aumenta la pressione. Questi sono tutti fattori che favoriscono la coronaropatia.

Alterazioni metaboliche conseguenti all’eccesso ponderale:

  • Ridotta tolleranza ai carboidrati e diabete: capita spesso.
  • Dislipidemia: alterazione dei lipidi ematici   à ipercolesterolemia

à ipertrigliceridemia
à dislipidemia mista
certe volte i lipidi sono del tutto normali.
Le dislipidemie determinano un danno vascolare con predisposizione all’arterosclerosi: danno alle coronarie ed ai vasi periferici (claudicatio).

  • Iperuricemia: gotta per il grosso tournover di alimenti, aumento produzione di proteine. Anche predisposizione a danni renali da ac. urico.

Patologia associata all’obesità:

  • Ipertensione arteriosa: per un’aumentata gittata cardiaca, inoltre l’obeso è iperinsulinemico e ciò fa aumentare l’ipertensione arteriosa à aumenta lo sforzo cardiaco à rischio di scompenso e di cardiopatia coronaria, di insufficienza e di problemi valvolari.
  • Calcolosi della colecisti: aumenta il tournover degli acidi grassi e l’eliminazione di colesterolo à aumenta la formazione di calcoli.
  • Carcinoma dell’endometrio: per alterazione ormonale.

Certi obesi sono più a rischio di altri e ciò dipende dal tipo di obesità.

  • Obesità androide o centrale: più a rischio di patologie. Più grasso periviscerale. Maggior rischio di patologie cardiovascolari perché questo tessuto adiposo nell’intestino scambia continuamente grassi con il fegato e la vena porta, per cui aumenta la produzione di trigliceridi, VLDL à valenza aterogena à malattie cardiovascolari. Ipertensione, ridutta tolleranza glicidica => sindrome plurimetabolica.
  • Obesità ginoide: quadro lipidico è normale anche con BMI= 40

L’obesità centrale va combattuta più di quella ginoide che è un’obesità più benigna.
Aumento produzione di insulina dà ipertensione: si è visto in diabetici di tipo 2, spesso sovrappeso, ed anche in obesi non diabetici; non se ne conosce il motivo.
L’insulina è uno stimolatore della fame, cioè se  è troppa in rapporto agli alimenti, ci sarà dell’insulina scoperta che stimola il centro della fame. Anche in diabetico a cui si dà troppa insulina, diabetico di tipo 2 hanno insulina poco attiva con secrezione molto attiva: glicemia a digiuno elevata, come se dopo pasto si avessero forti poussez di insulina, (iperinsulinismo tipico di diabete di tipo 2 e di obesi). Test da carico di glucosio negli obesi denunciano alti livelli di insulinemia e a fine test si possono avere valori più bassi di glicemia perché hanno più insulina che raggiunge dei picchi.

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Con il termine obesità si intende un aumento di peso corporeo di oltre il 20% rispetto al peso ideale stabilito in rapporto a sesso, età e altezza. Tale condizione rappresenta attualmente la più diffusa patologia da malnutrizione nelle società occidentali, ed è dovuta, generalmente, all’assunzione di nutrienti in quantità cronicamente superiore al fabbisogno individuale.
Il significato clinico e sociale è senza dubbio rilevante, dal momento che l’obesità, soprattutto di grado elevato, si associa a molte complicanze, sia mediche che chirurgiche, spesso invalidanti.
Si distinguono un’ obesità essenziale e una secondaria, cioè conseguente ad altri stati morbosi.
L’ obesità essenziale è la più frequente, ed è determinata sostanzialmente da uno squilibrio tra introduzione calorica alimentare in eccesso e da un diminuito consumo di energie con l’attività fisica. La terapia di questo tipo di obesità è dietetica, e solo in rari casi è utile l’associazione di farmaci.
L’  obesità secondaria, invece, può essere dovuta a:

  1. lesioni ipotalamiche con conseguente alterazione del senso di fame e di sazietà;
  2. ipotiroidismo;
  3. ipogonadismo;
  4. policistosi ovarica;
  5. sindrome di Cushing;
  6. diabete mellito;
  7. insulinoma.

La terapia prevede, naturalmente, la cura della malattia di base.
Per standardizzare la diagnosi di obesità nei diversi paesi, negli ultimi anni è divenuto comune l’impiego dell’Indice di Massa Corporea (BMI, acronimo della terminologia anglosassone Body Mass Index). Il BMI è un indice espresso come peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell’altezza espressa in metri (kg/m2).
Una delle più accettate classificazioni in base alle categorie di peso è quella riportata in tabella:

Classificazione

Classe di
obesità

BMI

Sottopeso

<18,5

Normopeso

18,5-24,9

Sovrappeso

25-29,9

Obesità lieve

I

30-34,9

Obesità moderata

II

35-39,9

Obesità grave

III

>40

L’obesità può essere considerata come una condizione morbosa con cause multifattoriali, tra le quali una predisposizione genetica, i fattori ambientali, lo stile di vita, fattori psicologici e socio-culturali.
- Predisposizione genetica e fattori ambientali: molti studi hanno dimostrato che i FATTORI GENETICI hanno un ruolo importante nel determinare l’OBESITA’. Anche l’AMBIENTE in cui viviamo (abitudini familiari) può favorire l’aumento di peso; ad esempio, un bambino obeso, se vive in una famiglia con adulti obesi, avrà molte più probabilità di diventare un adulto obeso.
- Stile di vita: basta avere un corretto stile di vita per controllare il proprio peso, cioè fare attenzione a cosa si mangia, e praticare attività fisica giornaliera e costante.
- Fattori psicologici e socio-culturali: la fame è regolata da meccanismi fisiologici che ne bloccano lo stimolo una volta che l’organismo si è nutrito a sufficienza. In alcuni casi, tali processi vengono alterati da comportamenti alimentari irregolari che inevitabilmente sfociano nellobesità. Associati all’obesità, ci possono essere sintomi psicopatologici quali:

ANSIA
DEPRESSIONE
SCARSA AUTOSTIMA
INSODDISFAZIONE CORPOREA
RELAZIONI INTERPERSONALI PROBLEMATICHE
DIFFICOLTA’ NEL GESTIRE LE EMOZIONI
In realtà, dal punto di vista psicologico, come da quello medico, l’obesità si presenta come un quadro estremamente complesso.
Secondo una utile classificazione che tiene conto sia del comportamento alimentare sia dell’assetto cognitivo ed emotivo, si possono individuare tre principali tipologie di soggetti obesi:

gli iperfagici prandiali
i grignotteurs
i binge eaters
L’iperfagia prandiale è un tratto psicologico e comportamentale che si caratterizza per l’assunzione di grandi quantità di cibo prevalentemente durante i pasti. Si tratta di un profilo caratterizzato dal piacere per il cibo, dal controllo sulle quantità assunte, dall’aspetto prevalentemente conviviale legato ai pasti e dalla assenza di malessere psicologico legato all’assunzione degli alimenti stessi.
L’iperfagia prandiale è spesso il risultato di consolidate abitudini familiari, ed è non di rado associata a stereotipi culturali. Gli eccessi alimentari durante i pasti possono determinare l’insorgenza di una obesità marcata qualora tale comportamento sia frequente, ma il peso può rimanere entro i limiti del sovrappeso (BMI<30) se esso risulta episodico.
Si possono distinguere due categorie di iperfagici prandiali: i golosi e i divoratori. I golosi amano il cibo e tutto quello che ne permette una assunzione il più possibile appagante, a cominciare dalla compagnia con cui si va a tavola. I divoratori invece tendono a privilegiare la quantità sulla qualità, raramente preparano i piatti che poi consumeranno in compagnia, mangiano più velocemente dei golosi senza peraltro perdere il controllo sulla quantità.
Per grignottage si intende il “mangiucchiare” piccole quantità di cibo, soprattutto dolci e grassi, quindi alimenti altamente calorici, durante buona parte della giornata. Il grignotteur, così come l’iperfagico prandiale, mangia lentamente e apprezza quello che sta mangiando, a differenza del primo però, spesso mangia in risposta a noia, ansia o malesseri fisici vari.
Il binge eating disorder (o disturbo da alimentazione incontrollata) è invece una sindrome molto più grave e complessa dal punto di vista psicologico. Il comportamento alimentare di questi soggetti è caratterizzato da abbuffate episodiche (del tutto simili a quelle dei pazienti affetti da bulimia nervosa) accompagnate da perdita di controllo e seguite da deflessioni dell’umore. Per abbuffata si intende un episodio alimentare caratterizzato dall’introduzione di una grande quantità di cibo (assai superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in un periodo di tempo e in circostanze simili) accompagnata dalla sensazione di perdita del controllo.
Tuttavia, oltre alle abbuffate, questi pazienti presentano un disordine alimentare tale per cui non sono in grado di sistematizzare il loro comportamento alimentare, sia nei periodi liberi da abbuffate, sia durante i momenti della giornata in cui l’abbuffata si verifica. Questi soggetti, tendono ad avere un’obesità di grado elevato.
Queste sono tre tipologie di soggetti di cui si parla poco, rispetto agli anoressici e ai bulimici, ma che dovrebbero essere conosciuti perché rappresentano l’inizio dellobesità, una malattia ancora più difficile da curare, soprattutto quando si sono già sviluppate le sue molteplici complicanze.

Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
DIETISTA
www.educazioneallasalute.net

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La gastrite è determinata da una infiammazione più o meno diffusa dello stomaco, dovuta a varie cause quali:

  1. abitudini alimentari scorrette: l’assunzione di cibi piccanti, frutti di mare, caffé o alcolici possono irritare lo stomaco e quindi vanno limitati o eliminati dalla dieta;
  2. assunzione errata di farmaci: l’aspirina o altri antidolorifici tendono ad attaccare la mucosa gastrica e quindi vanno presi sempre a stomaco pieno;
  3. stati ansiosi: le forti emozioni e l’ansia possono spingere lo stomaco a produrre più acido del necessario, irritandone così la mucosa.

Le forme lievi di gastrite tendono a risolversi spontaneamente, mentre quelle più gravi si curano con farmaci antiacidi e antisecretivi.
Se la gastrite viene trascurata, questa può evolversi in ulcera, cioè una ferita nella mucosa gastrica. L’ulcera gastro-duodenale si riscontra frequentemente e consiste in una vera e propria erosione delle pareti dello stomaco e del duodeno.

Indicazioni dietetiche

E’ consigliabile prevenire la gastrite attraverso la dieta, eliminando dalla propria alimentazione i cibi responsabili di tale disturbo: vino, liquori, caffé, spezie, ecc.. Anche se i grassi sono tollerati, vanno eliminate tutte le fritture.
L’ulcera, oggi, viene curata soprattutto con i farmaci, mentre in passato veniva praticata una dieta estremamente rigorosa e protratta nel tempo.
Attualmente vanno seguite delle regole meno rigide e generalmente valide come:

    • fare pasti non abbondanti ma frequenti;
    • evitare gli alimenti che causano acidità o bruciore (caffè, alcol, cioccolato, fritture, ecc.);
    • evitare cibi troppo caldi o troppo freddi;
    • mangiare lentamente e con calma per avere un corretto rapporto con il cibo.
  1. Dott.ssa Fabiola Sanfilippo
    DIETISTA

    www.educazioneallasalute.net

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TipoAppunto: Sbobinatura
Argomento: Farmacologia
Anno: 2001
nomedocente: Prof. Di Carlo
commento: Sbobinatura di una lezione sui farmaci ansiolitici. E’ abbastanza schematica.
nome: Manuela Racca
facolta: Torino

FARMACI ANSIOLITICI

BENZODIAZEPINE

CICLOPIRROLONI

IMIDAZOPIRIDINE

BENZODIAZEPINE

SONO GLI ANSIOLITICI DI MAGGIOR USO SIN DALLA LORO INTRODUZIONE NELLA PRATICA MEDICA ALLA FINE DEGLI ANNI 50
POSSEGGONO ANCHE ALTRE ATTIVITA’:
-Sedativa
-ipnotica
-miorilassante
-anticonvulsivante
Tutte le BDZ hanno queste attività, ma non la stessa cinetica,per cui è differente l’uso clinico.

STRUTTURA

DERIVA DALLA FUSIONE DI UN ANELLO BENZENICO CON UN ANELLO 1,4-DIAZEPINICO
-In qualche caso, l’azoto si trova in posizione 5 anzichè 4:
sono le 1,5-benzodiazepine (esempio: CLOBAZAM)
-In altri casi un anello triazolico è fuso con quello diazepinico:
(esempio: TRIAZOLAM = Halcion)
-In altri, un anello imidazolico è fuso con quello diazepinico:
(esempio: FLUMAZENIL = Anexate)
-In altri , c’è un anello imadazolico: MIDAZOLAM=Ipnovel

MECCANISMO D’AZIONE

Le BDZ posseggono recettori specifici situati a livello del complesso plurimolecolare del recettore GABAa, di cui fanno parte anche il canale del cloro e un sito di legame per i barbiturici ed alcuni convulsivanti( Picrotossina).
Le BDZ aumentano l’affinità del GABA per i recettori con conseguente apertura del canale del cloro.
Esistono diversi sottotipi di recettori per le BDZs:
BDZ1-R sono presenti in cervelletto, cortex e ippocampo
BDZ2-R in putamen e ipotalamo ventro-mediale

FARMACOCINETICA

Sono state sintetizzate migliaia di BDZ, e, al momento, ne sono in commercio più di 50, con indicazioni diverse, in quanto è diverso il tempo necessario per l’inizio dell’azione desiderata e la durata di essa.
-LONG ACTING : Vita media 24 ore Diazepam(Valium),Clobazam(Frisium),Flurazepam(Dalmadorm)
Clordesmetildiazepam (En), Clordiazepossido (Librium)
-INTERMEDIATE and SHORT ACTING: 5-24 ore
Bromazepam (Lexotan), Lorazepam (Tavor),Oxazepam (Serpax)
Nitrazepam (Mogadon), Flunitrazepam (Roipnol)
-ULTRASHORT ACTING : Vita media meno di 5 ore
Triazolam (Halcion), Midazolam (Ipnovel)
Dopo somministrazione orale alcune BDZ sono assorbite rapidamente : diazepam, alprazolam, flurazepam, triazolam,con picco plasmatico dopo circa un’ora
Altre BDZ : lorazepam, oxazepam,ecc. sono assorbite più lentamente, con picco plasmatico entro 2 ore. La presenza di cibo nello stomaco può ritardare i tempi.
Esiste anche una grande variabilità interindividuale.
Elevato legame alle sieroproteine (oltre 70%)
Tutte le BDZ sono rapidamente captate dal SNC e ridistribuite ai tessuti(muscoli, adipe, fegato) in rapporto alla liposolubilità
Metabolizzazione epatica ad opera di diversi sistemi enzimatici microsomiali :
Si formano, in alcuni casi, metaboliti attivi, che ,a loro volta, sono trasformati più lentamente del farmaco somministrato (ad esempio: Flurazepam ha emivita di 2-3 ore, ma il suo metabolita attivo desalchilflurazepam ha emivita di 50 ore)
Diazepam, clorazepato, prazepam si trasformano in nordazepam (attivo) e questo in oxazepam (attivo)
Altre BDZ (triazolam, alprazolam, midazolam,ecc) sono ,invece, inattivate mediante glucuronazione.
NB: LE BDZ PASSANO LA PLACENTA E NEL LATTE!

INDICAZIONI

-VITA MEDIA BREVE : nell’insonnia, per impedire che al risveglio siano ancora presenti effetti sedativi
-VITA MEDIA LUNGA: negli stati ansiosi cronici
-VITA MEDIA INTERMEDIA: in entrambi i casi, soprattutto nell’insonnia con risveglio precoce

NB: LA MAGGIOR PARTE DELLE BDZ RIDUCONO LA DURATA DEL SONNO REM!

EFFETTI COLLATERALI E TOSSICI

-Ampio indice terapeutico
-Effetti depressivi sul SNC : sedazione, amnesia, confusione
perdita di memoria, atassia, reazioni lente, ecc.
TUTTI EFFETTI DOSE-DIPENDENTI
-Effetto paradosso : stimolazione del SNC
-Bevande alcooliche potenziano attività

TRATTAMENTO DELL’INTOSSICAZIONE ACUTA

Flumazenil i.v. provoca pronto risveglio ed ha anche
significato diagnostico (ex-adiuvantibus)

INTOSSICAZIONE CRONICA

Le BDZ provocano dipendenza e tolleranza.
La tolleranza è in parte metabolica (induzione epatica) e in parte legata ad adattamenti dei recettori specifici nel SNC
NELL’ANIMALE LA TOLLERANZA AD EFFETTI SEDATIVI : dopo 2-3 giorni
TOLLERANZA AD EFFETTI ANTICONVULSIVANTI compare dopo 4 giorni di trattamento, mentre TOLLERANZA AD EFFETTI ANSIOLITICI : 2-3 settim.
Nell’uomo la tolleranza agli effetti ansiolitici, in genere, non compare e non c’è bisogno di aumentare la dose.

DIPENDENZA

La interruzione della somministrazione di una BDZ induce la comparsa di una sindrome da astinenza
Compare dopo 2-10 giorni e può svilupparsi anche dopo solo pochi giorni di trattamento con BDZ ipnotiche o dopo 4-6 settimane con BDZ ansiolitiche : INSONNIA, ANSIA, IRRITABILITA’, TREMORI, DELIRI, CONVULSIONI, TACHICARDIA,SUDORAZIONE.
Trattamento: riprendere la somministrazione della BDZ e sospenderla poi lentamente

CICLOPIRROLONI

STRUTTURA ETEROGENEA, SONO FARMCACI DI RECENTE INTRODUZIONE IN CLINICA COME IPNOTICI (zoplicone) o ANSIOLITICI (suriclone).

Si legano ad un sito sul complesso recettoriale delle BDZ collegato allostericamente al sito di riconoscimento per le benzodiazepine
ZOPLICONE (Imovane) è attivo a dosi di 7,5 mg anche per trattamenti cronici
SURICLONE è un ansiolitico quasi privo di attività sedativa e, pertanto, valida alternativa alle BDZ, rispetto alle quali ha più lento inizio, ma più lunga durata.

ZOPLICONE : cinetica
Rapidamente assorbito per via orale
Picco plasmatico entro 0,5-1,5 ore
Biodisponibilità 85% (first-pass effect non significativo)
Penetra rapidamente nei tessuti, incluso quello cerebrale
Estesa metabolizzazione epatica
Solo il 4-5% viene eliminato immodificato con urine
Farmaci che modificano la motilità gastrica (metoclopramide
o atropinici) possono alterarne le concentrazioni plasmatiche

IMIDAZOPIRIDINE

Interagiscono con i recettori delle BDZ.
ZOLPIDEM (stilnox) e ALPIDEM sono i composti principali di questo gruppo
Zolpidem possiede attività sedativa evidente, ma non miorilassante, alla dose di 10 mg.
Attività ansiolitica e anticonvulsivante modeste. Questo a causa di una scarsa affinità per i recettori omega 2 ed elevata per gli omega 1.

Emivita breve : 2-4 ore Non metaboliti attivi
Non effetti residui il giorno dopo, né dipendenza
Attenzione a soggetti anziani e a dosi elevate.

COMPOSTI CHE NON AGISCONO
SUI RECETTORI BDZ

AGONISTI DEI RECETTORI 5-HT1A :
-Buspirone, Gepirone ed Ipsapirone
Inibiscono trasmissione serotoninergica e non agiscono su GABA
Sono privi di effetti sedativi, anticonvulsivanti e miorilassanti.
Sono ansiolitici selettivi.
Hanno una lunga latenza d’azione (2 settimane)
BUSPIRONE (Buspar) 5 mg, è assorbito rapidamente per os, ha un binding del 95% con le sieroproteine; il metabolismo epatico porta a composti parzialmente attivi.
Vertigini, cefalea, nervosismo sono effetti collaterali principali
http://www.futurimedici.com/

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Un disturbo alimentare è un grave problema di origine emotiva.

Le forme più note dei disturbi alimentari sono rappresentate dall’anoressia e dalla bulimia: in entrambe l’età di insorgenza è identificabile nell’adolescenza e si osserva una maggiore distribuzione nel sesso femminile.

La bulimia si configura come l’esaltazione patologica della fame. I soggetti sofferenti di bulimia presentano ricorrenti episodi di abbuffate e sperimentano una sensazione di mancanza di controllo sul proprio comportamento alimentare. Le persone bulimiche – come anche le anoressiche – hanno una persistente ed eccessiva preoccupazione riguardante la forma ed il peso del corpo. Il tentativo di giungere ad avere il corpo desiderato porta spesso al vomito auto indotto e a ricorrere frequentemente a lassativi e diuretici. Spesso le persone bulimiche adottano diete ristrette od anche il digiuno, oppure ricorrono a forme di rigorosa disciplina finalizzata al fatto di evitare gli aumenti del peso. Il termine anoressia significa in senso letterale “perdita di appetito” ed è quindi usato in una accezione errata poiché il disturbo non comporta una perdita dell’appetito, bensì il rifiuto di mangiare. Elemento centrale del disturbo è un’abnorme riduzione del peso corporeo rispetto all’età, all’altezza ed al sesso dell’individuo. I soggetti sofferenti di anoressia presentano inoltre un comportamento che tende a conservare la riduzione ponderale.

La Bulimia
L’elemento sintomatologico che caratterizza la Bulimia, sono: “le abbuffate”, che consistono nell’ingestione di una quantità di cibo sproporzionata al fabbisogno calorico dell’individuo, la crisi bulimica detta anche “abbuffata” è caratterizzata dall’ingestione di una quantità di cibo elevata perdendo quasi il controllo di sè. Questa grande quantità di cibo, inoltre, viene ingerita in un lasso di tempo breve, inferiore alle due ore, questa ingestione compulsiva di cibo, può essere consumata in luoghi diversi, ma tendenzialmente non in presenza di altre persone. In questa patologia, vengono messi in atto i medesimi meccanismi di controllo del peso dell’anoressico che, però non lo fanno mai discendere al di sotto della normalità. Può accadere, che soggetti ammalati in passato di anoressia si ammalino in un secondo momento di bulimia. I disturbi alimentari hanno bisogno per sperare in una risoluzione, di trattamenti lunghi ed articolati in modo multidisciplinare, che comprendono non solo il coinvolgimento del paziente, ma la collaborazione attenta di familiari. La prima fase delicata, sta nel convincere la paziente a collaborare, che per i pazienti bulimici ed anche per gli obesi viene accettato abbastanza facilmente, mentre l’anoressica che rifiuta l’idea di essere ammalate è quasi impossibile, per queste ultime infatti iniziare il trattamento significa prima raggiungere un peso che allontani il rischio di morte. Spesso è necessario ricorre a trattamenti forzati. La farmacologia, riveste una posizione di supporto nell’intervento sui sintomi depressivi, sull’ansia, sulle compulsioni, sull’eccessivo desiderio di mangiare e sulla frequenza delle abbuffate, ma la risoluzione lei sintomi può avvenire solo attraverso la psicoterapia, che consente di raggiungere una vera e propria consapevolezza di malattia e di allontanare le ricadute una volta raggiunta la guarigione consolidando i risultati ottenuti. Le forme di psicoterapia più indicate sono: la psicoterapia “cognitivo comportamentale” che tende al raggiungimento di strategie quotidiane per affrontare i ragionamenti distorti, “la psicoterapia psicodinamica, che va ad individuare le cause della malattia, sia nelle forme individuali che familiari e di gruppo, “l’Ipnoanalisi”, che attraverso l’ipnosi, va a ricercare ricostruire e sostituire un comportamento sano dove prima albergava quello malato. Se non viene portato a termine, un buon programma terapeutico, e non vengono individuate e risolte le cause psicologiche, il rischio di ricadute di fronte a nuove difficoltà che la vita propone come eventi stressanti persiste la possibilità che i sintomi legati al comportamento alimentare vengano ripristinati.

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