Obesità. Malattia e modo di essere

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L' obesità è una malattia che può insorgere per vari motivi. E' importante però non scordare il fatto che i disturbi dell'alimentazione e l'obesità sono malattie e come tali vanno trattate. Dagli obesi e da chi gli sta intorno.

 
 

L’alimentazione nel bambino
(ALIMENTAZIONE o SOVRALIMENTAZIONE?)

Nella nostra società, rispetto a solo 50 anni fa, le problematiche alimentari si sono capovolte: da un difetto quali-quantitativo si è passati ad un problema d'eccesso.
In Italia più che negli altri paesi occidentali si è assistito ad uno sviluppo precoce del sovrappeso e della obesità e ad una sua maggiore gravità a tutte le età  tanto da  farla considerare una vera e propria malattia sociale.
In età pediatrica l’obesità è certamente uno dei problemi più frequenti che il pediatra si trova a dover affrontare nella sua pratica quotidiana.
Allo stato attuale nel nostro Paese dal 10 al 30% dei soggetti di età compresa tra i 6 ed i 15 anni presenta un eccesso ponderale che può andare dal sovrappeso all’obesità; mediamente su 10 soggetti della scuola dell’obbligo 2 risultano sovrappeso e 2 obesi e non sembra che tale prevalenza mostri al momento un’inversione di tendenza.
Le percentuali di soggetti interessati varia in relazione al metodo di determinazione usato, per esempio nella Regione Lazio, su uno studio recente di bambini di III elementare, è risultato in sovrappeso il 30% dei soggetti ed obesi il 15%.
L’obesità di un bambino appare come risultato dell’equilibrio dinamico di molteplici fattori (biologici e genetici, culturali e comportamentali, ambientali, familiari e sociali).
In un ambiente in cui l’offerta di cibo è diventata praticamente illimitata è facile che ci sia un distorto apprendimento dell’autocontrollo. Numerosi sono i meccanismi attivi alle diverse età e capaci di interferire con questo processo di apprendimento, tra essi spiccano l’eccessiva preoccupazione dell’alimentazione che si associa alla non conoscenza delle effettive necessità del bambino, l’abbandono precoce dell’allattamento al seno e lo svezzamento inadeguato
Tenendo conto di questi fattori, della correlazione tra età, persistenza della obesità, rischio di malattia in età adulta e della maggior difficoltà a far dimagrire stabilmente un adolescente obeso (anzi dei rischi a cui può andare incontro l’adolescente e l’adulto sia per le malattie che per i possibili effetti collaterali di terapie farmacologiche) , risulta evidente che qui più che in altri campi è importante privilegiare interventi di prevenzione e di trattamento precoce. E’ opportuno che tutta la famiglia si interroghi sui propri comportamenti alimentari per offrire,  anche con l’aiuto di un esperto come può essere il suo pediatra di famiglia, una alimentazione più sana e naturale ai propri bambini fin dallo svezzamento.
Si sente spesso dire che con lo sviluppo si riduce il soprappeso. Anche se in alcuni casi è vero nel momento  in cui avviene l'accrescimento staturale rapido che si ha nel periodo dell'adolescenza non deve assolutamente essere un alibi per non prendere provvedimenti dietetici in quanto  gli studi più recenti ci dicono però che questo non è sempre vero. In quanto, nella maggior parte dei casi, il problema persiste. Infatti esiste una forte correlazione tra  precocità del soprappeso e quanto più rapidamente un bambino acquista peso e obesità in età adulta se non si interviene presto.
 Questo è tanto più vero se  vi è una familiarità (un bambino con i genitori obesi ha l'80% di probabilità maggiore di andare incontro al sovrappeso), se vi sono abitudini alimentari scorrette, se il bambino non pratica sufficiente attività fisica.
Non vanno trascurati gli effetti psicologici di un obesità che persiste nel ragazzo o nell’adolescente (maschio o femmina). Il disagio psicologico che colpisce i ragazzi obesi è sotto l’occhio di tutti; disagio sia soggettivo (consapevolezza di non avere un aspetto gradevole) che oggettivo (i ragazzi “cicciottelli” sono il bersaglio preferito degli sfottò degli amici di scuola), e tutto questo porta ad una scarsa stima di se stesso ed ad un alterato sviluppo psico-fisico.  L’obesità da bambino e la sua persistenza da adulto predispone, poi, a tutte quelle patologie caratteristiche di alcuni adulti obesi quali il diabete di tipo II, l’aterosclerosi,  l’ipertensione, etc.
Allora cosa fare? Per prima cosa impariamo a rispettare la capacità naturale  dei bambini di sapere  quando è il momento di smettere di mangiare. I genitori ( ed i nonni) devono sforzarsi di rintuzzare il proprio “istinto”  che tende a giudicare la buona salute dei piccoli dal loro appetito. Occorre ricordare (ma non è facile) che abituando fin da piccoli  i bambini a mangiare più del dovuto, si altera il loro senso di sazietà ed una volta cresciuti continuano a mangiare più del necessario. Tutti i pediatri vi potranno raccontare di genitori che quando i loro figli hanno 2-3 anni chiedono qualcosa che stimoli l’appetito e poi allorché arrivano ai  10-12 implorano qualcosa che li faccia  smettere. Naturalmente rispettare le attitudini dei figli non significa  assecondarli nei capricci, tutt’altro, ma che occorre imparare a mettere i bambini davanti ad una scelta varia ma tendenzialmente “austera” con prodotti il più possibile naturali, non confezionati, con una riduzione di bevande innaturalmente dolci, come i succhi di frutta che possono ingannare l’appetito al punto da ridurre l’assunzione alimentare.
Dobbiamo tornare alla dieta mediterranea, quella che si praticava una volta, composta da  molte verdure, frutta, grassi prevalentemente vegetali, carboidrati e proteine in giusta quantità e varia qualità. Soprattutto bisogna spezzare la monotonia dell’alimentazione, tornare alla varietà dei cibi, rispettare il corso delle stagioni con gli alimenti adatti per ogni periodo. Abituare i nostri figli a rispettare gli orari dei pasti, consumarli in un solo luogo (non dove capita), seguendo una corretta distribuzione nell’arco della giornata .
Corrette abitudini alimentari e prevenzione obesità

         Modifiche dei comportamenti alimentari

  1. come mangiare a casa                             - a orari stabiliti (non quando capita)                                                                                                                                                                                        

                                                                         - in un solo luogo(non dove capita)  
                                                                         - secondo una corretta distribuzione dei pasti
b) Abitudini utili a tavola                               - mangiare lentamente
                                                                         - mangiare senza fare altro
                                                                           mangiare una sola porzione o non portare
                                                                           in tavola seconde porzioni
                                                                        - “chiudere il pasto” appena  possibile

c)Come gestire le tentazioni                         - evitare di acquistare i cibi preferiti (ipercalorici)e/o
                                                                           tenere fuori dalla vista i cibi preferiti
                                                                          - aiutare il bambino a fare un’attività alternativa
                                                                           
d)Come mangiare fuori casa                         - a scuola            decidere la merenda da portare
                                                                         - per strada          uscire a stomaco pieno
                                           -  alle feste         decidere prima che cosa portare

 

 

 

 

 

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