Così hanno cominciato curarsi di uomini. Raccoglievano fiori ed erbe che trovavano nei boschi e ne ricavavano estratti, oli, unguenti con cui si militavano. È alla preistoria che si fa risalire la prima pratica terapeutica umana, quella che ancora oggi integra la medicina tradizionale: la fitoterapia che deriva dal greco e significato curarsi con le piante.
La fitoterapia non è un’arte da stregoni e nulla a che spartire con l’omeopatia ( invenzione di questo secolo) e che ha permesso agli esseri umani di sopravvivere, prima che la chimica sfornasse vaccini o antibiotici.
Le piante sono fra le principali fornitrici di sostanze medicamentose, le stesse che moltissimi casi vengono utilizzate per preparare farmaci convenzionali.
Gli scienziati continuano studiarle con interesse crescente. Per esempio una delle più prestigiose riviste al mondo di settore, Thw Lancet, ha di recente promosso i prodotti erboristici a base di echinacea: la loro assunzione, secondo una meta analisi che ha analizzato i risultati di diverse ricerche, può dimezzare il rischio di malattie da raffreddamento.
E su PubMed, la biblioteca medica on-line più autorevole del mondo, centinaia di studi scientifici certificano in effetti cicatrizzanti dell’ aloe.
a scegliere la fitoterapia, lo scorso anno, sono stati 8 milioni di italiani secondo la società italiana di medicina naturale, più donne che uomini, per lo più laureati e più numerosi al nord.
Insomma, il ritorno le cure dolci fa da contraltare per certi aspetti, all’uso sconsiderato e talvolta all’abuso di medicinali che ha segnato le abitudini del secolo scorso.
Ben venga, a patto di non applicare alla lettera l’equazione: pianta uguale rimedio sempre efficace. I prodotti naturali non sono acqua fresca e non sono privi di dischi di effetti collaterali.
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